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Il nuovo libro di Rula Jebreal: “Il cambiamento che meritiamo”

08 Marzo 21 / Scritto da:

Un anno fa il racconto e la storia della madre

Nel giorno della Festa della donna viene resa nota l’uscita del nuovo libro di Rula Jebreal, “Il cambiamento che meritiamo” (disponibile da oggi e edito da Longanesi) giornalista di origini palestinesi che proprio un anno fa raccontava sul palco dell’Ariston la drammatica esperienza vissuta dalla madre Nadia.

Una storia di violenza che purtroppo non è un singolo caso ma ormai diventata costume ecco che così nel suo libro la Jebreal parla proprio delle disparità di trattamento e della violenza di genere di oggi ancora sentiamo tanto parlare e per cui servono strumenti di lotta potenti.

La violenza sulle donne è un virus aggressivo, persistente, letale. Se la malattia si nutre di silenzio, la guarigione invece inizia con le parole. Ma trovarle, e trovare la forza per lasciarle uscire alla luce, è il gesto più difficile e coraggioso che una vittima possa compiere. Lo so bene perché combatto con questo rituale da quando avevo sei anni e, seduta sul mio letto a gambe incrociate, cercavo ogni sera parole diverse per raccontare il dolore, mio o delle altre bambine sedute in cerchio intorno a me. Eravamo le orfane di Dar Al-Tifel, la scuola fondata da Hind al-Husseini a Gerusalemme per dare accoglienza alle bambine vittime della guerra che infuriava in Palestina. (…) Ci sentivamo sole, impotenti, terrorizzate, ma nella casa di Hind, tutte insieme, alla sera, compivamo un rituale spontaneo di condivisione e catarsi. Ogni notte, prima di rimboccarci a vicenda le coperte, a turno una di noi iniziava a raccontare una storia – la propria o quella di un’altra.

Nelle pagine del libro approfondisce e amplia il discorso: a che punto è la battaglia per i diritti nel nostro Paese e nel mondo? Chi sono le attiviste di questa battaglia? Chi minaccia le vittorie ottenute sino a ora dalle donne? Perché movimenti rivoluzionari come il Me Too in Italia sono stati derubricati a fenomeni di costume? Perché uomini apertamente maschilisti vengono considerati opinion makers e godono di popolarità televisiva?

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