06 AGOSTO - Interviste / Musica

The Jab: la scuola di “Amici”, il nuovo album e quell’incontro…

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Il loro ultimo brano si chiama “Bianca” e su Spotify sono in classifica con tutti e quattro i loro singoli

Hanno iniziato a compiere i primi passi nel mondo della musica insieme. Alessandro De Santis e Mario Francese sono i The Jab. Hanno partecipato ad Amici, hanno aperto il Liga Rock Park a Monza e stanno spopolando su Spotify: tutti e quattro i singoli che hanno pubblicato sono entrati nella Spotify New Music Friday (compresoBianca uscito lo scorso 5 luglio).

 

Vi siete cercati o il vostro è stato un incontro voluto dal destino?

Prima di incontrarci eravamo due studenti con la passione per la musica. La nostra fortuna è stata quella di conoscerci abbastanza giovani, permettendoci così di compiere i primi passi nel mondo della musica assieme. L’incontro è stato fortuito: la vecchia formazione, che non comprendeva Mario stava registrando delle demo in uno studio, nel quale Mario lavorava come stagista.

 

Che esperienza è stata quella di “Amici”?

 L’esperienza ad Amici è stata formativa sotto molti punti di vista. Anche se la nostra musica e la nostra personalità non sono state apprezzate fino in fondo, noi abbiamo imparato molto. Abbiamo velocizzato il nostro metodo di composizione e produzione, vista la grande quantità di brani da preparare settimanalmente. Inoltre abbiamo smussato un po’ di angoli del nostro carattere, per riuscire a convivere per mesi dentro le stesse mura.

 

 Il consiglio che vi è tornato più utile?

Di vedersi sempre in continua evoluzione, mai considerarsi arrivati. A qualsiasi età e dopo qualsiasi tipo di esperienza si può sempre imparare qualcosa.

 

Siete rimasti in contatto con altri ragazzi della scuola? 

Si, siamo ancora in contatto con molti dei ragazzi tra i quali Irama, Zic, Daniele Rommelli, Carmen e Luca Vismara.

 

Com’è nato il titolo dell’ultimo album “Tutti i manifesti”? 

 Il titolo parte da un gioco di parole presente nella prima traccia dell’album: “ma nei miei sogni tu ti manifesti”. Abbiamo inizialmente deciso di usare questo titolo in funzione di questo gioco di parole, dandogli a posteriori anche un significato sociale: siamo tutti il manifesto di noi stessi, siamo più pubblicità che sostanza.

 

Perché come primo singolo avete scelto “Bianca”?

Bianca è la prima canzone scritta dalla band con l’attuale formazione. È, perciò, un brano estremamente significativo per noi, oltre a presentare movenze vagamente estive, adatte al periodo di pubblicazione.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

La nostra ispirazione spazia su diversi generi. Possiamo definire i Twenty One Pilots come la nostra fonte principale, ma ammiriamo lo stile di molti artisti. Muse, Negramaro, Fask, Willie Peyote, ecc.

 

Se doveste sognare in grande qual è il primo desiderio che fareste uscire dal cassetto?

Negli anni i sogni hanno lasciato spazio agli obiettivi. Ma se dovessimo definire un nostro “sogno nel cassetto” sarebbe quello di una collaborazione (live o in studio) con i Twenty One Pilots.

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