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03 OTTOBRE - Cinema

Mark Wahlberg presenta a Roma Deepwater: “Sono questi i film che amo girare”

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Un dramma umano raccontato attraverso gli strumenti dell’action. Questo è Deepwater – Inferno sull’oceano, nuovo film con Mark Wahlberg sul più grande disastro ambientale degli Stati Uniti

 

Capello lungo e t-shirt, Mark Wahlberg ha incontrato la stampa a Roma per presentare la sua ultima fatica cinematografica, Deepwater – Inferno sull’oceano, in uscita il 6 ottobre con la distribuzione di Medusa Film. Wahlberg è produttore quanto protagonista di questo film diretto da Peter Berg, che racconta una storia che abbiamo tutti seguito con preoccupazione e orrore attraverso i media. Quella cioè del più grande disastro ambientale degli Stati Uniti, verificatosi nel 2010 quando il pozzo di petrolio che stava perforando la piattaforma Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico, esplose causando un incendio, la morte di 11 lavoratori e un quasi inarrestabile sversamento di greggio sul fondo dell’oceano.

 

Mark Wahlberg presenta a Roma Deepwater

 

Già presentato al Toronto Film Festival, Deepwater – Inferno sull’oceano sceglie di raccontare quel che accadde quel giorno maledetto, concentrandosi equamente sul disastro dell’esplosione quanto sui lavoratori della Deepwater Horizon, eroi per caso che stavano solo cercando di fare il proprio lavoro e che improvvisamente si ritrovarono a vivere la notte più brutta della loro vita, nel tentativo di salvare la vita propria e quella dei colleghi. All’interno di un cast eccellente che include Kurt Russell, Dylan O’Brien, Kate Hudson e John Malkovich, Mark Wahlberg interpreta Mike Williams, personaggio reale nonché consulente durante le riprese, capo del reparto tecnico elettronico sulla piattaforma durante l’incendio.

Una storia al cardiopalma e una lotta contro il tempo che cerca di porre l’attenzione su un dramma umano attraverso gli strumenti dell’action quella presentata da Wahlberg insieme al produttore Lorenzo di Bonaventura, nella speranza che l’eventuale successo di film più piccoli ma umani come questo, possa alla lunga cambiare il modo di raccontare a Hollywwod.

 

Mark Wahlberg presenta a Roma Deepwater

Wahlberg, ripercorrendo la sua filmografia, spesso si incontrano storie ispirate a fatti realmente avvenuti e a personaggi esistiti o esistenti. In base a cosa sceglie i suoi ruoli?

Semplicemente, sono queste le storie che mi attraggono. Storie di persone comuni messe in circostanze straordinarie. Mi ispirano e mi fanno venir voglia di essere coinvolto nel progetto, perché sono questi i film che mi piace guardare.

Come hanno reagito i manager della BP, i veri responsabili di questo disastro ambientale? Per risparmiare denaro si è pagato in termini di vite umane e di inquinamento. Siete stati ostacolati nel corso della realizzazione del film?

Non abbiamo ricevuto nessun supporto da parte del management della BP. Attraverso la produzione avevo cercato di mettermi in contatto con loro, ma la risposta è stata negativa. Avevo tentato di avere accesso a una piattaforma petrolifera per avere un’idea reale dell’ambiente, ma non è stato possibile. C’è stata resistenza da parte della BP. Forse non gli era chiaro che il nostro obiettivo era realizzare un film che fosse soprattutto focalizzato sulle vite perdute e sul coraggio degli uomini e donne presenti sulla piattaforma, su quanto hanno tentato per impedire questo “blow out” e poi per salvarsi a vicenda.

Come si è preparato al ruolo, fisicamente ed emotivamente?

Non è stata necessaria una grande preparazione del punto di vista fisico. Non mi sono dovuto allenare. Mi sono però dovuto appesantire, mangiando, e la Louisiana offre veramente una gran quantità di cibo fritto. Quello che ho dovuto imparare per il ruolo l’ho appreso attraverso il vero Mike Williams, che mi ha istruito sul lavoro su una piattaforma petrolifera e ci è stato accanto durante la produzione e le riprese. Ci siamo guadagnati la sua fiducia e il suo rispetto facendogli capire quali erano le nostre intenzioni, rendere cioè omaggio a chi ha perso la propria vita in questo disastro, alle loro famiglie e a chi ha fatto di tutto per salvarsi. È stata un’esperienza anche terapeutica.

Il film presta attenzione a persone che fanno il proprio dovere, non eroi né supereroi. È importante dal punto di vista hollywoodiano portare sullo schermo storie di questo genere.

Gli Studios sono stati abbastanza coraggiosi a farci fare un film di questa dimensione. Perché l’evento è importante, ma noi ci siamo concentrati sugli esseri umani. Sono queste le storie con cui mi identifico, con cui sono cresciuto. Faccio film magari commerciali così da potermi poi permettere progetti più rischiosi ma che mi appassionano di più e possono essere fonte di ispirazione per le persone. Film di questo genere mi permettono di conoscere mondi a me ignoti, come quello delle piattaforme petrolifere. Hollywood in questo caso è stata coraggiosa.

Cosa ci può dire del prossimo film che girerà insieme sempre a Peter Berg, Patriot’s Day?

È un film che parla dell’attacco terroristico durante la maratona di Boston, peraltro mia città Natale. Il messaggio è che l’amore alla fine vince e aiuta a superare tutto. Un messaggio di cui tutto il mondo ha bisogno, considerati i terribili atti di violenza perpetrati ovunque. Sono orgoglioso di averne fatto parte.

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