09 GENNAIO - Cinema / Spettacoli

Piccole Donne, i costumi di Jacqueline Durran per il film di Greta Gerwig

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Classici ma con un tocco di modernità, ciascuno caratterizzato da una tonalità dominante a seconda del personaggio. La costumista Jacqueline Durran ha creato i look del nuovo adattamento di Piccole Donne, al cinema dal 9 gennaio

 

piccole donne costumi durran

 

I loro nomi sono Jo, Meg, Amy e Beth, ma per molti sono semplicemente le sorelle March. Parliamo delle Piccole Donne nate dalla penna di Louisa May Alcott, romanzo del 1868 da cui il cinema e la tv hanno da sempre attinto prolificamente con trasposizioni tanto live action quanto animate. Adesso è il turno di Greta Gerwig di riportare su grande schermo questo super classico dei period drama, chiamando a raccolta Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh ed Eliza Scanlen, con Timothée Chalamet nei panni del loro vicino Laurie, Laura Dern in quelli di Marmee e Meryl Streep nel ruolo della Zia March.

Il periodo di ambientazione del film è quello della fine della guerra di secessione americana, motivo per cui l’attenzione ai costumi è stata tra i punti centrali della lavorazione. Il compito di realizzare gli abiti delle sorelle March e degli altri personaggi alcottiani è stato affidato a Jacqueline Durran, nominata agli Oscar per Orgoglio e Pregiudizio ed Espiazione, poi vincitrice della statuetta per Anna Karenina.

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«Jacqueline ha capito perfettamente che quello che volevo era qualcosa dal forte design, di autentico e tattile, che desse l’idea di essere abbigliamento di tutti i giorni e non costumi, perché tutto ciò fa parte di ciò che lo rende moderno» ha rievocato Greta Gerwig.

Prima di iniziare a lavorare a Piccole Donne la costumista ha deciso di non rivedere precedenti versioni del film, ma di basarsi unicamente sulla sceneggiatura e la visione della Gerwig. Insieme, in fase di ricerca le due hanno sfogliato vaste raccolte di fotografie vittoriane, tra cui l’opera di Julia Margaret Cameron, fotografa del 19° secolo che ha portato il suo profondo amore per la letteratura nelle sue opere focalizzando l’obiettivo su bambini e famiglie, mostrandoli in modi nuovi.

Per raccogliere la giusta ispirazione, Jacqueline Durran si è inoltre immersa nei pittori dell’epoca. «Naturalmente l’Impressionismo, sia quello europeo che quello americano che è arrivato un po’ più tardi, ha una grande influenza sul film. Ma per me, Winslow Homer è stata una vera rivelazione», ha raccontato la costumista a proposito del pittore americano. «Ho sentito che il suo lavoro era così appropriato per quello che stavamo cercando di creare. In effetti, quell’insolito cappello floscio che Jo indossa sulla spiaggia è un inno ad “High Tide” di Winslow Homer».

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La Durran ha diviso il mondo di Piccole Donne in due aree contrastanti. Quella all’interno di casa March, caratterizzata da un’atmosfera di libertà e creatività. E quella del mondo esterno, dove le regole sono più rigide e i costi elevati. Ha poi associato ad ogni sorella un colore distintivo. Jo è caratterizzata da lampi rosso fuoco, Meg da romantiche tonalità verdi e lilla, Beth da tenere nuance rosa e Amy da fresche tonalità azzurre. Se la più anticonformista Jo preferisce evitare l’uso di corsetti, Meg e Amy sfoggiano invece crinoline in linea con l’abbigliamento femminile dell’epoca, mentre la malata Beth preferisce i più comodi abiti dell’infanzia.

«Per me era importante che ognuno dei loro look dichiarasse qualcosa» ha spiegato la Durran. «Ognuna di loro ha una visione del mondo diversa ma ugualmente valida. Jo è un maschiaccio. Vuole essere libera di poter essere un ragazzo e si identifica così fortemente con Laurie da scambiarsi i vestiti. Indossa sempre colori accesi, se non il rosso allora un blu indaco intenso o qualcosa che si fa notare. Meg, che è romantica e ama il teatro, si veste un po’ come fosse in una fiaba medievale, negli stili del Revival Gotico che a quel tempo era molto attuale.

Dal suo canto Beth è la sorella più domestica e infantile. Non ha mai avuto davvero la possibilità di crescere e vedere il mondo esterno, quindi rimane nei toni rosa morbidi e delicati. Amy è quella più alla moda delle sorelle e anche prima di andare in Europa, c’è sempre qualcosa di giovane in lei, qualcosa di determinato e intelligente».

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Tra le sfide più grandi della costumista, c’è tuttavia stata la creazione del look di Marmee, madre delle ragazze: «Da un lato è così materna e dall’altro è radicale. Ma spero che nel suo modo di vestire emerga la praticità: si veste in modo da poter entrare in azione quando è richiesta a casa, ma anche quando esce nel mondo per aiutare.  Volevamo inoltre che ci fosse una sottile influenza di Marmee su tutte le ragazze, così da vedere il suo stile echeggiare nel loro».

Il look più storicamente accurato? Quello per la Zia March. «Ha costumi vittoriani molto precisi senza i balzi di fantasia delle sorelle. Rappresenta il mondo più diretto che circonda le sorelle March e funziona così bene con la performance di Meryl».

 

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A proposito invece del look di Laurie, uno dei pochi uomini della storia? «La sfida di vestire gli uomini è quella di trovare un modo per creare il personaggio in una gamma limitata di scelte: l’abbigliamento maschile non ha la varietà di quello femminile. Ma con Timothée avevo un’ampia gamma di stili da cui attingere. Volevo farlo sembrare un ragazzo privilegiato e artistico. Avevo alcune foto di riferimento di giovani ragazzi vestiti con abiti di velluto della metà del diciannovesimo secolo e ho combinato quell’estetica con le forme dei ragazzi di un decennio prima. Quando si è trattato di passare ai suoi costumi da adulto ho spinto il riferimento al 1880, anche se uno dei riferimenti chiave era un dipinto di Tissot di un gruppo di uomini a Parigi nel 1867».

 

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