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20 APRILE - People

Aristide Malnati: “Vi racconto la mia Isola”

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L’isola che non c’è è diventata subito, almeno nel mio caso, la isla bonita. Temevo di andare nella città dolente, nell’eterno dolore, tra la perduta gente dell’Inferno dantesco, ma subito, sempre con l’Alighieri, sono passato a riveder le stelle. Le stelle, punte di spilli della stellata dei tropici, che hanno illuminato le notti a curare il fuoco con Enzo Salvi e Fiordaliso: un distillato di emozioni, una carrellata di racconti di antichi miti e dei fondamenti dei giganti del pensiero greco, che ho proposto loro, facendo partire profonde riflessioni, amplificate dalla magia del contesto. E con Fiorda ed Enzo anche il resto dei naufraghi era, chi più chi meno, abbacinato dalle antiche gesta degli eroi greci o dei faraoni egizi; e stimolato, per non dire divertito da paragoni, a volte lusinghieri, ma a volte irriverenti, che ho fatto tra ciascuno di loro e omologhi di 2-3000 anni fa.

Ecco la mia Isola, spero, anzi credo di averlo comunicato, è stata un’esperienza tra sogno e mondo reale, tra realtà e fuga dalla stessa sulla scia del salto temporale generato dalle storie di antiche civiltà.

Insomma un’esperienza olistica, che in greco antico nient’altro vuol dire che totalizzante. Questa è stata l’isola dei famosi, nel mio caso, ma, credo senza timore di sbagliarmi, anche per molti altri. Ho pianto (le lacrime sono sgorgate copiose ben 5 volte: non piangevo da 20 anni..) e ho riso; ho patito (anche fisicamente) e gioito; ho anche amato, la vita almeno, l’ho amata come non è possibile fare coi filtri della civiltà e del benessere, ma l’ho avuta anche in uggia: odi et amo, scriveva Catullo (e l’ho recitata alla Bonas e a Patricia Contreras, che nude applaudivano): Catullo lo scriveva per una persona, che lo faceva impazzire, Lesbia, io per un territorio fisico e metafisico, l’Isola (le isole), che mi hanno ospitato per un mese (5 puntate).

L’Isola dei famosi è stata per me Playa Soledad: è ovvio che sia così. La solitudine totale e, forse, rigenerante di un lembo di terra, di ostile natura leopardiana, con cui si deve fondere, se no precipiti in un incubo. E’ facile dirlo (“sto bene da solo, così ho i miei spazi”: chi non l’ha mai detto? ma chi l’ha realmente fatto, senza l’assillo confortante del cellulare, amico irrinunciabile?) Ebbene io l’ho fatto, l’avete visto. A Playa della solitudine ho vissuto la metafora dell’abbandono e della perdita degli orizzonti, ma ho vissuto, finalmente dopo lungo tempo (dal periodo degli scavi archeologici in Egitto). E vivere (nel senso latino: godersi appieno l’esistenza) mi ha ricaricato il fisico, dopo gli stenti dei problemi intestinali (risolti anche grazie a una flebo) e mi ha rilanciato verso la battaglia, come fece l’eroe greco Filottete (leggetevi l’omonima tragedia di Sofocle), che, ferito a un piede, fugge su un’isola solitaria (guarda un po’..), vince la cancrena, e torna in battaglia, decisivo per la vittoria.

Ma l’Isola è un game, il gioco, crudele nelle sue dinamiche. Non c’è una tattica per vincerlo, ciascuno usa la propria. E subito le strategie sono state messe in atto. Ragazzini irriverenti e terribili (Jonas e Mercedesz, poi Gracia e Christian) hanno da subito messo in atto il piano di lesa maestà, con lucidità e consapevolezza scientifiche. E inevitabilmente è avvenuta la caduta degli dèi, anzi dell’unica divinità vera, dell’ape regina, della faraona Hatshepsut, la regina egizia, che per 22 anni pensò di dominare in riva al Nilo, ma della quale, una volta spodestata, venne cancellata ogni traccia. Simona Ventura è fuori dal gioco: Davide ha fatto fuori Golia (il fido Orfei), in un inconsapevole e inevitabile tradimento, che ha il sapore di un antico intrigo di corte. Ma, è ovvio, il domatore di tigri, è stato supportato dalle armate ispanico-magiare nel televoto: i gruppi a sostegno di Jonas e Mercedesz (di Malaga lui, ungherese da parte di madre, lei, la bellissima Afrodite del Danubio) hanno sostenuto il figlio di Moira, sempre più apprezzato, ma forse non a sufficienza per mandare a casa un pezzo di storia della TV patria.

Continua…

Aristide Malnati

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