09 MAGGIO - Televisione

È questa la televisione che ci meritiamo?

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Ultimo esempio quello del caso Pamela Prati

Quando la televisione pretende di sostituirsi allo specialista e i salotti dei talk show, da quelli raffinati intellettual-chic a quelli trash da bocciofila di borgata, diventano il becero e inconsistente surrogato dello psicanalista.

Proprio luminari epigoni di Freud e di Jung sarebbero gli unici a doversi prendere cura di casi umani spesso disperati, che invece diventano carne da macello degli imbonitori d’asta che dirigono i carrozzoni della sottocultura televisiva. Qualche esempio? Tutti hanno certamente presente lo sciacallaggio a cui è stato sottoposto il povero Riccardo Fogli (in un’edizione – l’ultima – dell’Isola dei Famosi ben peggiore per contenuti e qualità televisiva di quasi tutte le precedenti): sciacallaggio per giunta messo in atto da un esterno rispetto agli abituali partecipanti, da un presunto cacciatore di scoop che rivelò in diretta al povero cantante inesistenti tradimenti coniugali, tanto che ancora oggi il malcapitato lamenta angosce e turbamenti legati a quel truce episodio. Per arrivare a esempi dell’altro ieri, quando la storia surreale del matrimonio, probabilmente “inventato” a tavolino, di Pamela Prati è stata commentata ed esaminata in ogni sua piega recondita.

A tal punto da uscire dai già larghi ambiti del gossip e diventare un fatto di costume, che ha imperato su siti e testate autorevoli, di solito più attenti ai comportamenti di politici o capitani d’industria, o al limite di grandi attori o artisti di fama planetaria. Sì perché in un periodo di basso Impero tutto viene sempre più filtrato attraverso il cicaleccio, attraverso la lente deformante del pettegolezzo, che parte spesso proprio dalle risse sguaiate delle portinerie televisive, spesso somiglianti a pollai sovraffollati da personaggi circensi. In nome dell’audience? Questa almeno era la speranza, o la giustificazione iniziale da parte degli addetti ai lavori, che troppe volte mascherano dietro a simili scusanti un’evidente incapacità professionale o pochezza di idee. Ma ormai anche gli spettatori, narcotizzati da troppo tempo, iniziano a ribellarsi e a mostrare di gradire, quando ci sono (perché sono davvero pochi), programmi un po’ più consistenti.

Eppure i professionisti dei beceri e a volte offensivi alterchi televisivi – offensivi perché coinvolgono quasi sempre persone deboli, o in un momento di debolezza e difficoltà (vedi Fogli all’ultima Isola o alcuni episodi che hanno riguardato Serena Rutelli al GF16 ancora in corso) dilatate dalla sovraesposizione mediatica del momento in cui sono andati in onda – vanno avanti imperterriti nella loro opera di volgarizzazione del pubblico. Che fare? Come difendersi? Con lo strumento più semplice e ovvio, tanto ovvio che sembra banale ripeterlo, e che tuttavia va ripetuto a costo di stancare: semplicemente cambiare canale. Andiamo al bar o andiamo a dormire (non dico certo di mettersi a leggere un dialogo di Platone) invece di lasciarci passivamente annullare da simili prodotti mediatici. Coraggio, basta poco…

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