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24 SETTEMBRE - People / Televisione

Maria De Filippi: “Ho dovuto fare la tv a modo mio”

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La conduttrice si è raccontata nell’ultimo numero di “Vanity fair”

Maria De Filippi, una delle conduttrici più amate del panorama televisivo italiano esordiva in televisione a settembre del 1992: “Senza mai aver ambito a farlo né aver mai sostenuto un solo provino – racconta in un’intervista  Vanity Fair –  Lella Costa, la prima conduttrice di Amici, rimase incinta e non riuscivo a trovare una persona che potesse sostituirla né soprattutto mettere in atto quel che avevo in mente io”.

Parlando del primo Amici, sempre a Vanity, spiega:

Era tutto abbastanza sceneggiato. Alberto Silvestri, storico autore del Maurizio Costanzo Show e poi di Amici, sceglieva cinque o sei storie a puntata da far commentare ai ragazzi in studio. Quando mi dava il segnale io voltavo pagina e passavo all’altra. Pur nei confini di una sostanziale libertà ero “diretta”, ma presto cominciai a sperimentare altro. Quando una storia non mi interessava non la seguivo e non lo facevo per una sterile forma d’insubordinazione, ma soltanto perché mi sarebbe stato impossibile andare contro la mia natura.

Nel corso dell’intervista ha spiegato di aver sempre cercato di fare televisione a modo suo e di aver potuto contare sul sostegno di Maurizio Costanzo. Quando esordì aveva 30 anni e forse nemmeno lei, confida, non si sarebbe aspettato di rimanere così tanto nel mondo dello spettacolo.

Parlando di cosa sia per lei il lavoro spiega:

 

 

Da ragazza lo consideravo un elemento strumentale rispetto al resto del tempo. Oggi non ci rifletto più perché in effetti lavoro tantissimo. Ma il mio lavoro mi piace e lo svolgo in una condizione di assoluto privilegio perché posso scegliere le persone con cui dividere lo spazio e gli argomenti dell’avventura. Non sono una faccia in prestito gestita da una produzione che può imporre l’uno o l’altro conduttore a seconda delle stagioni, il maglione di lana o lo scollo a V, disinteressandosi completamente dell’impronta che ognuno di noi lascia sul terreno.

A tratti, in particolare nei primi anni, mi è pesato moltissimo. C’erano volte in cui leggevo le critiche e stavo proprio male. Però – e sto dicendo la verità – non ho mai inseguito il consenso e non ho modificato i miei gusti per strizzare l’occhio a qualcuno oppure ottenere un’identificazione. Non l’ho mai fatto e a un certo punto, per fortuna, anche nel giudizio critico le cose sono cambiate. Ma sono gli altri a essere venuti dalla mia parte, non io a subire una metamorfosi. Oggi comunque non soffro più.

 

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