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Cinema

Tim Burton presenta a Roma Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali: “Mi ricorda la mia infanzia”

06 Dicembre 16 / Scritto da:

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Arriva il 15 dicembre nelle sale italiane Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, ultima fatica cinematografica del regista Tim Burton, venuto a Roma per presentare la sua nuova fiaba fantasy dark

 

Miss Peregrine La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton

È su Tim Burton che la casa distributrice Twentieth Century Fox punta quest’anno per il suo “film di Natale”. Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali è la 18^ pellicola del visionario regista americano, che ha scelto di adattare l’omonimo romanzo bestseller di Ransom Riggs (in Italia edito da Rizzoli), primo di una trilogia letteraria.

In uscita il 15 dicembre in più di 300 copie, con una serie di anteprime previste in tutta Italia a partire dall’8 dicembre, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali racconta dell’adolescente Jacob Portman (Asa Butterfield) che, in seguito alla tragica morte del nonno (Terence Stamp), si reca in una piccola isola del Galles alla ricerca di un gruppo di bambini orfani dal talento speciale, che vivono presso la residenza della misteriosa Miss Peregrine (Eva Green), di cui il nonno gli ha molto raccontato durante la sua infanzia. Il ragazzo farà di tutto per proteggere i bambini e tenerli al sicuro da orribili creature decise a distruggerli.

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali è una fiaba fantasy dark che attraversa epoche e diverse realtà, a cavallo tra fantasia e orrori storici. Un romanzo di formazione alla scoperta di se stessi, in un invito ad accettare il diverso in noi e negli altri.
A parlarne è arrivato a Roma lo stesso Tim Burton, il primo dei suoi “ragazzi speciali”.

 

Cosa l’ha portata a lavorare sul romanzo di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali?

Tim Burton: Già il titolo, che fa riferimento a dei bambini speciali, mi ricordava la mia infanzia. Poi mi attirava il modo in cui l’autore Ransom Tiggs ha messo insieme gli elementi della storia partendo da vecchie foto. Io stesso ne faccio collezione. Una vecchia foto racconta una storia… ma non tutta. Conserva una parte di mistero, di poesia, ha un che di fantasmatico.

Io stesso poi avevo già realizzato il mio libro su un bambino speciale, Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie, quindi a leggere il titolo del romanzo di Ransom Tiggs ho sentito una connessione. Il sentirsi strano e fuori posto di Jake, è qualcosa con cui mi sono immediatamente identificato.

Anche lei da piccolo ha avuto una casa dove rifugiarsi, una Miss Peregrine o magari un nonno che l’ha avviata verso la scoperta di se stesso?

Tim Burton: Sono cresciuto in una cultura che ama dividere le persone per categorie. Ma ho avuto una nonna che appoggiava le mie peculiarità. Ed ho avuto un insegnante che mi ha incoraggiato a continuare ad essere me stesso, e questa è una rarità. Bastano un paio di persone che vedano ciò che è speciale in te e che ti incoraggino, per far fiorire le tue particolarità. Io sono stato fortunato.

Miss Peregrine La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali fa parte di quei suoi film che non vedono Danny Elfman alla colonna sonora. Come mai?

Tim Burton: A volte succede (come nel caso di Ed Wood) che Danny sia impegnato. Oppure magari abbiamo litigato. Siamo come quelle coppie che si lasciano e si ripigliano. Ad ogni modo torneremo a collaborare. Diciamo che Danny aveva bisogno di prendersi una piccola pausa da me.

Cosa preferisce tra la stop-motion e la CGI e quando decide di usare l’una o l’altra?

Tim Burton: Adoro la stop-motion, è tattile. I pupazzi sono delle vere opere d’arte. Però anche i computer sono speciali, permettono di fare cose sorprendenti. Per es. in Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali la lotta tra le due bambole è realizzata in stop-motion. Però dipende dal tempo a disposizione. La stop-motion è fantastica ma richiede tantissimo tempo. La scelta dell’una o l’altra tecnica dipende spesso proprio dal tempo a disposizione.

Come è arrivato a scegliere Eva Green?

Tim Burton: Non so voi, ma io vorrei una direttrice come Eva. La sua scelta è stata immediata, Eva ha tutte le caratteristiche che il personaggio doveva avere. Il fatto di essere forte, divertente ma al contempo drammatica. Doveva inoltre essere credibile come persona che si trasforma in un uccello. È stata la mia prima scelta in assoluto. Già avevo lavorato con Eva in passato. Per me è come una star del cinema muto. Nei primi anni di scuola avevo un’insegnante come lei, i ragazzini la stavano tutti ad ascoltare, a differenza di quanto accadeva con gli altri insegnanti.

Miss Peregrine La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton

Lei è sempre stato considerato un regista visionario. Pensa che nel cinema contemporaneo ci sia qualche altro visionario come lei?

