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14 OTTOBRE - Cinema

Tom Hanks alla Festa del Cinema di Roma: “Sono l’attore più fortunato del mondo”

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È Tom Hanks a inaugurare l’11^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Ecco cosa ha raccontato alla stampa prima di incontrare il pubblico

 

Primo giorno dell’11^ Festa del Cinema di Roma, ed è subito Tom Hanks day. L’attore americano, già in Italia per presentare la sua ultima fatica cinematografica Inferno per la regia di Ron Howard, è uno dei grandi nomi protagonisti dell’evento capitolino. Al centro del primo degli Incontri ravvicinati col pubblico, l’interprete di pellicole indimenticabili come Big o Salvate il soldato Ryan, oltre che vincitore per due volte consecutive del premio Oscar per la Migliore interpretazione (per Philadelphia nel 1994 e per Forrest Gump nel 1995), ha ricevuto in occasione dell’inizio ufficiale della Festa un (meritato) premio alla carriera consegnatoli da Claudia Cardinale. Ma non solo. Per tutta la durata della Festa del Cinema, l’organizzazione dedica a Tom Hanks un’ampia retrospettiva di 16 film di cui è interprete (e regista).

Da sempre amato da pubblico e critica, Tom Hanks nel corso della sua lunga carriera è stato spesso insignito di premi e riconoscimenti, ed è a ragione considerato uno dei più grandi attori contemporanei. Tra simpatia, humour ed entusiasmo, ecco cosa ha raccontato alla stampa in occasione della sua presenza alla Festa del Cinema.

 

Tom Hanks

Cosa prova guardando indietro alla sua carriera e a tutti i film che ha girato?

Il saggio dice che non bisogna mai guardare indietro, il passato potrebbe prendere il sopravvento. Tendo a non riguardare i miei film, ma mi ritengo l’attore più fortunato del mondo. Per me infatti il successo è legato alla longevità artistica, al continuare a ricevere offerte per dei ruoli… e la mia filmografia è veramente imponente. Ogni film per me è un’avventura.

 

Ha un metro di giudizio per le sceneggiature che le vengono sottoposte? Si è mai pentito di aver rifiutato qualche ruolo?

Non mi sono mai considerato uno stupido per aver rifiutato un’offerta. Nelle scelte sono molto istintivo e comunque a volte ho altri impegni e basta. Dire no a un ruolo è molto più difficile che accettare. Dire sì è facile perché puoi trovare delle motivazioni nei soldi che ti pagano, nella possibilità di baciare una bella ragazza, per le location in cui si andrà a girare. Capita però che di un progetto ci siano aspetti che non interessano, senti di non avere nei suoi confronti una vera passione. Ecco, se manca quello bisogna rifiutare. Amo fare l’attore, perché posso esplorare aspetti di me stesso.

 

Tom Hanks in Big

Come mai nella sua carriera ha affrontato così pochi ruoli da cattivo?

Penso sinceramente di avere un certo modo di pormi che non mi farebbe sfigurare anche in un ruolo da villain. Nel cinema però non ci sono molte sfumature ed io non ho voglia di interpretare il classico cattivo, alla James Bond per intenderci. Mi piace infatti quando l’antagonismo tra il buono e il cattivo si basa su tesi valide, voglio che anche il ruolo da villain abbia un senso e non sia schematico.

 

Lei fa parte di quella schiera d’attori che tende a interpretare ruoli morali. Che ne pensa?

Può essere, ma non metto moralità in quello che faccio. Per esempio, ho girato quattro film con Steven Spielberg, ma non so se in riferimento a loro si può parlare di moralità. In The terminal la mia idea era quella di rendere omaggio a mio suocero, che fuggì dalla Bulgaria pensando che l’America fosse il più grande paese del mondo. Ne Il ponte delle spie mi interessava la storia vera che c’è dietro: nel mio personaggio c’è moralità ma anche imperfezione. Non scelgo mai i miei ruoli in base alla moralità bensì analizzo la condizioni umane proposte. La vita è composta da una serie di eventi, e o navighi o affondi.

 

Una curiosità. Come passa il tempo coi suoi nipoti?

Ai miei nipoti non interessa nulla del mio lavoro, non hanno ancora capito bene cosa faccio. Penso mi conoscano soprattutto come una delle voci di Toy Story. Con loro gioco!

 

Tom Hanks in The terminal

Il bello di fare l’attore è che si possono interpretare vite diverse. Pensando a personaggi forti come Forrest Gump, c’è il rischio che rimangano appiccicati addosso?

Questo è un rischio che esiste da sempre, il venire identificati con un personaggio e non poter più essere altro. E questo è proprio il motivo per cui a volte dico no a certi ruoli, non voglio ripetermi. Esiste un contratto invisibile tra film e pubblico, bisogna sempre ripartire da zero.

 

Lei è anche produttore oltre che attore.

Vuole sapere qual è la differenza? La differenza è che l’attore lavora e non deve spiegare niente a nessuno, né telefonare o fare richieste. Il produttore invece deve fare telefonate su telefonate e pregare qualcuno per fare qualcosa, o deve dire a qualcuno che qualcosa non si può fare. Io preferisco recitare. Come produttore posso però allearmi con persone brave e con idee straordinarie. I progetti spesso sfuggono dalle mani, ci vuole tempo per portarli a compimento, ma se ci si riesce la soddisfazione è grande. Su Cast Away ad esempio ho lavorato sette anni prima di riuscire a girare.

 

Tom Hanks in Sully con Clint Eastwood

C’è un artista italiano con cui vorrebbe collaborare?

Chiunque abbia un’idea da portare avanti. Con Benigni per esempio saremmo fortissimi.

 

Cosa ha provato a girare Sully, prossimo film di Clint Eastwood?

Clint è una leggenda, ha fatto alcuni film straordinari, come Invictus o Mystic River, film che sembrano appartenere a un’altra epoca. Con lui non si discute molto del personaggio, ha infatti imparato a non sprecare tempo sul set. Questo richiede all’attore di essere sempre pronto. Clint fondamentalmente vuole che ci si comporti bene. Per me, sul set bisogna essere in sintonia con quello che circonda e seguire la visione del regista.

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