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16 OTTOBRE - Cinema

Oliver Stone alla Festa del Cinema: “Negli Usa nessuno voleva finanziare Snowden”

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Protagonista di un incontro col pubblico e nella Selezione Ufficiale con il nuovo film Snowden, Oliver Stone ha raccontato alla stampa la sua ultima opera

 

Secondo giorno alla Festa del Cinema di Roma 2016, secondo Incontro ravvicinato col pubblico (dopo quello con Tom Hanks), che all’Auditorium Parco della Musica di Roma ha avuto l’occasione di vedere da vicino Oliver Stone, in una chiacchierata sulla politica americana. Il regista statunitense, da poco 70enne, nella sua carriera ha diretto oltre venti pellicole vincendo, tra gli altri riconoscimenti, due volte l’Oscar per la Miglior regia con Platoon e Nato il quattro luglio. Le storie che Oliver Stone ama raccontare sono perlopiù storiche e di denuncia, in una critica alla società americana che non risparmia nemmeno nella sua ultima fatica per il grande schermo, Snowden.

Presente nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema, protagonista di Snowden è Joseph Gordon Levitt che interpreta – come da titolo – Edward Snowden, l’ormai famoso tecnico informatico ex dipendente della Central Intelligence Agency (CIA), noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi segreti di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico. Il film ripercorre, in un lungo flashback raccontato dallo stesso Snowden ai giornalisti del The Guardian, il percorso con cui è arrivato a ottenere informazioni su programmi di intelligence segretati. Informazioni da lui divulgate pubblicamente, tanto che per alcuni l’uomo è da considerarsi un eroe, mentre per altri un traditore.

Una storia vera dunque quella di Snowden, già raccontata nel documentario premio Oscar Citizenfour. L’uscita del film è prevista per il 1° dicembre con Bim Distribuzione. Nell’attesa, ecco cosa Oliver Stone ha raccontato in conferenza stampa.

 

Joseph Gordon Levitt e Oliver Stone

 

Con i suoi film tende sempre a raccontare momenti di svolta della storia americana. La vicenda di Snowden, in futuro quanto potrà essere considerata un punto di svolta?

Credo che le informazioni date da Edward Snowden siano state significative, ma poco comprese dagli americani, che si preoccupano più che altro dei loro smartphone. La storia che dovevamo raccontare nel film era complicata e imponente, e riguarda tutto il mondo. Con Edward Snowden mi sono incontrato nove volte, ed è stato interessante esplorare cosa ha fatto, perché non si tratta solo di sorveglianza. Snowden non è risultato simpatico agli americani, che non hanno capito chi sia e cosa ha fatto ma l’hanno visto di cattivo occhio per aver diffuso informazioni riservate.

 

Ha avuto problemi nel corso delle riprese del film? Dove ha girato?

Sì abbiamo avuto qualche problema, negli Stati Uniti nessuno voleva finanziare Snowden. Ci siamo dovuti rivolgere alla Francia e alla Germania. In Germania abbiamo anche girato alcune scene, così come negli Usa, a Hong Kong, Mosca. Le informazioni da dare nel film erano complesse da portare su grande schermo. Il film in America è stato accolto bene da alcuni, malissimo da altri. Non siamo di fronte a un film di spionaggio con inseguimenti o sparatorie, è invece molto realistico.

 

Oliver Stone

Oggi consiglierebbe ancora di stare attenti al cellulare?

Consiglio sempre di fare attenzione, siamo tutti potenziali sospettati. Magari non oggi, ma in futuro potrebbe essere, per opinioni che oggi non consideriamo pericolose. Siamo tutti schedati in una banca dati. Cerchiamo dunque di usare il più possibile la criptografia. Oggi perlomeno molte aziende cercano di garantire la sicurezza dei propri clienti proprio con i dati criptografati. La NSA (National Security Agency) è potente, ma prima se ne sapeva poco. Edward Snowden ha fornito invece dei dettagli che non conoscevamo.

 

Qual è la sua opinione sulle presidenziali Usa?

Non ho mai pensato che Trump possa farcela, eppure l’alternativa è la Clinton, che ha una mentalità del genere “o sei con noi o contro di noi”. Sarà quindi più militarista di Obama e più dura con certi paesi.

 

Il vero Snowden ha visto il film? Cosa ne pensa?

Sì l’ha visto, ci ha aiutati con la sceneggiatura, correggendoci e dandoci consigli tecnici e dettagli sulla NSA. Ho anche avuto paura che qualcuno potesse hackerare la sceneggiatura. Edward Snowden è stato fondamentale per il film, ci ha anche rilasciato un’intervista. Ha detto che il film è il più realistico possibile.

 

Joseph Gordon Levitt in Snowden di Oliver Stone

Nel film c’è un attacco ad Obama.

Di Obama vediamo semplicemente quello che ha detto lui stesso. Doveva portare avanti una riforma ma poi… Poteva cambiare le cose ma non l’ha fatto.

 

Nella disillusione del protagonista, ha trovato una corrispondenza con se stesso, dal punto di vista emotivo?

Ci sono analogie con quella che è la mia storia. Sono cresciuto come conservatore ma poi sono rimasto sconcertato dal Vietnam e altri avvenimenti. Ho quindi approfondito le mie conoscenze e studiato storia americana, tanto da avervi tratto il documentario The Untold History of the United States, ed è una storia terribile. L’ho finito nel 2013, quando è venuta fuori la storia di Snowden. Penso che il rapporto di Snowden con la sua ragazza (interpretata da Shailene Woodley) sia fondamentale per non fargli perdere l’anima. I giornalisti non si sono molto occupati di questo aspetto. Pure l’epilessia da cui è affetto fa parte della sua morte interiore. Snowden era favorevole a sorvegliare i terroristi… Ma perché invece arrivare alla sorveglianza di massa?

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