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26 MAGGIO - Cinema

35 anni per E.T. l’extra-terrestre: le curiosità di un classico senza tempo

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Il celebre film di Steven Spielberg compie 35 candeline. Per festeggiare E.T. l’extra-terrestre, ne ripercorriamo la storia attraverso alcune curiosità

 

Era il 26 maggio 1982 quando Steven Spielberg presentò a Cannes E.T. l’extra-terrestre, dove venne accolto con una standing ovation. 35 anni che sembrano molti meno, per una pellicola invecchiata benissimo e che ancora oggi regala emozioni a grandi e piccini. Vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui 4 premi Oscar (per il Miglior sonoro, montaggio sonoro, effetti speciali e colonna sonora di John Williams), E.T. l’extra-terrestre racconta la commovente storia dell’amicizia tutta particolare tra un ragazzino e un alieno precipitato sulla Terra.

Un film che ha cambiato il volto della fantascienza cinematografica, non più paranoica come durante il secondo dopoguerra né una space opera avventurosa alla Star Wars. Bensì una fantascienza più emozionale e ottimista. Un classico subito accolto positivamente da critica e pubblico, entrato di diritto nell’immaginario comune, tra infinite citazioni e omaggi.

Per festeggiarlo, vi raccontiamo qualche curiosità su uno di quei film da “vedere almeno una volta nella vita”.

 

E.T. l’extra-terrestre

 

Infanzia. La storia di E.T. venne inizialmente ispirata dall’infanzia di Spielberg stesso, che da piccolo aveva come amico immaginario un alieno, inventato per colmare il vuoto causatogli dal divorzio dei genitori.

 

In principio era l’horror. Il progetto embrionale di E.T. l’extra-terrestre doveva avere un taglio molto più horror. Il film, che si sarebbe dovuto intitolare Night Skies, avrebbe raccontato di un gruppo di alieni che terrorizza una famiglia di campagna. Ne venne scritta una prima bozza, poi messa da parte da Spielberg che non era interessato a un simile approccio per la storia che voleva raccontare. Il regista si dedicò invece con la sceneggiatrice Melissa Mathison a dare un tono più “favolistico” alla storia, mentre gli alieni cattivi del primo progetto divennero i fantasmi del thriller soprannaturale Poltergeist.

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E.T. l’extra-terrestre

 

Brutto ma non spaventoso. La sceneggiatrice Melissa Mathison e Spielberg decisero presto che l’alieno del film avrebbe dovuto assomigliare a “Una tartaruga senza guscio. L’amore e l’affetto che volevamo mostrare non si basava sull’essere carini”. Insomma, brutto sì, ma comunque non spaventoso.

 

Addio Columbia. Non fu lungimirante la Columbia Pictures, che doveva essere produttrice del film. Discutendone il copione lo definì infatti “uno stupido film della Walt Disney”. Il che portò Spielberg a rivolgersi alla Universal, con la quale portò avanti il progetto.

 

Alla ricerca di Elliott. Per il ruolo del protagonista Elliott, Spielberg provinò oltre 300 ragazzi. Henry Thomas convinse infine il regista non tanto durante la lettura del copione, tanto quando si mise a piangere, improvvisando, durante una scena in cui il governo porta via l’alieno. Al ragazzino venne infatti in mente il suo cane, deceduto tre anni prima.

 

Drew la bugiarda. L’allora 6enne Drew Barrymore ottenne il ruolo della piccola Gertie quando, durante i provini per Poltergeist, raccontò di essere la leader di una rock band chiamata Purple People Eaters, che era una brava cuoca e che aveva molti fratelli. Spielberg la descrisse come “un’adorabile bugiarda”. La giovane attrice gli piacque e, nonostante la scartò per Poltergeist, la chiamò poi per E.T.

 

Costruendo E.T. L’alieno di E.T. venne costruito da Carlo Rambaldi (che vinse l’Oscar per gli effetti speciali) secondo le indicazioni di Spielberg, che lo voleva alto un metro, con piedi grassocci e collo lungo. Pare che il suo viso fosse ispirato a quelli di Carl Sandburg, Albert Einstein ed Ernest Hemingway. I suoi occhi, ritenuti importanti per attrarre pubblico, furono realizzati dal personale dell’Eye Institute di Jules Stein. Le mani furono invece opera di Caprice Roth, un mimo professionista.

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Movimenti. Di E.T. ne vennero assemblati diversi modelli, con più teste da montare sul corpo. Costituiti da uno scheletro di alluminio e ferro, ricoperto da diversi strati di fibra di vetro, poliuretano e gomma, questi modelli avevano 87 punti di movimento, di cui 10 facciali. In alcune scene, una tuta a grandezza naturale veniva tuttavia indossata a turno da due nani e da un ragazzo 12enne nato senza gambe.

 

La voce. A fornire la voce base di E.T. fu l’anziana signora Pat Welsh, a causa del suo timbro molto roco dovuto ai due pacchetti di sigarette che la donna fumava quotidianamente. La voce venne in seguito aggiustata e, tra le altre cose, venne mixata al respiro di diversi animali.

 

E.T. l’extra-terrestre

 

Dottori. Furono dei veri medici, dell’Università del sud California, a interpretare il ruolo dei dottori che cercano di salvare la vita dell’alieno. Spielberg voleva infatti che le battute con termini tecnici suonassero naturali.

 

Addio Harrison. Un giovane Harrison Ford partecipò al film nel ruolo dell’insegnante di scienze di Elliott. Ma in fase di post-produzione il regista eliminò la scena. Il regista decise infatti di non mostrare facce adulte nella prima parte del film, eccetto quella della madre del protagonista.

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Camei. L’attrice Debra Winger appare in un cameo mascherata da infermiera zombie, durante la scena della festa di Halloween.

 

Riprese. Il film venne girato in ordine cronologico, il che aiutò molto i giovani interpreti, per i quali ogni giorno era una sorpresa. Per ottenere spontaneità nelle performance, Spielberg non usò quasi mai storyboard né marionette sul set.

 

Un grande successo. Distribuito in America nel settembre 1982, all’epoca E.T. realizzò il maggiore incasso di tutta la storia del cinema. Oggi è inserito al 24° posto della classifica dell’American Film Institute dei migliori 100 film statunitensi di tutti i tempi.

 

 

Reazioni celebri. Dopo aver assistito alla première londinese del film all’Empire Leicester Square, Lady Diana scoppiò a piangere. Visto il film a Cannes, Truffaut inviò invece un telegramma a Spielberg scrivendogli “Tu meriti di stare qui più di quanto lo meriti io”.

 

Auto-citazioni. La scena in cui Elliott e l’alieno volano nel cielo con la bicicletta, divenne in seguito il logo della Amblin Entertainment, la compagnia di produzione fondata da Spielberg nel 1981.

 

E.T. l’extra-terrestre

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