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Sinisa Mihajlovic: “Per adesso sto vincendo la mia battaglia”

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L’allenatore del Bologna racconta il percorso che ha affrontato e sta affrontando per combattere la leucemia

Il guerriero Sinisa Mihajlovic si è ritrovato all’improvviso a dover affrontare la sua più grande battaglia fuori dal campo. L’allenatore del Bologna questa estate ha raccontato di avere la leucemia.

Da allora è iniziato il percorso di cure, dividendosi tra famiglia ospedale e stadio. Sì perché Sinisa non si è mai arreso e condizioni mediche permettendo ha sempre cercato di esserci per i suoi giocatori.

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L’ex giocatore di Inter e Lazio si è così raccontato ai microfoni di “Verissimo”.

Per adesso la sto vincendo, anche se devo fare attenzione. Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante. Sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 giorni sono i più critici. Poi dopo è tutto in discesa, bisogna avere pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli bene sarebbe già un bel traguardo. Sono molto contento, non ci sono state complicazioni gravi e va benissimo così.

Il serbo ha raccontato, come aveva già fatto recentemente durante una conferenza stampa, tutto il doloroso percorso che ha dovuto affrontare e che continua a dover sostenere.

Ho fatto tredici chemioterapie in cinque giorni, ma già dopo il terzo avevano annientato tutto. Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato.

Eppure Sinisa ha sfoggiato tutta la forza che aveva anche per dare sostengo ai suoi figli e a sua moglie che più volte è stata da lui indicata come la persona con “più p***e oltre me!”.

 

Non chiamatelo comunque eroe, si definisce un uomo normale con pregi e difetti di tutti.

Ho solo affrontato questa cosa per come sono io, ma ognuno la deve affrontare come vuole e può. Nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere. L’importante è non avere rimpianti e non perdere mai la voglia di vivere e di combattere.

Non è mancato poi un ringraziamento a tutte le persone del mondo del calcio e non che lo hanno sostenuto in questi mesi, passando da Francesco Totti fino all’ex “uomo ragno” Walter Zenga.

E poi su Ibrahimovic a cui è molto legato:

Ibra è come un fratello, da giocatori ci siamo anche scontrati, poi dopo siamo diventati amici. Mi è dispiaciuto che non sia venuto qui ma capisco la scelta del Milan, anche se da noi si sarebbe divertito di più. Abbiamo un carattere molto simile e molto forte. Sono contento sia tornato in Italia, speriamo solo che contro di noi non possa giocare a causa di qualche ammonizione, così avremo un problema in meno!.

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