06 FEBBRAIO - Interviste / Musica / Spettacoli

Sanremo 2020, Levante: «Canto tutto quello che so difendere»

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Ha portato sul palco dell’Ariston la sua Tikibombom, una lettera dedicata agli ultimi 

Capelli lunghissimi, occhioni grandi e un sorriso che non cela l’emozione. Incontriamo Levante a Sanremo e la prima cosa che si capisce è che non avrebbe voluto essere in nessun altro posto. Ha iniziato a cantare a 9 anni, è salita sul primo palco a 13 e adesso sta vivendo il suo sogno. L’eleganza dei modi precede inevitabilmente quella della voce. I suoi look dall’allure retrò, portano la firma di Marco De Vincenzo, in bilico tra gli anni ’70 e i giorni nostri.

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I camerini dell’Ariston sono minuscoli, la mia emozione non ci entrava tutta. Non vi dirò che adesso #TIKIBOMBOM è vostra, perché questa canzone è nata per voi, è sempre stata vostra. G R A Z I E. 🌸🌺🌸🌺🌸🌺🌸🌺🌸🌺🌸🌺🌸🌺🌸🌺🌸🌺 @yslbeauty #yslbeauty @lorealpro #lorealpro #adv @marcodevincenzo

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Quanto contano i look sul palco?

“Non sminuirei l’aspetto estetico. È importante anche l’aspetto esteriore. Sono un’esteta e penso sia importante mostrare un pensiero anche attraverso i look. L’abito fa il monaco, inutile negarlo. Quando ci vestiamo comunichiamo qualcosa di noi, darò importanza anche al look, ma la canzone ha un messaggio molto importante. Questa canzone posso difenderla sul palco perchè mi somiglia”.

Chi sono gli ultimi di cui parli in Tikibombom?

“Gli ultimi che a volte preferiscono sentirsi ultimi, perché non amano ballare sul ritmo collettivo. La canzone nasce da un’emozione. All’inizio con ‘ciao tu animale stanco’, forse stavo parlando di me stessa”.

Tikibombom parla a tutti, a tutti quelli che hanno qualcosa di speciale da difendere e a tutti quelli che non hanno capito d’avere qualcosa di speciale da difendere.

Ti rivedi nelle persone di cui canti?

“Io sono tutte queste persone o forse nessuna di loro. Mi sono rivista in una sensazione di solitudine emotiva. Ho voluto parlare di questi quattro personaggi emarginati ognuno per un motivo diverso”.

E tu sei rimasta fedele a te stessa?

“Non so se rimango fedele a me stessa. Io inciampo continuamente. So che l’unica cosa che non posso sbagliare è seguire il mio istinto, quello che mi passa per la testa. Sono l’unica cosa che so difendere. In questo brano non sono contro qualcosa, sono per qualcosa. Ognuno di noi pur essendo uguale agli altri si sente speciale. difendere la diversità è importante”.

Non è la prima volta che tenti la carta di Sanremo…

“Il vero no è arrivato nel 2013, dopo il successo di Alfonso presentai Sbadiglio (uscita poi nell’album Manuale distruzione), non ero preparata emotivamente e tecnicamente. Non mi presero e oggi posso dire menomale, perchè ho fatto la strada che mi ha portato oggi qui. Poi ho continuato a mandare brani, ma non ci ho creduto tantissimo. Ho detto faccio questo tentativo, scrivo un brano, sono arrivata a Tikibombom molto lentamente. È stata una rivelazione, non credevo di avere qualcosa da dire e invece ne avevo bisogno io per prima”.

I giudizi ti preoccupano?

“Mi trovo a mio agio sul palco, ma anche fuori dico la  mia, esponendomi così tanto so che verrò giudicata, perché è come se aprissi le porte di casa mia. So a cosa non andrò incontro, ma non leggerò cosa diranno!”.

Stasera è la sera dei duetti, perché hai scelto Si può dare di più?

 

Si può dare di più (con cui il trio Morandi, Ruggeri e Tozzi vinse il Festival di Sanremo nel 1987) è un brano cantato da tre uomini, per dare di più ho portato innanzitutto due donne (Francesca Michielin e Maria Antonietta, ndr). Ci siamo spostate dalla versione originale, rendendola più moderna e vicina al gusto musicale. C’è un fil rouge legato a Tikibombom, sono entrambi brani corali che incitano all’impegno, un grido di collettività”.

 

Tikibombom è il ritmo sul quale non ballano le persone che descrivo nel brano.

È una lettera scritta di getto a quattro persone che mi piacciono e che spesso non vengono comprese.
Nella prima strofa ho raccontato loro che impressione mi fa guardarli, nella seconda strofa come appaiono agli occhi di molti. Nei ritornelli li ho rassicurati dicendo loro che la diversità è ricchezza, seppur ultimi a volte, consapevoli di essere vento e mai bandiera.

Un canto d’inclusione, un canto per gente libera.
Questa canzone parla a tutti, a tutti quelli che hanno qualcosa di speciale da difendere e a tutti quelli che non hanno capito d’avere qualcosa di speciale da difendere”.

 

 

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