05 NOVEMBRE - Spettacoli / Televisione

“Viva Rai Play” e “Viva Fiorello”, che indica una nuova strada all’intrattenimento

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Con il 25% di share conquista ancora una volta il pubblico, che lo attendeva da anni e tra il web e la tv non si deve per forza scegliere…

Fiorello è tornato. E alla grande. Ieri sera, 4 novembre, è andata in onda la prima puntata di “Viva Rai Play“, alle 20.30 su Rai Uno. Già l’anteprima con Achille Lauro e Raffaella Carrà aveva fatto presagire delle interessantissime novità , un melting pot di età, personalità, generazioni diverse. La cosa più importante che ha dimostrato Fiorello è che incollare davanti la tv tutta la famiglia, dagli adolescenti ai genitori, fino ai nonni, è ancora possibile. Perchè ognuno trova dei punti di riferimento in cui rispecchiarsi. Chi in Pippo Baudo, che all’inizio ha dato la benedizione al conduttore, chi in Calcutta o Marco Mengoni. Venti minuti sono troppo pochi? C’è da dire che ogni secondo è stato sfruttato alla grande. E il web ha un tempo di fruizione e attenzione molto più basso della tv, il pubblico straniero lo ha già capito da tempo ed era ora di aprire gli occhi anche in Italia. Venti minuti senza una pausa, senza un’esitazione, senza far venire la voglia di cambiare canale nemmeno per uno zapping veloce.

La vera magia è che Fiorello ha indicato una terza strada tra il web e Rai Uno. Una nuova forma di infotainment 3.0.

Supera anche le aspettative conquistando il 25% di share. E un personaggio talentuoso come Fiorello ha fatto allarmare persino Netflix, che ieri sera gli ha dedicato un po’ di tweet. La Rai riesce ancora a mantenere il primato nella qualità dei contenuti, e avvalendosi di personaggi come Fiorello non deve fare nemmeno troppi sforzi. Nessuno avrebbe pensato (o scommesso) di portare nello stesso show Achille Lauro, Raffaella Carrà, Giorgia, Calcutta, Marco Mengoni, “Rose rosse” in versione trap con tanto di autotune e Biagio Antonacci che non viene riconosciuto e va via. Fiorello ci insegna che la tv non annoia e si può far tutto. Sì, persino far diventare un bambino direttore di Rai Play!.

 

 

 

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