02 DICEMBRE - Interviste / Musica / Spettacoli

Thomas tra i finalisti di Sanremo Giovani con “Ne80”: «È sempre stato un sogno»

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“È una canzone che racconta in chiave ironica e funk il mio distacco dal mondo social” racconta il cantautore

Sa cantare, ballare, suonare la chitarra. Ha partecipato ad Amici a 16 anni (è stato il concorrente più giovane di sempre), il suo primo album “Thomas” è entrato al n.1 della classifica di vendita. Un altro segno particolare? Thomas ha solo 19 anni!. Gareggerà tra i finalisti di Sanremo Giovani il 19 dicembre in prima serata su Rai Uno per poter accedere alla sezione Nuove Proposte del Festival 2020 con “Ne80“. Intanto il brano è diventato virale su Tik Tok, dove il cantante ha lanciato una challenge tra gli utenti. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e abbiamo parlato dei social, dell’alienazione della nostra società e degli anni ’80, non fatevi ingannare dall’età… maturità “ne ha tanta!”.

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NE80, il mio nuovo brano che partecipa alla semifinali di "Sanremo Giovani 2019", è finalmente vostra e disponibile su tutte le piattaforme digitali!!🖤💥 LINK IN BIO🔊 #thomas #ne80

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 Se dovessi raccontare le passioni del Thomas bambino sono le stesse di oggi? 

“Sì, fin da piccolo mi sono dedicato con anima, corpo e cuore alla musica, al canto e al ballo. Forse erano più inconsapevoli e, proprio per questo, più genuine. Le vivevo proprio come un bambino vive il momento del gioco, con entusiasmo e meraviglia. Tuttora cerco di mantenere questa purezza quando faccio musica, mi dedico alla cosa più bella della mia vita!”.

Il primo ricordo che ti viene in mente se ti dico la parola musica? È stato un colpo di fulmine o un amore nato col tempo? 

“La musica è cresciuta con me, avevo una predisposizione fin da piccolo. I miei genitori mi raccontano che quando ero nella culla riproducevo le melodie che sentivo tramite la lallazione (il caratteristico balbettio del bambino che sta imparando a parlare, ndr) e dimostravo di essere già portato per l’ascolto! Poi, mentre gli altri bambini giocavano a fare i supereroi io prendevo la racchetta da tennis e fingevo di suonare la chitarra. All’età di 7 anni ho detto chiaramente ai miei genitori che sentivo il desiderio di studiare canto e ballo. È iniziato tutto lì e non mi sono mai fermato”.

C’è stato un momento folgorante in cui hai capito che quello che volevi fare da grande era quello che fai oggi? 

“Forse no, l’ho sempre vissuta in maniera spontanea. Ho sempre amato stare sul palco, intrattenere la gente, sorprendere le persone e conquistare il pubblico. Con il tempo, mi sono mi sono avvicinato alla gente, ho maturato quest’ipotesi e ho capito che potevo riuscirci!”.

La prima cosa che hai fatto quando ti hanno annunciato che eri tra i finalisti di Sanremo? 

“Ero in puntata, sono stato molto entusiasta della notizia perchè Sanremo è un palco importante per la nostra cultura musicale, per la canzone italiana. Per un artista avere l’opportunità e l’onore di presentare la propria musica in un contesto del genere è qualcosa di meraviglioso. È sempre stato uno dei miei più grandi sogni. Mi sto avvicinando sempre di più al mio obiettivo. La prima cosa che ho fatto uscito dallo studio sono state le interviste, ci ho messo un po’ a metabolizzare, poi ho chiamato i miei genitori che avevano seguito la diretta da casa!”.

Visto il seguito che hai sui social è curioso che tu abbia portato un brano che parla del distacco dai social, necessario in un certo senso per vivere la vita vera fuori. Questo distacco è avvenuto realmente? 

