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26 GIUGNO - Gossip / People

Il Codacons contro Wanda Nara: accusata di usare le figlie per pubblicità

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La moglie e agente di Icardi userebbe le bambine per pubblicizzare il suo brand di cosmesi

Il Codacons, dopo la denuncia a Fedez e Chiara Ferragni ha rivolto alcune accuse a Wanda Nara, moglie e agente dell’attaccante argentino del Paris Saint Germain Mauro Icardi.

Secondo l’associazione che tutela i consumatori la donna userebbe le bambine Francesca e Isabella, per pubblicizzare i suoi prodotti e la sua linea di make up. Come riporta ADN Kronos ecco l’accusa presentata dal Codacons.

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Sulla pagina Instagram di Wanda Nara sono state diffuse foto in cui bambini vengono utilizzati per pubblicizzare un brand (lo stesso usato dalla nota influencer) con pose e atteggiamenti idonei a ledere l’immagine del minore ed il sentimento dei minori che vedono tali foto. Una diffusione assolutamente pericolosa, in quanto con esse si veicola l’identità e l’intimità di un bambino in tenera età e lo si fa attribuendo ad un viso di bambina il corpo di una donna.

 

La donna è anche accusate di aver esposto le piccole, di 5 e 3 anni senza pensare alla loro strumentalizzazione e senza pensare alla sovraesposizione mediatica.

Al di là di ciò che può essere un gioco, la consapevolezza di utilizzare in siffatto modo l’immagine del bimbo/bimba si aggrava laddove chi fa tale uso si serve della propria notorietà e si rivolge ad una vasta gamma di soggetti dei quali non è in grado di conoscere e controllare il livello di affidabilità. Si tratta, invero, di una pericolosa tendenza, che sta assumendo contorni sempre più rilevanti e che si innesta nel problema di più ampio respiro dell’uso sconsiderato della rete, in cui, accanto ad una indiscussa facilitazione della comunicazione globale, della circolazione di idee e della diffusione di informazioni, si staglia imponente il fenomeno del concreto rischio di danni a quell’enorme platea di minori che quotidianamente gravita, più o meno consapevolmente, intorno al web e alle sue immagini.

L’associazione ha così chiesto a Instagram e Facebook che i video, in virtù di uno degli otto articoli delle Regole di Pechino che esortano alla tutela della vita privata, vengano rimossi dalla pagina dell’argentina.

 

 

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