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Musica

Francesco Motta: “Ho accettato i miei difetti e li ho messi nei miei testi”

02 Marzo 17 / Scritto da:

Il vincitore della Targa Tenco racconta come la sua vita è cambiata a 30 anni e la sua musica che nasce dai difetti prima dell’ultima data del suo tour all’Alcatraz… 

A cura di Giusy De Stefano 

Un anno ricco di successi e soddisfazioni per Francesco Motta. Dopo essere stato per tanti anni l’anima dei Criminal Jokers, Motta ha deciso di tentare il debutto da solista, con l’album “La fine dei vent’anni” in cui attraverso 10 brani racconta come è cambiata la sua vita alla soglia dei 30 anni. E si può dire che la tenacia, i sacrifici e soprattutto il coraggio sono stati premiati.

Tantissimi sono stati i riconoscimenti ricevuti, il più importante tra tutti la Targa Tenco 2016 per la miglior Opera Prima. “È abbastanza un miracolo” commenta ironicamente Francesco ricordando i traguardi raggiunti, a lasciar trasparire un’incredulità quasi immotivata dato il cuore e l’anima che lui stesso, con l’aiuto di Riccardo Sinigallia, ha messo nel comporre testi e arrangiamenti.

Il lavoro dietro al suo primo disco è stato “l’elaborazione di un lutto, la fine dell’esperienza con il gruppo (i Criminal Jokers, ndr) è stata davvero drammatica. Mi sono serviti un paio d’anni per capire tutto questo, poi un altro paio per scrivere cose che realmente mi piacessero e infine c’è stato l’incontro, per me fondamentale, con Riccardo. E’ stato in grado di darmi l’aiuto di cui avevo bisogno: vedevo la luce alla fine del tunnel ma la strada da fare per uscire era ancora lunga. L’incontro con lui è stato fondamentale per uscirne più rapidamente. Sarei potuto arrivare a partorire le mie canzoni anche da solo ma forse mi sarebbe servito così tanto tempo che avrei intitolato il disco La fine dei quarant’anni!” 

Il suo primo album segna la fine dell’esperienza in gruppo e l’inizio della carriera da solista, il traguardo dei 30 anni in cui un ragazzo si trova a decidere cosa voler fare nella vita e soprattutto deve riuscire a realizzarsi nel minor tempo possibile. Un album che racconta la scoperta dei difetti e la loro accettazione per riuscire a creare qualcosa di personale e sentito da trasmettere alla gente.

“Il vero cambiamento è stato dettato più dall’età. Non so quanto la carriera da solista possa aver inciso sulla mia esperienza di compositore. Sono arrivato ad un punto in cui tra i 27 e 30 anni una persona debba effettivamente capire cosa vuole fare della sua vita. Io sono consapevole di ciò che voglio fare nella vita da quando avevo 18 anni, ma dovevo avere anche la pazienza di capirmi, accettare degli errori per poterci riuscire. Parlando con Riccardo sono arrivato a capire che non dovevo fare “musica bella”, dovevo fare musica mia. Per farlo ovviamente dovevo mettere nei pezzi la mia esclusività. Ciò che caratterizza per eccellenza l’essere umano sono i difetti. Ho capito che avrei dovuto accettarli e metterli in pasto alle persone. Sono arrivato pian piano a questa conclusione, ho trovato i mezzi giusti e soprattutto essendo da solo non potevo dare la colpa a nessuno per i miei errori.”  

Una carriera segnata da varie collaborazioni come quella con i Zen Circus e Nada, che considera una grande amica e non solo una semplice collega.  Il primo tour da solista di Motta vanta più di 100 date, in tutta Italia, che si concluderanno con una grande festa “La Fine del Tour” il 1 Aprile all’Alcatraz in cui salirà sul palco accompagnato dagli amici di sempre Giorgio Canali, i Criminal Jokers con cui è in buonissimi rapporti e la stessa Nada.

La passione per la musica di Motta lo ha portato a suonare in più posti possibili per far conoscere la sua musica. “Ho accettato di fare più concerti possibili proprio perchè è una cosa che amo fare e alla fine si è rivelata essere la carta vincente. Questo mi ha permesso di farmi conoscere e allo stesso tempo arricchire il mio bagaglio artistico, è stato un iter di crescita artistica e personale.” Un percorso sentito e appassionato che ha permesso a Motta di crescere come artista e vantare a soli 30 anni un’esperienza che vantano in pochi.

Nelle prime 20 date, ogni volta che terminava un concerto la gente si avvicinava e mi diceva “Bellissimo il disco!” il che vuol dire che il concerto non era stato abbastanza entusiasmante. Quando ci metti 5 anni per produrre un disco, devi metterci abbastanza impegno anche per rendere il concerto memorabile. Abbiamo trovato un’amalgama tra noi che ha rigenerato anche le canzoni. In un concerto facciamo 12 canzoni alternate a tantissime parti strumentali da cui emerge anche la mia passione per la musica africana, elettronica e anche la musica pop. La cosa per me fondamentale è sentirmi dire che il concerto è più bello del disco e se ci sono riuscito è anche grazie ai musicisti che mi accompagnano sul palco..

In quasi 100 date, molteplici sono state le situazioni in cui si è trovato a suonare: all’aperto o in locali al chiuso, piccoli o grandi, di fronte a ragazzini o ultrasettantenni e tutte queste piccole sfaccettature hanno un diverso impatto sulla sua musica:

Ci sono luoghi a cui tengo particolarmente, come Villa Ada a Roma, dove in estate ho tenuto un live. E’ stato davvero emozionante per me. I testi delle canzoni cambiano se cantate d’estate all’aperto o se cantate d’inverno in un luogo chiuso. Ho suonato recentemente in un liceo classico a Crotone, dove i ragazzi hanno fatto una colletta per farmi suonare lì, ed è stato davvero emozionante. Ho portato il mio vissuto e ho cantato i miei brani davanti a tanti ragazzi che non sanno ancora com’è avere vent’anni, figuriamoci trenta. Oppure ho suonato di fronte ad un pubblico di ultrasessantenni all’Elba e qui ho notato come a seconda delle situazioni i testi si adattano e cambiano.

Tanti mondi sonori confluiscono nell’aura artistica di Motta e che nel tempo lo hanno portato a sviluppare una maggiore consapevolezza e libertà di fare. Una fame di creare canzoni nuove che segna un’inizio di carriera strabiliante che mira ad arrivare sempre più in alto e a stupire con nuovi colpi di scena.