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10 OTTOBRE - Cinema / Spettacoli

Le Mans ’66 – La grande sfida, il regista James Mangold presenta il film a Roma

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Matt Damon e Christian Bale sono i protagonisti di una delle storie più leggendarie dell’automobilismo. A parlare di Le Mans ’66 – La grande sfida è giunto a Roma il regista James Mangold

 

 

Era il 1966 quando la Ford GT40 sfidò la temutissima avversaria Ferrari in occasione della 24 Ore di Le Mans, una delle più importanti gare di durata di automobilismo. Ora, il racconto di quella sfida passata alla Storia è al centro di un film per il grande schermo, Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari). Matt Damon è Carroll Shelby, automobilista che, all’apice del successo, è costretto a interrompere le corse reinventandosi come progettista e venditore di automobili. Quando la Ford Motor Company lo contatterà per affidargli la progettazione di una macchina da corsa in grado di battere la Ferrari e vincere la 24 Ore di Le Mans, Shelby coinvolgerà il pilota britannico Ken Miles (Christian Bale), asso del volante ma irascibile e poco incline al compromesso. I due, insieme a un team di ingegneri e meccanici e nonostante le interferenze della Ford, porteranno avanti un’impresa straordinaria.

Quella raccontata nel film è sì una vicenda reale legata al mondo delle corse automobilistiche, ma non occorre essere un fan di questo sport né conoscere gli eventi per apprezzare la grande qualità della pellicola e la sua capacità di portare con entusiasmo in pista lo spettatore, trasmettendo la passione e l’energia dei piloti ma narrando al tempo stesso la storia di una turbolenta amicizia.

 

Le Mans '66 James Mangold
Il regista James Mangold

 

Le emozioni dentro l’automobile

«Ho accettato di girare il film per l’amore che sentivo per la storia, piena di elementi carismatici e non banali» ha raccontato alla stampa il regista James Mangold (Logan – The Wolverine, Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line), giunto a Roma per presentare Le Mans ’66 – La grande sfida, al cinema dal 14 novembre distribuito da 20th Century Fox. «Non serve conoscere la vera storia a cui il film si ispira per seguirlo. L’automobile è una grande metafora di vita del 20° secolo ed è molto cinematografica. È interessante come l’auto sia una specie di maschera, dietro il volante siamo persone diverse».

Nonostante il film racconti un’impresa sportiva, tra sequenze emozionanti e un approccio realistico alle scene d’azione, per James Mangold il focus centrale era tuttavia altro, raccontare i risultati eccezionali a cui può portare la determinazione e la forza di volontà attraverso degli eroi riluttanti. Motivo per cui servivano degli attori all’altezza: «Non sono un fanatico dello sport e trovo noiose le corse. La sfida è stata quella di creare qualcosa di entusiasmante. In tv si seguono le macchine, che sono dei punti sullo schermo. Il mio obiettivo invece è stato quello di mostrare le strategie che ci stanno dietro, raccontare cosa accade nella macchina, perché il pilota sceglie di frenare o altro. Volevo esporre le emozioni.

Tutto il cast è stato molto generoso, ne sono orgoglioso. Il processo di casting per me consiste nel trovare l’attore giusto che si identifichi con il proprio personaggio. È difficile portare la verità davanti alla macchina da presa».

 

Le Mans '66 poster
Il poster di Le Mans ’66 – La grande sfida

 

Il cast

Mangold ritrova Christian Bale dopo Quel treno per Yuma, mentre quella con Damon è la prima collaborazione: «Li conosco da una ventina d’anni, con loro ho avuto la sensazione di stare girando un film insieme a degli amici. Matt e Christian sono attori che amano il loro lavoro, non movie star. Insieme abbiamo formato un team».

Nel cast troviamo anche il nostro Remo Girone nei panni di Enzo Ferrari, che ha riferito di come sia stato entusiasmante girare su un set dove erano presenti vere automobili ricostruite, con piloti veri, e di come Mangold sia «un grande regista di attori, ha un occhio attento e si accorge subito se l’attore non è nel personaggio».

Le ricerche

Per filmare una vicenda reale ambientata negli anni ’60, quello che occorreva tuttavia non erano solo gli interpreti giusti, ma anche un lavoro di documentazione approfondito. Ha rievocato James Mangold: «La ricerca per realizzare il film ha richiesto uno sforzo monumentale. Se ne è occupato un intero team, che ha scovato film, documentari, foto, documenti aziendali. Ad esempio, la scena in cui Miles racconta al figlio la sua filosofia riguardo le corse è una scena basata su una vera registrazione di Miles, in cui spiega come il pilota deve capire cosa la macchina può e non può fare per poi muoversi tra questi due limiti.

Quello che abbiamo scoperto durante le ricerche per Le Mans ’66- La grande sfida è anche come ai box si cerchi di fregare gli altri team. Tutti tentano di vincere la guerra psicologica in corso. Shelby afferma infatti come la velocità in sé non consenta di ottenere la vittoria. Quello che occorre è la resistenza. Quella di Le Mans è una gara di 24 ore che è anche quasi un test di sopravvivenza. Ecco perché chi vince è un vincitore puro».

 

Le Mans '66 - La grande sfida

 

Tra piste e privato

Per portare sullo schermo le emozioni della pista ma anche quelle umane dei suoi protagonisti, un apporto fondamentale è stato quello del direttore della fotografia Phedon Papamichael: «Siamo quasi fratelli, insieme abbiamo girato cinque film. Il nostro obiettivo comune è stato quello di trovare la bellezza e la vita interiore del personaggio. Volevamo fotografare il pensiero umano. Questa è la verità che mi interessa. Cerco sempre di fotografare il volto umano per capirne le emozioni. Quello a cui miro è fare film che possano essere ricordati, senza che siano per forza costosi o pieni di effetti speciali. Troppi film mirano a tenerci occupati invece di farci pensare alla vita. Io non voglio anestetizzare il mio pubblico».

Motivo per cui di Ken Miles soprattutto viene mostrata anche la vita privata, quella che lo vede circondato dall’affetto della moglie Mollie (Caitriona Balfe) e del figlio Peter (Noah Jupe): «Di Miles volevo capire come vive al di là delle corse. Mostrare il rapporto tra Miles e il figlio mi era utile per comunicare l’idea che le cose si trasmettono e la vita va avanti, nonostante tutto».

 

Le Mans '66 - La grande sfida

 

Fare film e fare macchine

Ma se una storia come quella di Le Mans ’66 – La grande sfida può sembrare distante da un regista come Mangold che di sport non è mai stato troppo interessato, l’affinità con i suoi protagonisti in realtà non è poi così distante: «All’epoca gli sport erano una questione aziendale, in quanto proprio in quel periodo le aziende cominciavano a rendersi conto del valore promozionale dello sport. Mi rivedo in Shelby e Miles e nel loro tentativo di realizzare macchine, scopo per il quale servono soldi, sponsor e bisogna convincere altre persone. Lo stesso vale per il cinema e il fare film».

Non resta che scendere in pista, scaldare il motore, e recarsi dal 14 novembre al cinema.

 

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