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28 FEBBRAIO - Interviste

Guglielmo Stendardo: l’avvocato – calciatore che ama lo sport e il diritto

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Il difensore del Pescara ha raccontato com’è nato l’interesse per l’ambito giuridico e di come sia innamorato della sua città 

Così come fa in campo, dove è un difensore, Guglielmo Stendardo difende e loda le sue radici. Il mare e Napoli sono due amori imprescindibili che forse l’hanno forgiato sia come uomo che come sportivo. Willy, come lo chiamano i tifosi e gli amici, non è “solo” un calciatore del Pescara. Stendardo sovverte tutti gli stereotipi del giocatore ignorante, prima laureato e poi avvocato. L’avvocato Stendardo è un uomo riservato che ha cambiato diverse squadre, che crede nel diritto e che non dimentica la sua Napoli.

Come ti stai trovando a Pescara?

È una città molto bella, calorosa, città di mare…come Napoli. Purtroppo dal punto di vista sportivo i risultati non sono dei migliori però cercheremo di fare il massimo per ottenere la salvezza che al momento sembra molto difficile, però la squadra farà di tutto per chiudere il campionato con grande dignità e nel calcio…mai dire mai. Potrebbe succedere di tutto e finché l’aritmetica non ci condannerà, daremo filo da torcere a tutti.

Com’è essere allenati da Zeman e cosa è cambiato con il suo arrivo a livello psicologico e tecnico?

Zeman lo conoscete…è un maestro di calcio è una persona molto ironica e nonostante sia schivo e riservato, nello spogliatoio è molto simpatico e quindi anche divertente. Credo che lui, finora, abbia fatto più un lavoro a livello mentale e psicologico perché da poco è a Pescara, quindi abbiamo lavorato meno, rispetto a quello che sarà il suo metodo. I primi movimenti, comunque, si iniziano a intravedere. Il modo di allenarsi è cambiato perché il mister lavora molto ed è celebre anche per questo. Sono certo che l’attività che faremo quotidianamente potrà darci dei benefici.

Come sono i fatidici gradoni?

Sì è una metodologia nuova che sicuramente porterà miglioramenti. Il mister sa meglio di noi quali possono essere i vantaggi che possiamo ottenere da questo tipo di allenamento.

Sei uno dei pochi calciatori a essersi laureato, come mai hai scelto proprio giurisprudenza? Cosa avresti fatto se non fossi diventato calciatore?

Il diritto è sempre stato qualcosa che mi ha appassionato, credo molto nel principio di legalità, credo che una società dove non ci sia il rispetto delle regole non sia una società democratica. Il principio di legalità mi ha sempre ispirato, conoscere quali sono le leggi, i diritti e i doveri che regolano i rapporti tra i cittadini, tra le istituzioni mi ha sempre affascinato e allo stesso tempo questa materia è diventata mia. Al momento gioco ancora a calcio e preferisco concentrarmi su questo e poi un domani, spero, di coniugare le conoscenze giuridiche, quelle acquisite dopo la laurea e l’esame da avvocato, alla carriera calcistica.

Hai fatto l’esame da avvocato e c’erano state diverse polemiche perché avevi saltato una partita per farlo…

È stata un’esperienza che mi ha segnato tanto perché l’esame da avvocato è forse una delle prove più difficili. Nel calcio vogliamo tanto che i ragazzi possano studiare, possano conciliare lo studio con l’attività agonistica e in quel caso ci furono dei problemi…ma credo che sia tutto superato. Mi auguro di poter essere un esempio per i giovani calciatori che iniziano questa carriera e che cercano di far combaciare studio e sport. Il calcio è un grosso punto interrogativo è qualcosa che anche se meraviglioso e unico – noi siamo dei privilegiati, facciamo il lavoro più bello del mondo – è a tempo determinato.

E nella vita privata di Stendardo che si dice, c’è l’amore?

Non parlo molto della mia vita privata, non mi piace, dico soltanto che amo la famiglia e spero che al più presto possa averne una.

Quale città in cui hai giocato ti è rimasta nel cuore?

Napoli è la mia città, mi reputo un fortunato a esserci nato. Napoli ti regala delle emozioni uniche, indelebili, ma non ti parlo solo da calciatore, la “napoletanità” credo sia qualcosa che mi porterò sempre nel cuore: la musica, la cultura, i paesaggi, il cibo, il clima, la gente….E poi anche Catania … amo la Sicilia, perché credo sia la terra più bella d’Italia. Non a caso Napoli era la capitale del Regno delle due Sicilie, poi arrivò Garibaldi…A dire il vero mi sono trovato bene in tutte le città in cui ho giocato. Sono stato alla grande a Genova, dove ho giocato 4 anni e mezzo…a Salerno, 6 mesi, a Perugia. E poi Roma, sette anni indimenticabili, forse Roma è stata la parentesi più importante calcistica: con la Lazio sono riuscito ad andare in Champions League e ho continuato gli studi. Anche di Torino ho un bel ricordo così come di Bergamo, dove ho trascorso 5 anni.

Qual è il tuo rapporto con i social e come li utilizzi?

Non sono contro i social anche se ho solo Twitter che uso poco. Credo che internet sia stata forse l’invenzione più importante del secolo scorso perché ci ha cambiato la vita. Come in ogni cosa, quando un uso diventa abuso si va nell’errore, usati correttamente diventano mezzi importanti dove pubblicizzare ciò che si fa di buono.

Sei uno degli assidui frequentatori del Vip Champion, che significa questa manifestazione per te?

Una manifestazione che si svolge in una delle località più belle, Capri. È un’occasione per rivedere tanti amici, calciatori e non. Evento che organizzano due miei amici (Giuliano e Maria Annigliato): ogni anno è bello ritrovarsi dopo una stagione sportiva lunga e stancante.

 

 

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