16 MAGGIO - Interviste / Lifestyle / Musica / Spettacoli

La musica invade Milano, conosciamo meglio le quote rosa di Piano City🎹

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Da venerdì 17 a domenica 19 maggio il capoluogo lombardo diventa un teatro all’aperto dedicato al pianoforte

Sarà un weekend all’insegna della musica. Da venerdì 17 a domenica 19 maggio ogni angolo di Milano celebrerà questa forma d’arte. Saranno tanti i pianisti a esibirsi in diverse zone della città, dal centro alla periferia. Abbiamo intervistato alcune delle pianiste che si esibiranno. Elisa Tomellini, Giuseppina TorreGreta Lobefaro e Maddalena Giacopuzzi sono cresciute a suon di musica. C’è chi sogna di comporre una canzone per Ferzan Ozpetek, chi è pienamente convinta che le ali delle note possano portare fino a Los Angeles e chi si concentra sul presente e sui sogni più reali. Tutte hanno trovato nella musica un’amica fedele, una compagna inseparabile e un appiglio sicuro nelle incertezze della vita.

 

Giuseppina Torre

Partirà domani, venerdì 17 maggio, Piano City Milano, il festival di pianoforte che ogni anno dal 2012 trasforma la città in una grande sala da concerto! Oltre 50 ore di musica e 450 concerti gratuiti animeranno giorno e notte i molti centri di Milano e la sua ineguagliabile misura umana di quartieri, case, terrazze, grattacieli, parchi, giardini, cortili, gallerie d’arte e teatri.

 

Elisa Tomellini

Il colpo di fulmine con il pianoforte quando è arrivato?

ELISA TOMELLINI: “Avevo 5 anni e i miei genitori ascoltavano le Scene infantili di Schumann: in casa c’era un vecchio pianoforte a coda che nessuno suonava, io mi avvicinavo e, senza vedere i tasti, suonavo ciò che sentivo”.

GIUSEPPINA TORRE: “Il colpo di fulmine con il pianoforte è arrivato all’ età di quattro anni: mio zio mi regalò un pianoforte giocattolo con il quale riuscivo a riprodurre qualsiasi canzone ascoltassi alla radio , con grande stupore dei miei genitori. Poi una sera mio papà mi portò a vedere il concerto del Maestro Aldo Ciccolini e fu allora che decisi che da grande sarei voluta diventare una pianista. Il caso ha voluto che qualche anno fa durante un mio concerto a Nola ho suonato in un meraviglioso Steinway nella cui cassa armonica vi era l’autografo del grande Maestro … i segni del destino!”.

GRETA LOBEFARO: “Non so se è mai arrivato, i miei genitori sono entrambi pianisti, per cui è stato per me naturale l’avvio al pianoforte. Molto hanno fatto i premi nei miei primi concorsi. Vincere le varie coppe mi entusiasmava e mi rendeva orgogliosa e felice. Lo studio del piano ora fa parte di me, il sacrificio c’è, soprattutto nel conciliare gli impegni scolastici”.

MADDALENA GIACOPUZZI: “Il pianoforte è sempre stato parte integrante della mia famiglia, mia mamma e mio fratello maggiore sono pianisti, per cui per me è stato molto naturale avvicinarmi allo strumento. C’è da dire poi che da piccola avevo un rapporto molto stretto con mio fratello Jacopo, condividevamo giochi e hobby e io lo emulavo in tutto, ho iniziato a suonare semplicemente perché lo faceva già lui”.

 

Se pensi alla parola musica la prima cosa che ti viene in mente?

E. TOMELLINI: “Libertà di esprimersi”.

G. TORRE: “Una grande pace e serenità. Per me la musica è questo: ha una funzione catartica, ha il potere di farmi isolare dai problemi quotidiani e riesce a rasserenarmi sempre”.

G. LOBEFARO: “La musica è qualcosa di indefinito e impalpabile, forse l’unica arte non oggettivamente concreta. Essere brava musicista è saper indagare nella partitura e scoprirne i segreti. Credo che nessuna arte come la musica scruti così profondamente nell’animo umano”.

M. GIACOPUZZI: “La varietà di immagini che la musica può ispirare è talmente vasta che non riesco ad afferrarne solo una, poiché riesce a racchiudere le sfaccettature dell’universo umano, in tutta la sua complessità”.

