29 APRILE - People

Ai gay non bastano le buone intenzioni

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Si parla del mondo omosessuale

Care lettrici, cari lettori, ultimamente si fa un gran parlare del mondo gay. Anche troppo.

Secoli di emarginazione e di frustrato silenzio che la cultura omosessuale si porta sulle spalle, il bullismo che spesso rovina chi vive questa realtà, la paura nel vivere serenamente la propria sessualità legittimando la voglia di esporsi (a volte di sovraesporsi) di questi tempi. Ma non giustificano il parossismo. Come il caso di quella donna che a 61 anni si ritrova madre e nonna allo stesso tempo per aver concepito in vitro il figlio di suo figlio gay. Una notizia che francamente avrei preferito non leggere.

Molti amici mi chiedono se secondo me sia facile stare al mondo per un omosessuale. E ogni volta rispondo che no, non lo è. Pesano ancora i pregiudizi, il considerare anormale (cioè a dire fuori dalla norma) la sessualità, che poi è la cosa più normale che esista (parlo di sessualità, non di procreazione).

Invece in tv, come sui giornali, si fa a gara a dire quanto sia normale essere gay, si sensibilizzano genitori e famiglie ad accogliere con gioia e serenità questa realtà. Ci si riempie la bocca di belle parole e di nobili intenti. Ma la realtà è tutt’altra: non sono tutte rose e fiori. Bisogna ammetterlo ed essere obiettivi.

L’omosessuale nella coscienza della gente è ancora il diverso. È ancora guardato con sospetto. Poi, certo, subentra il fattore culturale (quando c’è), la presa di coscienza che nessuno debba essere e sentirsi escluso, ma il gay resta un problema, e preferibilmente questo problema è meglio che riguardi gli altri e non qualcuno della nostra famiglia.

Ricordo che un giorno mia madre scoppiò a piangere perché io avevo confessato in tv di essere gay. L’ho guardata, non riuscivo a capire. “Ma se a te e a papà l’ho detto un mese fa? Quando ve ne ho parlato mi avete abbracciato. Ti metti a piangere adesso?”, le ho chiesto. E lei mi ha risposto: “Io non piango per me. Adesso che gli altri lo sanno, ho solo paura che tu soffra. La gente non è sempre buona”. Quelle parole sono ancora attuali.

Ancora oggi c’è chi dentro di sé pensa: “Però, intelligente quel tipo. Peccato che sia gay”. E ancora: “Saranno normali, ma a me due donne o due uomini insieme mi fanno schifo”. E non è migliore chi in tv si accalora dicendo: “Papà, mamme, non dovete soffrire se vostro figlio vi confessa di essere gay. Non c’è niente di cui vergognarsi”, perché pregiudizi e vergogne ci sono ancora e sono un muro molto duro contro il quale sbattere la testa. La strada da percorrere è ancora lunga: non bastano le buone intenzioni a sconfiggere secoli di oscurantismo.

Alla prossima!

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