“In realtà l’ho sempre manifestato pubblicamente, sui social stessi e durante le interviste. Fin da quando ho iniziato a lavorare in questo mondo. L’ho sempre raccontato e finalmente l’ho scritto in una canzone. Riconosco, però, che i social sono essenziali per il mio lavoro. Sono l’unico contatto che possono avere i fan con me, così pur non essendo predisposto per natura al mondo social, faccio del mio meglio per essere presente e per proporre la mia musica ad un pubblico più vasto possibile”.

Cosa ti scrivono più spesso i tuoi follower?

“Ho un pubblico molto vasto a livello di età, personalità, è molto bello perché si crea un legame. Per lo più ricevo messaggi di stima e affetto sia a livello artistico che umano, quella è la cosa che mi gratifica di più. Molti genitori mi hanno definito un modello da seguire per i loro figli, affidandomi questo importante compito, che è una responsabilità non da poco e un onore grande! Io cerco da sempre di dare il meglio di me tramite la musica a chi mi segue”.

Il tuo mito è Michael Jackson e lo citi anche nel brano “Ne80”. Nel confronto generazionale, se guardi agli anni 80 prende il sopravvento la nostalgia, o tutto sommato sono meglio gli anni 2000? 

“Dipende. Gli anni ’80 a livello musicale sono stati un periodo rivoluzionario, dove sono venuti fuori dei capolavori. C’è stata una scoperta e un’innovazione culturale pazzesca. Per quello mi sarebbe piaciuto viverli, per vivere l’evoluzione della musica. C’erano tutte le più grandi star della storia, i più grandi artisti della musica che, inevitabilmente, contaminano quello che facciamo oggi. Mi sarebbe piaciuto assistere a dei live, vivere la musica dell’epoca sulla mia pelle, ma ahimè sono nato in questa nuova epoca! Grazie alla tecnologia, però, posso comunque attingere dal passato. Mi sarebbe piaciuto, però, vedere i miei artisti preferiti live”.

Alla fine dici che “non c’è soluzione” e che questa generazione però nonostante tutto continua a ballare… il ballo, quindi, ha una accezione positiva, di spensieratezza o negativa quasi come se diventasse alienazione o voglia di non affrontare i problemi? 

“La seconda! Nonostante ci siano tante imperfezioni in questa nostra società, la gente le vive con superficialità. Forse perchè non se ne rende nemmeno conto veramente. Il pro dei social è che danno un’enorme visibilità, hanno un grande potenziale a livello di diffusione di messaggi positivi, di buona musica, di grande umanità. Diventa, invece, controproducente usarli in maniera opposta. L’altra parte negativa è che i social cambiano la percezione stessa della realtà, le interazioni con gli altri. Con questa canzone vorrei far pensare un po’ a questo in maniera molto ironica, in una chiave versatile. Se una persona vuole divertirsi e ballare sul groove di questo pezzo io sono super felice, perchè la musica deve regalare alla gente qualcosa di cui ha veramente bisogno, quindi, uno stato d’animo positivo e un pensiero in più”.

Tornando a Sanremo: il tuo brano del cuore? 

“Sono cresciuto con un gruppo che paradossalmente non c’entra nulla con la musica che faccio, ma che stimo tantissimo direi “Uomini soli” dei Pooh.

L’insegnamento che ti è tornato più utile in questi anni di studio?  

“Ce ne sono stati diversi. Amici è stata un’importante palestra per la mia crescita, umana e artistica. Avevo 16 anni, sono stato il più giovane nella storia del programma. Mi sono trovato catapultato in una realtà grande, seppur ovattata. Io l’ho vissuta in maniera spontanea e genuina e proprio per questo mi sono dedicato prettamente a ciò che mi interessava, ad attingere e imparare il più possibile dal punto di vista musicale. Mi sono confrontato con grandi artisti. Un ulteriore step è stato quando sono uscito dal serale di Amici e sono stato catapultato nella realtà discografica”.

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In fondo non ti conosco, non mi stare più addosso..🖤 #thomas #ne80 • • • Link in bio e nelle Ig stories per ascoltare il mio nuovo singolo NE80🔊

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