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06 MARZO - Interviste

Michele Bravi: “Ecco chi sono le mie Anime di Carta”

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“Le anime di carta si tagliano sfiorandosi e si accartocciano stando insieme. Si rincorrono tra le pagine senza trovarsi e, sulla trama di quelle pagine, rendono indelebile la storia dei loro errori”

 

Si è nascosto dietro i testi  in inglese, si è rifugiato in un amore che non era giusto, ha commesso tanti errori che lo hanno portato al primo posto tra i dischi più venduti in Italia, ad una settimana dall’uscita. Abbiamo incontrato Michele Bravi dopo l’esperienza sanremese (in cui ci aveva raccontato l’ansia e le attese), ecco cosa ci ha raccontato del suo ultimo album “Anime di carta”.

“Ho preso delle scelte consapevolmente difficili. Se qualcuno mi avesse chiesto sei mesi fa: Sei contento di quello che stai facendo?’ Probabilmente avrei risposto di no e mi sarei messo a piangere come al mio solito. Però Sanremo mi serviva per dimostrare quanto erano giuste le scelte sbagliate. Fino a due settimane fa le cose non erano più così limpide. Avevo bisogno di trovare il mio modo giusto per capire la musica, come poteva raccontarmi e come io potevo raccontarla”.

Anime di carta è uscito il 24 febbraio e ad una sola settimana dall’uscita si è aggiudicato il primo posto della classifica ufficiale dei dischi più venduti in Italia.

“Ho iniziato a scrivere le prime cose di questo disco tre anni fa e soltanto a dicembre sono riuscito a finire il disco- continua Michele- Per me è un percorso non solo lavorativo, ma è un grandissimo percorso umano. Lavoro con la creatività, quindi, inevitabilmente lavoro e vita personale si incontrano… quando ho scelto il percorso che ho fatto ho scelto consapevolmente di iniziare a pensare tanto a me stesso. Sono stato male. Avevo bisogno di trovare il mio modo per uscirne, non credo di esserci riuscito, se sto ancora così!- ironizza il cantante mentre a stento trattiene le lacrime- però mi serviva poter dimostrare che la musica è vita. Questo disco è stata la mia seduta di psicoanalisi con me stesso. Volevo riflettere un po’ sulla mia vita, ho sempre problemi a rapportarmi con gli altri, dall’ambito familiare in poi, ho dei rapporti molto particolari. Non ho la minima percezione di come vivere la vita insieme. Non parlo solo di storie d’amore. Volevo capire bene e l’ho messo per iscritto, forse se ascolterò il disco tra un anno riuscirò a trovare una sintesi definitiva”.

Per chi si stesse chiedendo cosa voglia dire il titolo, a spiegarlo ci pensa il cantautore stesso:

“Bene o male siamo tutti anime di carta. La carta è quel materiale che è accessibile, che abbiamo tutti sempre vicino, non è ricercato, né prezioso, però è importante perché lì sopra ci scrivi tutto. Ci scrivi la tua storia. E se tu sei fatto di carta la tua storia non te la puoi strappare via di dosso, perché  ti fai male, perdi un pezzo di te stesso. E ho capito che quando inizi a convivere, ad attaccare la tua vita a quella di qualcun altro, in qualche modo devi prendere la forma dell’altra persona. E ci sono tanti modi per farlo, puoi diventare bellissimo, puoi accartocciarti, rovinarti, prendere fuoco, può succedere di tutto, non sai mai cosa può accadere. L’alternativa qual è? Rimanere un foglio piatto che quando lo guardi non ha contenuti. Io ho trovato i miei contenuti, quando ho smesso di autorifermi, quando ho capito che stavo condividendo la mia vita”.

“Le anime di carta si tagliano sfiorandosi e si accartocciano stando insieme. Si rincorrono tra le pagine senza trovarsi e, sulla trama di quelle pagine, rendono indelebile la storia dei loro errori”.

 

Quando guarda al passato, alla storia dolorosa che si è conclusa da poco, Michele non ha ripensamenti:

“Quando vivi la prima storia è la più bella perché non sai nulla dei problemi, non ti chiedi se quella persona ti potrebbe fare male, non sai nulla, ti dai a braccia aperte”.

Cosa è cambiato in questi anni?

“Rispetto ai primi dischi, in cui mi sentivo più forte, energico, ora sembro più instabile. Allo stesso tempo, però, sono molto più convinto di quello che dico perché quando parlo di questo disco parlo davvero della mia vita. Quando mi sento dire sono ‘solo tredici canzoni’, dico no ‘sono tre anni della mia vita! Da quando ho iniziato a vivere. Uno inizia a scegliere la propria vita a 18 anni, io adesso ne ho 22 e ho quel senso di possessività, gelosia, in qualche modo anche di spavalderia, che mi ha fatto decidere anche di presentarmi a Sanremo davanti a milioni di spettatori. Sono molto fragile, ma anche un po’ arrogante, ho scoperto quella spavalderia che mi mancava, togliendo ogni filtro”.

Quando parla Michele è un fiume in piena, “Parlo in italiano, perché così non avevo più la scusa dell’inglese, dove ci sono aggettivi che valgono per tutte le parti. Avevo bisogno di dire le cose come stavano, senza giri di parole. Avevo bisogno di togliere ogni sovrastruttura, io ho bisogno di cantare di me. Canto quello che sono e vivo quello che canto. Nel bene e nel male. Spero che questo disco possa dividere tanto, ho perso quella ridicola ambizione di dire ‘Spero che piaccia a tutti!’ no, io spero che la metà delle persone mi dicano ‘questo disco fa schifo!’, perché allora vuol dire che sono andato a intercettare proprio le persone a cui voglio parlare, esattamente quelle persone che la pensano come me, perché purtroppo lì fuori poi siamo tutti diversi. La musica, per me, è un motivo per sentirmi meno solo, per incontrare chi, come me pensa che là fuori ci sono solo Anime di carta. Io spero nel mio piccolo di esserci riuscito”.

E a giudicare dal risultato, ci è riuscito eccome!

 

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