19 NOVEMBRE - Interviste / Musica / People

I “pensieri inversi” di Gazzelle: «Vi svelo come sopravvivere a un amore finito»

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Abbiamo incontrato il cantautore alla presentazione del suo libro “Limbo-Pensieri Inversi” a Milano Book City 

Abbiamo incontrato Gazzelle per la prima volta in veste di scrittore, in occasione della presentazione del suo primo libro “Limbo- Pensieri Inversi” (Rizzoli) a Milano durante la “Book City”.
Si spoglia dal nome che lo ha reso famoso prima agli affezionati indie e poi al pubblico mainstream e rimane semplicemente Flavio Pardini, un ragazzo di 29 anni, nato a Roma.

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Ciao regà, ho scritto un libro di poesie 🌹 “LIMBO” Da mercoledì si potrà preordinare e il 2 luglio sarà fuori ovunque! @rizzolilibri 💙

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Citi spesso Roma nelle tue canzoni, quanto ha influenzato la tua musica?

“Non può non avermi influenzato. Roma è bella in modo sfacciato, sembra dirci quasi di non essere alla sua altezza. La sua imponenza, la sua storia la rende unica e forse proprio per questo ti fa sentire inadeguato, ma è la mia città e la amo”.

Com’è nata l’idea di scrivere un libro?

“Per due motivi fondamentali. Uno è perchè volevo farlo. Fin da piccolo ho sempre scritto non solo canzoni, ma anche filastrocche, poesie e racconti. Era una necessità. Il secondo è per una rivincita. Per dire alla mia professoressa d’italiano che è una stronza, che non ha mai creduto in me, e il libro è stato un modo per dire ‘Guarda dove sono arrivato io, io ho scritto un libro e tu invece?’ “.

Che liceo hai frequentato?

“Il Mamiani a Roma (liceo classico tra i più antichi della Capitale, ndr), anche se sono rimasto bloccato diversi anni… diciamo che la scuola non era il mio forte!”.

In Sbatti canti “E ci arriveremo stanchi ai nostri primi 30 anni”… tu come ci stai arrivando e cosa volevi dire?

“Stanco (ride, ndr). Volevo dire che la nostra generazione ha vissuto ansie, preoccupazioni di un periodo storico che l’ha costretta a crescere in fretta. Per stare al passo con la tecnologia, con le novità, con i problemi abbiamo dimenticato la spensieratezza… anche nel lavoro. Io ho realizzato il mio sogno, perchè ora vivo di musica, ma per molti non è così”.

E allora perché cantare “Faremo sogni grandi ma senza realizzarli”?

“Questo verso è una promessa, come se dicessi ‘Ti prometto che sogneremo in grande, ma ti giuro che non li realizzeremo  maiquei sogni, in modo da sognare ancora’. Perchè quando realizzi un sogno poi non è detto che tu possa continuare a sognare. Sognare, invece, è molto più romantico. Ci fa stare meglio sognare che realizzare un sogno”.

Nei versi delle tue canzoni citi spesso nomi femminili, sono nomi reali?

“A volte sì, quando voglio far sapere alla ragazza in questione che la canzone è per lei, altre, invece, no. Tipo “Greta” non esiste, non volevo dare alla sottoscritta la soddisfazione di dire che le avevo dedicato una canzone!!!”

E invece Giulia “l’amica iena” esiste davvero?

“Questo non posso dirlo (ride, ndr)”.

Spesso usi l’ironia per dire quello che pensi…

“Credo sia un buon mezzo per sdrammatizzare le cose. Sì, la ragazza ti ha lasciato, magari in quel momento stai male, ma se lo paragoni al fatto che il pianeta sta morendo allora pensi #sticazzi, tanto moriremo tutti!”.

Lo senti molto il problema ambientale?

“No, per niente (ironizza, ndr). Ora va di moda dire salviamo il pianeta. Io, invece, ci tengo a dirlo sono contrario, non vedo l’ora che il mondo finisca!!!”.

La malinconia è un po’ il leitmotiv delle tue canzoni, ma è vero che stai meglio solo?

“Sì, la solitudine è molto più produttiva per me. Scrivo solo quando sono solo, quando sono giù. Anche se Punk (l’ultimo album, ndr) è nato in studio a Milano”.

Hai già in mente di scrivere un altro libro?

“Mah, in realtà mi piacerebbe scrivere un romanzo. Inventare storie!”.

Tipo?

“Di fantascienza magari, con Greta Thumberg che si sposta ma senza prendere aerei, o chissà un thriller!”.

Ci sveli che ti ricorda lo zucchero filato?

“Quella canzone è molto meno poetica di come sembra. In realtà è una frase che ho detto ad una mia ex da ubriaco. Eravamo stati al lunapark e avevamo mangiato zucchero filato, appunto. Una sera la rivedo e le vado incontro sbiascicando ‘Te lo ricordi lo zucchero filato’? e poi la sera stessa ho scritto la canzone”.

E no, a quanto pare non lo ricordava… visto che non è finita bene!!!

 

 

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