25 NOVEMBRE - Interviste / Televisione

“Il Collegio”: parla l’ex docente Emilia Termignoni

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“Un bellissimo e interessantissimo esperimento, sociale e pedagogico, perfettamente riuscito, ma con qualche pecca soprattutto in questa ultima edizione”

La Professoressa Emilia Termignoni, apprezzata docente di storia e geografia nella prima edizione de “Il Collegio” (nel gennaio 2017), che anche quest’anno ha spopolato in TV (Raidue) e in internet tra i più giovani, parla con grande enfasi della sua passata esperienza televisiva, che l’ha vista tra i protagonisti.

Cosa ricorda di quella edizione, che secondo esperti e appassionati del genere, è stata la più fedele alla realtà storica?

“Sicuramente. Noi riproducevamo una classe immaginata nell’anno scolastico del 1960. Tutto era rigoroso, i ragazzi rispettosissimi e molto formali, non certo inclini a prendere iniziative sconsiderate o a fomentare sedizioni. La realtà era quella (Emilia Termignoni era anche memoria storica, dato che ha iniziato a insegnare nel 1959) e quella è stata rispettata in ogni dettaglio, nella forma come nella sostanza”.

Mentre quest’ultima edizione non l’ha convinta del tutto?

“Intendiamoci è stata accattivante e ben fatta. Però una fiction dai toni inopportunamente esagerati e poco aderenti alla realtà. Un bel ritmo narrativo, che ha evidentemente reso in termini di ascolti, ma che non ha mostrato il rigore scolastico, che nella scuola del 1982 (anno in cui è stata ambientata la quarte edizione de “Il Collegio”, ndr) e soprattutto nel rigorosissimo Collegio Celana era presente”.

Vuole raccontarci qualche aneddoto? Qualche fuori onda?

“Mi ricordo le tante riunioni con la produzione nel refettorio del collegio. Ci davano le linee guida, ma poi ci lasciavano liberi di gestire autonomamente le varie situazioni, forti della nostra pluriennale esperienza. I ragazzi erano irrequieti, ma ligi al dovere e, di fronte alla nostra severità, accettavano la disciplina e le regole imposte”.

Lei è stata particolarmente severa? Può raccontarci qualche episodio?

“Lo sono stata in misura corretta e sempre nei limiti dettati dal preside. Severità non significa cattiveria, anzi. Il rigore può e deve essere educativo, non deve creare angosce; e deve favorire l’interesse e l’amore per lo studio. Mi ricordo un episodio di ribellione: i ragazzi a mia insaputa (la produzione non mi avvertì affinché tutto fosse più spontaneo, genuino) si presentarono in classe in pigiama. Rimasi calma, chiesi il silenzio e chiesi ai più indisciplinati di spiegarmi il senso del gesto. Di fronte a un inaspettata ricerca di dialogo rimasero spiazzati non seppero come giustificarsi, mostrando tutte le loro debolezze – debolezze tipiche dell’età – e non proseguirono con la loro insubordinazione. Ovviamente mandai tutta la classe dal preside e alcuni vennero sospesi, nel rispetto della prassi invalsa nella scuola, soprattutto nella scuola dell’epoca”.

Lei dunque si è rivelata la più inflessibile, la più arcigna della prima edizione de “Il Collegio”?

“Ero sicuramente rigorosa, pretenziosa, come doveva e deve esserlo un buon insegnante. Ma non sono stata rigida pregiudizialmente. Tant’è vero che alla fine dell’anno scolastico (riprodotto in quattro puntate) i ragazzi mi hanno scritto su un bigliettino un messaggio di stima spontaneo, una piccola frase in cui mi dicevano che ero stata la loro insegnante preferita. Peccato che, nel montaggio, quell’episodio non sia stato inserito nella messa in onda”.

Lei quindi consiglierebbe a un adolescente l’esperienza de “Il Collegio”?

“Certamente. Sarebbe un’esperienza formativa, importante storicamente (perché ti permette di conoscere il decorso della scuola nel nostro Paese) e molto divertente; e addirittura con possibili sorprese finali”.

Quali, ad esempio?

“Beh qualcuno di loro potrebbe trovare l’anima gemella. Ovviamente si tratterebbe di amori tra ragazzi. Anche in questo caso consiglio alla produzione di non forzare delle pulsioni, che devono rimanere adolescenziali, con tutto il loro carico di emotività e di spontaneità”.

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