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Viaggi

Mauritius, il paradiso non può attendere

01 Marzo 16 / Scritto da:

Un’isola sempre più esclusiva, circondata da atolli minuscoli e arricchita da culture diverse

Apri una porta (in questo caso prendi un aereo) e…benvenuto in Paradiso. Quel giardino dell’Eden, che hai sempre sognato, sulla base di suggestioni, di stereotipi mutuati da cinema e TV, ma a volte sostanziati da buone letture di viaggio, prende corpo tutto insieme a Mauritius, una perla di isola sperduta nella vastità dell’Oceano indiana, tra Africa e India. Un atollo isolato per secoli, ma poi conteso e abitato, anche contemporaneamente da un melting pot di razze, culture, gusti e religioni, che qui hanno convissuto e convivono in dolce armonia.

Una commistione eterogenea di gusti, che si traduce nella cucina speziata (di origine indiana) e ricca di carni e pesci dalla consistenza forte, cucinati con salsine vegetali (piatti questi invece originari dell’Africa australe). E ancora: esempio mirabile dell’unione di più popoli è la musica, dalle sonorità intense e ritmata, che si concretizzano nel festival creolo, una settimana (la seconda di dicembre) all’anno, nella capitale Port Louis. E ancora la letteratura, la poesia, con tematiche di pregnante religiosità, una religiosità che è in primo luogo un ringraziamento a divinità ancestrali e animiste per aver donato la vita e la natura all’uomo. Si capisce allora come mai i conquistatori europei del 1600 si siano innamorati di questi atolli: qui sbarcarono a più riprese inglesi, portoghesi, francesi e soprattutto gli olandesi: l’isola prende infatti il nome dal principe olandese Maurice di Nassau a indicare la presenza significativa della casa Orange. Per loro, per tutti Mauritius ha sempre rappresentato la terra arcana e inesplorata di Adamo ed Eva, prima che si macchiassero del peccato originale e fossero cacciati da un simile paradiso.

Paradiso che ancora oggi si presenta in tutta la sua suggestione edenica: uno smeraldo scintillante nelle acque turchesi dell’Oceano Indiano circondato da isolette più piccole selvagge, soprattutto a nord, che si raggiungono con un’ora o poco più di catamarano. E magari, durante il tragitto, può capitare di vedere una mamma-balena che salta felice tra i suoi…piccoli; o una famiglia di capodogli, che gioca inseguendosi tra le onde. Meglio evitare i colpi di coda e non avvicinarsi troppo. All’interno spazio alla natura (piante tropicali, che crescono rigogliose, e numerosi animali, anche strani come il dodo, una specie di struzzo, più tozzo e goffo) e spazio all’arte: templi indiani e bellissime sculture tribali africane per abbellirli: una sorta di religione, chiamata creola, che sintetizza in un unico luogo di culto gli elementi eterogenei, che da sempre hanno connotato e ancora oggi connotano la quotidianità degli abitanti di quest’isola felice e colorata.

Aristide Malnati