 

Piano City conferisce un’aura magica alla città di Milano. Che emozioni regala esibirsi in una cornice così suggestiva? 

E. TOMELLINI: “Il pubblico di Piano City é il pubblico che mi piacerebbe vedere anche in sala da concerto, entusiasta, genuino, desideroso di passare momenti gioiosi, credo sia questo il segreto di Piano City, oltre alle cornici magnifiche e varie”.

G. LOBEFARO: “È bellissimo vedere una città così cosmopolita essere “invasa” dalla musica e dal pianoforte con tutte le sue sfumature, dal jazz alla classica e ad ogni tipo di genere. E’ una idea fantastica che avvicina proprio tutti”.

G. TORRE: “Nei tre giorni di Piano City, Milano si arricchisce del suono del Pianoforte conferendo alla città un’aurea magica. In ogni angolo, palazzo, luogo di interesse culturale si respira Arte, nutrimento per la nostra Anima. Per me avere la possibilità di ripetere l’appuntamento di Piano City è un privilegio, dato che considero Milano una finestra sull’Europa, significa avere la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico variegato ma soprattutto curioso e molto attento”.

M. GIACOPUZZI: “È il quarto anno che torno, ogni volta ho suonato in location completamente diverse (dai Bagni Misteriosi alla GAM) e trovo sempre molto stimolante scoprire come anche per me l’idea di concerto muta e si evolve in base al luogo, all’atmosfera e alla partecipazione del pubblico. Da spettatrice invece trovo meraviglioso poter camminare per Milano e scoprire performance innovative nei luoghi più inaspettati”.

Maddalena Giacopuzzi

 

Se chiudi gli occhi, il viaggio attraverso le note dove ti porta o dove vorresti essere portata?

E. TOMELLINI: “Nella natura, a mio avviso ‘il luogo ultimo’, mia primaria fonte di ispirazione e mio costante desiderio”.

G. LOBEFARO: “In esecuzione bisogna essere ben presenti e mai farsi trasportare troppo, potrebbe rivelarsi un errore. Ogni compositore ha le sue caratteristiche e le sue attrattive”.

G. TORRE: “Vorrei volare, trasportata sulle ali delle note, a Los Angeles, metropoli alla quale sono affettivamente legata, e a Santa Monica per godermi uno dei tramonti più belli che i miei occhi hanno visto”.

M. GIACOPUZZI: “Lo trovo più un viaggio introspettivo, attraverso la musica riesco a toccare corde della mia persona che altrimenti rimarrebbero oscure”.

 

Il tuo sogno nel cassetto? 

E. TOMELLINI: “Viaggiare a piedi per tutto il mondo”.

G. LOBEFARO: “Naturalmente, diventare una brava concertista!”.

G. TORRE: “Comporre la colonna sonora per uno dei miei registi preferiti: Ferzan Ozpetek”.

M. GIACOPUZZI: “Non si può dire, altrimenti non si avvera! In realtà i miei sogni sono abbastanza realistici, mi piace fantasticare su cose che so poter essere realizzabili”.

La canzone che hai in testa in questo periodo?

E. TOMELLINI: “Ultimamente la musica di Francesco Grillo, composta per il nostro duo e che mi piace davvero tanto”.

G. LOBEFARO: “In verità in questo momento non ho nessuna canzone in testa!”.

G. TORRE: “Certe donne brillano di Ligabue”.

M. GIACOPUZZI: “Continuano a cambiare, ora che sto preparando il concerto di domenica in cui suonerò in duo con Eleonora Wegher trascrizioni da balletti di Tchaikovsky e Prokofiev, finite le prove non riesco a togliermi il Valzer dei fiori dalla testa”.

 

Che ruolo ha la musica nella tua vita? 

E. TOMELLINI: “Ogni istante, o studio, o progetto, o sto coi musicisti ma nonostante ciò non posso dire sia primario; é solo il mio modo di parlare”.

G. LOBEFARO: “Senza alcun dubbio centrale, le ore di studio occupano buona parte delle mie giornate, ma sono una ragazza normalissima a cui piace condividere i propri momenti con amici e compagni”.

G. TORRE: “È il centro di tutto il mio universo ed è per me linfa vitale!”.

M. GIACOPUZZI: “È diventato un bisogno quotidiano primario, come mangiare, dormire o lavarsi i denti”.

Greta Lobefaro

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