Mummy
24 FEBBRAIO - People

L’archeologo naufraga in tv

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Aristide Malnati, archeologo, giornalista e responsabile di 361Magazine, partecipa all’Isola dei Famosi
L’isola che non c’è – memoria canora dell’infanzia sulle note di Edoardo Bennato -, stavolta c’è, almeno per me. E si concretizza in tutto il suo fascino arcano e selvaggio con la partecipazione al reality dei reality, a quello più mozzafiato e meno scontato: l’Isola dei famosi (dal 9 marzo in prima serata su Canale 5). Una simile proposta, arrivata come un terremoto nella calma piatta di una banale giornata milanese di metà gennaio, era difficilmente evitabile; soprattutto da parte di chi – come il sottoscritto – ha sempre cercato di orientare la propria quotidianità al di fuori di rassicuranti e scontati schemi fissi. E’ infatti evidente come l’esperienza su un’isola selvaggia dell’Honduras, pur nell’ovvio rispetto del meccanismo del reality e nelle inevitabili imposizioni del copione, ti proietti in una meta-realtà, al di fuori dei gangli tritatutto della schizofrenia contemporanea. E nel mio caso non potrà non riportarmi agli esaltanti soggiorni, mediamente di due mesi, che per 15 stagioni ho passato attendato nel deserto d’Egitto, tra mille disagi, ma anche tra mille suggestioni, alla ricerca dei tesori in riva al Nilo, insieme a un gruppo di studiosi, spinti dalla sete di conoscenza più che da un lauto guadagno economico. Ecco l’Isola la vivrò con la medesima sete di conoscere e di conoscermi, di sperimentarmi fino in fondo, di rivivere collettivamente con altri 9 “mondi umani” emozioni già provate nel deserto del Sahara egiziano. I panorami e il clima saranno diversi, ma l’intento è lo stesso: cercare e sperimentare sensazioni, fare vera cultura, intesa come la conseguenza di un’esperienza.
In Honduras in più c’è il game, il gioco: ovvio ognuno va per vincere, ma nel totale rispetto delle regole, e soprattutto sempre generosi con gli amici-compagni-concorrenti, anzi aiutandoli nei momenti di difficoltà, anche a costo di restarne svantaggiati. Alcuni li conoscevo già, altri solo di nome: con tutti è stato un abbraccio spontaneo, un idem sentire, con l’adrenalina che cresce. Siamo un gruppo, ci importa (credo di poter parlare anche a nome dei colleghi naufraghi) lasciare impressioni pulite, di collaborazione, finanche di filantropia, nel rispetto ovviamente dei meccanismi della sfida, studiati dagli autori. Parto con queste intenzioni, che vogliono essere le premesse e le promesse per una gara avvincente, ma leale, con ampi squarci di collaborazione. Non mi resta che dirvi: seguiteci su Canale 5 e chi cambia canale è un Sacripante (come diceva la Gialappa’s).
Aristide Malnati

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