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Cinema

Il paziente inglese, i ricordi di Ralph Fiennes per i 20 anni del film

23 Ottobre 16 / Scritto da:

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Reunion d’autore sul red carpet dell’11^ Festa del Cinema di Roma per il cast de Il paziente inglese. Ralph Fiennes, Kristin Scott Thomas e Juliette Binoche hanno sfilato e regalato selfie, con la mente rivolta a 20 anni fa

 

Fa un po’ strano pensarci, ma sono passati ben 20 anni da quando Il paziente inglese uscì nelle sale, rimanendo da quel momento in poi impresso nella memoria cinematografica, anche e soprattutto per l’enorme incetta di riconoscimenti conquistati. Basti solo pensare ai 9 Oscar vinti dal film scritto e diretto dal compianto Anthony Minghella una magica sera del 1997, tra cui quello per il Miglior film, regia e attrice non protagonista a Juliette Binoche.

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L’anniversario ventennale de Il paziente inglese è stato festeggiato dall’11^ edizione della Festa del Cinema di Roma nientedimeno che con la reunion del cast del film. Ralph Fiennes, Kristin Scott Thomas e Juliette Binoche hanno tra gli altri sfilato sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, tra abbracci e selfie, prima della proiezione col pubblico. Un momento di ritrovo e di ricordi con la mente volta al passato, al periodo delle riprese della pellicola, girata principalmente in Italia, e alle soddisfazioni per aver preso parte a un’opera così amata.

Il capolavoro di Anthony Minghella, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Michael Ondaatje, fu tra i primi film ad aprire le porte degli Oscar alle produzioni indipendenti. La storia racconta di un amore impossibile e struggente che si consuma in Africa, prima della Seconda guerra mondiale, tra il conte László Almásy (Ralph Fiennes) e Katharine Clifton (Kristin Scott Thomas). Lui membro della Royal Geographic Society per disegnare le mappe delle zone desertiche, lei moglie dell’aristocratico Geoffrey (Colin Firth). Una love story bella e tragica, raccontata dallo stesso László anni dopo all’infermiera Hana (Juliette Binoche) in un monastero diroccato in Toscana, dove l’uomo giace gravemente ferito.

A condividere i suoi ricordi sulla lavorazione del film si è presentato in conferenza stampa proprio il protagonista Ralph Fiennes.

Cosa ricorda di Anthony Minghella?

Non credo di aver lavorato con un altro regista dal linguaggio così speciale. Era paziente, geniale, attento, pronto ad assistere tutti. Aveva uno spirito di collaborazione straordinario. Ha avuto un gran cuore come uomo e come artista. Ci siamo riuniti a cena con il resto del cast de Il paziente inglese, e abbiamo sentito di essere qui proprio per lo spirito collaborativo di Anthony.

Possiamo dire che nella sua carriera c’è stato un prima e un dopo Il paziente inglese?

È stato di sicuro un momento di svolta, come anche Schindler’s List.

Che ricordi ha delle riprese?

Ricordo con affetto il periodo in cui lavorammo a Cinecittà per girare gli interni del monastero. Poi ci trasferimmo a Pienza e fu molto bello visto che fino a quel momento ero rimasto “incarcerato” in studio. La tappa seguente è stata il Lido di Venezia, dove venne creato l’albergo de Il Cairo. È lì che abbiamo girato la famosa scena di ballo usata per i trailer. Avevamo solo una giornata a disposizione, ma Anthony e il produttore Saul Zaentz sentirono che non eravamo riusciti a cogliere quel momento magico e chimico tra il personaggio mio e di Kristin Scott Thomas, quindi tornammo a girare e finalmente la scena funzionò.

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Che ricordi ha invece di quella sera del 1997 in cui Il paziente inglese vinse nove Oscar?

È stata una notte meravigliosa, un vero momento di trionfo. Di solito partecipo a pochi di questi eventi, mi mettono a disagio, ma di quella sera in particolare ho solo ricordi affettuosi.

Lei ci ha abituati a ruoli più interiori e riflessivi, come quello de Il paziente inglese, ed altri più esuberanti, “esteriori”. Con quali si sente più in sintonia?

Ogni ruolo per me è una sfida, e gli attori si sa, amano le sfide. È come un cambio di marcia rispetto ai soliti ruoli con i quali ci identificano. Quindi per es. Grand Budapest Hotel e A Bigger Splash sono stati esperienze nuove, che come attore aspettavo, ma non cercavo. Aspetto ruoli nuovi per scoprire nuove energie.

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Il mestiere dell’attore era quello che voleva fare da giovane?

Credo che il mio desiderio di recitare si sia manifestato chiaramente nell’82 circa, quando studiando arte venni stimolato da alcuni docenti. Dopo alcune esperienze scolastiche, ho confermato dentro di me questo sentimento di voler fare l’attore.

Come è stato sostituire Judi Dench come M nei film di 007?

Da piccolo amavo i libri di Ian Fleming. Judi Dench mi ha fatto alcune critiche, ma penso che scherzasse. Sono stato fortunato che sia stato Sam Mendes a girare i film di James Bond a cui ho partecipato.

Qual è la ragione dietro il successo così enorme de Il paziente inglese?

Credo che Anthony Minghella abbia colto l’emozione di questa storia d’amore e perdita, che ha trattato con intelligenza e sensibilità. Le grandi storie d’amore diventano universali. Quando ci si identifica con una grande sceneggiatura come questa, si crea un collegamento. Il successo del film per me dipende proprio dalla sua splendida sceneggiatura, ricca di emozioni di amore e dolore.