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10 GIUGNO - Interviste / People

Giulia Salemi: “Tutta la mia storia in un libro”

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L’influencer si racconta a 360 gradi in un libro-diario. Razzismo, bullismo, violenza e cuore infranto. La Salemi con le sue esperienze vuole aiutare e spronare i suoi lettori

“Giuri di dire tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità? Sì, lo giuro”. È questa la promessa che Giulia Salemi ha deciso fare ai suoi lettori nel libro “Agli uomini ho sempre preferito il cioccolato”. In tutte le pagine, senza filtri, ti prende per mano e ti racconta la sua vita.

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Pronta per la prova costume 😂 #agliuominihosemprepreferitoilcioccolato

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Come mai hai deciso di raccontare la tua storia?
“Da settembre-ottobre scorso è nata dentro di me una “Nuova Giulia”. Ho acquisito la consapevolezza di amarmi e di bastarmi. Quindi ho deciso di iniziare questa nuova avventura per mettere un punto dai miei 0 ai 26anni. Mi sono detta: ‘Perché non raccontarmi a pieno?’. Dimostro come una ragazza qualsiasi riesce con tanta fatica e sacrifici a coronare il suo sogno. È un racconto vero e super motivazionale”.

 

Ripercorriamo la tua vita. Affronti il tema del razzismo, racconti quanto sia stato difficile crescere da italo-iraniano in una piccola realtà di provincia. La discriminazione razziale proprio in questi giorni è su tutte le pagine di giornale per la morte di George Floyd (afroamericano ucciso lo scorso 25 maggio da un agente di polizia, ndr)  e grazie al movimento Black Lives Matter.

“Non ho la soluzione per risolvere il problema del razzismo, ma da vittima ho deciso di comportarmi e di diventare una persona migliore. Bisogna ricordarsi che alla base del razzismo c’è l’ignoranza e il non sapere. Io sono nata in una famiglia “diversa” dove mi hanno sempre insegnato ad apprezzare il “diverso”. Scuola e famiglia dovrebbero trasmettere degli insegnamenti. Secondo me tutto parte da lì. Solo che la scuola può essere considerata il cuore di questo male. I ragazzini delle elementari e medie non sempre sono gentili. Quando ero piccola non parlavo delle offese ai miei genitori. Mi sono tenuta tutto dentro, sbagliando. Ho anche capito che per tanto tempo ho dato troppa importanza al parere di persone che non mi accettavano per come ero”.

 

Una sorta di “Sindrome del non sentirsi mai abbastanza”?

“Sì, all’epoca davo troppa importanza ai giudizi altrui. Poi ho smesso di cambiare per gli altri per sentirmi accettata. Se non sei abbastanza per una persona, non significa che non sei abbastanza per un altro”.

 

Quando hai cambiato punto di vista?

“Quando il mio “nido si è infranto”, ovvero si sono separati i miei genitori, ho capito quali fossero le vere priorità nella vita. È proprio qui che ho smesso di rincorrere gli apprezzamenti delle persone. Sono cresciuta precocemente. E poi ho trovato il coraggio di mollare tutto per inseguire il mio sogno a Milano”.

 

La Milano che sognavi non sempre era come nella realtà. E qui il tuo rapporto con il cibo è cambiato.

“In un periodo ho sentito un disagio dentro di me. Mi guardavo allo specchio e non mi piacevo. Allo stesso tempo però non facevo niente per cambiare. Il cibo era diventato la mia valvola di sfogo. Ero entrata in un tunnel doloroso e pericoloso. Non mi piacevo e mangiavo. Mangiavo e non mi piacevo. Avevo un rapporto ossessivo e malato con il cibo. Poi, ho capito che nei momenti difficili il cibo non è la soluzione. Bisogna reagire, mangiare sano, andare in palestra. Con il tempo, la maturità ed esperienze come il “Grande Fratello” ho imparato ad amare il mio corpo. Ora è la mia priorità”.

 

Nel 2016 per un vestito arancione indossato sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia, sei stata Ia protagonista di una vera e propria tempesta mediatica e vittima di cyberbullismo.

“Sono stata massacrata per quel vestito. Mi sono ritrovata inconsapevolmente in un circo mediatico. Il mio errore è stato indossare incoscientemente un capo da modella. Che poi se fossimo stati in America non si sarebbe mai scatenato tutto questo. I red carpet con Bella Hadid e Kendall Jenner sono molto provocatori. Nel mentre ci sono stata molto male. Oggi ti posso dire che non mi pento di quello che ho fatto, mi ha aiutato a crescere”.

 

Alla tua recente storia sentimentale (avuta con Francesco Monte, ndr) hai dedicato il capitolo “La verità è che non gli piaci abbastanza”.

“Puoi decidere di rimanere aggrappati al passato o di prendere consapevolezza di quello che sta succedendo. Quando ti accorgi che i pezzi del puzzle non si incastrano devi accettarlo e andare avanti. È stata una persona importante. Come in tutte le relazioni c’è stato del bene e del male. Quest’ultimo piano piano si dimentica, il bene rimane. Ogni esperienza deve essere costruttiva. Devo essere onesta, nel libro ho giurato di dire tutta la verità, ma su questo argomento ci sono dettagli che non mi sento ancora pronta di raccontare”.

 

Secondo te perché si continua a cercare il principe azzurro?

“Perché ci hanno cresciuto con questa favola. Anche io sono un’eterna sognatrice. Come però diceva Marilyn Monroe: “ O sei la principessa che aspetta di essere salvata o sei la guerriera che si salva da sé…”. Io ho scelto di essere la guerriera. Non tutti gli uomini che ho incontrato si sono comportati correttamente. Ho deciso di raccontare quando un ragazzo mi ha tirato uno schiaffo. La violenza sulle donne è un problema. Bisogna parlarne e soprattutto denunciare. Io ho avuto la forza di reagire. Di non rivederlo più. Ma gli uomini violenti non si fermano mai a uno schiaffo. È solo il primo campanello di allarme“.

(Se sei vittima di violenza e stalking puoi trovare aiuto chiamando il 1522. Il numero è gratuito e attivo 24h su 24)

 

Per concludere, alla fine “È sempre meglio il cioccolato”?

“Beh gli uomini vanno e vengono, il cioccolato resta. E con lui siamo sicure di provare un orgasmo”.

 

 

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