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Sanremo 2020, Matteo Faustini: “Le favole mi hanno insegnato a sognare!”

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Ha vinto Area Sanremo e in gara al 70° Festival di Sanremo porterà “Nel bene e nel male”

“Non ho mai detto ‘caspita voglio fare il cantante’, ma è stato un amore al primo ascolto” Matteo Faustini è in gara tra le Nuove Proposte a Sanremo 2020. Sul palco dell’Ariston porterà “Nel bene e nel male”, un brano scritto da lui stesso insieme a Marco Rettani e farà parte dell’album d’esordio “Figli delle Favole” (Dischi dei Sognatori, distribuito da Warner Music Italia) in uscita venerdì 7 febbraio.

«Questo brano parla di radici, salde. Quante stanze del cuore abbiamo? Quante possiamo ospitarne? Quante anime scegliamo di farci entrare? Poche. Esserci significa dare una certezza solida, delle radici che, nel bene e nel male, nessuna tempesta potrà sradicare. Abbiamo tutti una parte di bene e una di male, quanti sono disposti ad amarle entrambe? Questo brano celebra l’insieme, che può esistere solo se entrambe le parti si conoscono e complementano».

Quando nasce l’amore per la musica? 

“Nasce con me. Non è una passione, ma una necessità. Non è una cosa che ho scelto, è sempre dentro di me e sarà sempre così. Per me la musica è un bisogno per tirar fuori quello che ho dentro, che mi fa stare male. È stato un amore al primo ascolto. Non c’è stato un momento in cui ho detto: ‘Caspita, voglio fare il cantante’, l’ho sentito da subito, quando da piccolissimo ascoltavo le melodie delle favole Disney e da subito provo a cantarle”.

Da piccolo cosa sognavi? 

“Avevo tre sogni. Uno era fare il cantante, quindi diciamo che sono rimasto coerente (ride, ndr), poi il direttore di banca, perchè mi piaceva contare i soldi, e infine il rugbista, perchè a mio papà piaceva il rugby”.

Se guardi al passato hai qualche rimpianto? 

“Ci penso spesso e mi ritengo fortunato, perchè no, per ora non ne ho!”.

Com’è nata la canzone che porti a Sanremo “Nel bene e nel male” ?

“Come gli altri brani, è nata da un’esigenza, da un bisogno di comunicare un preciso contenuto. In questo caso voleva essere un omaggio alla certezza dell’esserci. A quelle persone che ci sono veramente, non solo quando le cose vanno bene, ma soprattutto quando le cose vanno male. E non parlo solo di relazioni sentimentali, ma in generale. In ogni persona c’è una parte di bene e di male, bisogna riuscire a capire e amare entrambe, ma soprattutto a perdonare e risolvere la parte di male!”.

Qual è il bene che può fare male? E fin quando vale la pena farsi del male in nome del bene?

“C’è un limite. Come dico spesso, i limiti, i problemi e il male che abbiamo non sono tanto da accettare, poi da risolvere e smussare. Non basta dire ‘Sono fatto così’, bisogna cercare di migliorare. Per me esiste una bilancia interna e quando il bene pesa più del male allora avanti tutta. Quando, però, vedo che il male comincia a pesare più del bene, lì comincio a farmi delle domande sulla relazione, ma non parlo solo di coppie, ma con amici e familiari”.

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Le parole sono potenti. Le parole hanno un peso. Le parole fanno scendere i ponti levatoi. Le parole fanno innalzare muri. Le parole fanno bene. Le parole fanno male. Le parole, a volte, fanno. Un’immagine vale più di mille parole. Ecco il video di “nel bene e nel male”. Un video da guardare più volte per scavare in profondità e apprezzare i tanti gradi di lettura🌹 #MatteoFaustini #NelBeneENelMale #Videoclip @maurorussocalibro9

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Il tuo brano del cuore di Sanremo? Se avessi partecipato tra i ‘big’ che canzone avresti portato sul palco?

“Ho avuto un colpo di fulmine con una canzone di Giorgia ‘Di sole e d’azzurro’. Ero piccolissimo, ma ricordo che mi sono addirittura messo a piangere, mi era piaciuta tantissimo. Quella è la canzone del cuore di Sanremo”.

I tuoi riferimenti musicali?

“Ascolto tanta musica italiana. Mi piace molto il mondo di Tiziano Ferro, Marco Mengoni, Arisa, Elisa, Giorgia, tutto il pop. E ovviamente le canzoni dei grandi del passato, da Tenco a Dalla, Battisti, Bennato… però soprattutto quelli più moderni, vicini alla mia età”.

Il titolo del tuo album è “Figli delle favole”. Quanto credi nelle favole? Negli anni hai iniziato a crederci di meno?

“Io mi rifugiavo molto nelle favole perchè avevo paura di affrontare il mondo esterno, di mettermi in gioco, ma poi ho capito che la vita vera era diversa. Il mondo non è una favola e così ho detto ‘proviamo a portare un po’ del sorriso dei bimbi sperduti anche qui nel nostro pianeta del tesoro’. Con questo disco ho provato a trasmettere valori in cui credo tantissimo e che mi sono serviti molto. Ho imparato dalle favole!”.

Ma hai anche un altro lavoro… 

“Sì, sono maestro alle elementari, adesso sono in aspettativa, lavoro in provincia di Brescia, insegno musica ai bimbi”.

Ti piacciono i bambini?

“A volte sì, altre sono discutibili (scherza,ndr). Mi hanno insegnato tanto, soprattutto la pazienza, perchè non è tra le mie virtù principali. I bambini richiedono 10 di energia ma te ne danno 20. È un bel lavoro!”.

Il consiglio che porterai nel cuore sul palco di Sanremo?

“Di essere vero, perchè una canzone può essere più radiofonica di un’altra. Se sei vero, però arrivi ed è già una vittoria”.

 

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ABRA CADABRA 🐰🎩 Ecco la copertina del mio disco “FIGLI DELLE FAVOLE” Io sono un figlio delle favole, ci sono cresciuto, amo i valori che insegnano e ci credo tantissimo; a volte le favole però ci illudono, ci fanno credere che il mondo sia veramente così come viene descritto e quando scopriamo che in realtà è ben diverso, ci rifugiamo in un nascondiglio con la paura di provare davvero a realizzare i nostri sogni, con la paura di metterci in gioco, con la paura. Ho vissuto molti anni nel Paese delle Meraviglie, è da poco che ho capito che devo salutare i bimbi sperduti e portare un po' del loro sorriso sul nostro pianeta, il pianeta del tesoro. "Siam burattini fin da bambini, bibbidi bobbidi buoni o cattivi? Figli delle favole" #MatteoFaustini #FIgliDelleFavole #NuovoAlbum #NelBeneENelMale #Sanremo2020

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