Tim Burton: Pensare che ci sia qualcun altro come me, mi dà i brividi. Non so. In realtà non so nemmeno come sono io, figuriamoci se posso andare a cercare qualcuno che sia come me. Ad ogni modo oggi ci sono sicuramente più visionari, perché le cose sono molto cambiate, con migliaia di modi diversi di fare cinema.

Miss Peregrine a un certo punto dice nel film che al futuro preferisce il buon vecchio presente. Vale lo stesso anche per lei?

Tim Burton: Il discorso è riferito a questi bambini speciali che sentono di non appartenere al loro mondo, quindi Miss Peregrine invita a vivere nel presente il più possibile. Il che è difficile, anche per noialtri, che tendiamo a guardare al futuro o al passato. Per quanto riguarda il mio cinema, gli effetti speciali di oggi per me sono come uno strumento per ottenere un determinato risultato, sono un aiuto in quanto cerco di tenere la storia radicata a terra il più possibile.

Lei nella sua carriera ha lavorato con i supereroi, con Batman ma anche con il Superman mai girato con Nicolas Cage. In questi bambini così speciali c’è un po’ dei supereroi?

Tim Burton: Quando è uscito Batman c’era un nuovo territorio da scoprire e indagare. Adesso invece ogni settimana esce un nuovo film sui supereroi. Di questi bambini mi piaceva il fatto che sì, avevano le loro peculiarità, ma di fatto erano semplici bambini, il che è il tema più importante. È vero che loro si sentono strani, particolari, ma poi alla radice fondamentalmente sono dei bravi bambini con le loro emozioni. Quindi nonostante i loro poteri, si comportano da semplici ragazzini.

Miss Peregrine La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton

Ha pensato a una particolare fascia di pubblico a cui indirizzare il film?

Tim Burton: Questa domanda mi è stata fatta molte volte nel corso degli anni. Ho io stesso chiesto all’autore del libro per chi avesse scritto il romanzo, e lui mi ha risposto di averlo scritto per sé. Il che vale anche per i miei film. Non realizzo film per un pubblico particolare. Mi è stato per es. detto che Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street era amato soprattutto dalle ragazzine di 10 anni, e per me era strano perché a quell’età nemmeno avrebbero dovuto vedere quel film. Scrivo i miei film per tutti, in modo che possano essere interessanti per adulti quanto per bambini. Non mi concentro su un target in particolare.

Ci è sembrato di averla vista in un cameo nel film…

Tim Burton: Sì sono io. Avevamo finito i soldi ma mi serviva di ripetere una scena, quindi io e altri amici siamo saliti su una giostra. Se ci fosse stato qualcun altro disponibile lo avrei fatto salire al mio posto, detesto vedermi sullo schermo.

In un mondo dominato dal digitale, le fiabe di carta che fine faranno?

Tim Burton: Per quanto mi riguarda sono proprio le storie come quella di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali che continuano a interessarmi, questo tipo di favole. Ecco perché ne sono stato subito attratto, perché conserva una parte di mistero, poesia, sorpresa. È qualcosa che ho sempre cercato di raccontare e cercherò di raccontare anche in futuro.

Miss Peregrine La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton

I bambini oggi sono diversi da un tempo, così immersi nel mondo di Internet.

Tim Burton: Oggi c’è una specie di bullismo senza nome e senza faccia, attraverso il web. Chiunque può dire qualunque cosa, che una persona è strana per es. È qualcosa che mi disturba molto. Oppure si va a un concerto e si pensa solo a riprendere col telefonino senza godersi il presente e quello che succede intorno. Lo faccio anche io. Si vive il presente attraverso un dispositivo. È quello che accade anche coi giovani. Giudicano il proprio valore attraverso il numero dei like. È triste e allarmante.

Come in Big Eyes, gli occhi ricoprono un ruolo importante nel film. Le interessavano come simbolo?

Tim Burton: In effetti è così. Anche in Nightmare Before Christmas ci chiedevamo come potevamo avere un protagonista animato senza occhi, e alla fine li abbiamo realizzati più grandi. È importante per me avere degli interpreti che siano come attori del cinema muto, in grado cioè di comunicare senza parlare, solo attraverso la loro presenza. Questo è il motivo per cui mi piace Eva Green, che ha la capacità di far arrivare le cose attraverso lo sguardo. Il cinema è un mezzo essenzialmente visivo, gli occhi svolgono un ruolo importante.

Pensando al futuro, che ci può dire di due suoi progetti di cui si parla molto, ovvero Bettlejuice 2 e il film live action di Dumbo?

Tim Burton: Ho elaborato una regola, quella di non parlare dei miei progetti futuri, dato che anche in passato ho parlato di film che poi sono stati cancellati. Quando sarò sul set del prossimo film, vi dirò che cosa sto girando. Il personaggio di Bettlejuice mi piace molto, ma continuo a pensare che si tratti di un film veramente insolito, ancora non riesco a capire la ragione del suo successo. Staremo a vedere, meglio non pianificare con troppo anticipo. Il miglior film che non ho mai fatto però è Superman, l’avreste adorato!