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Wimbledon, cosa abbiamo imparato dall’epica finale tra Djokovic e Federer

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Ad aggiudicarsi la terza prova dello slam è stato il serbo

Punto dopo punto, ora dopo ora, la finale 2019 di Wimbledon tra Roger Federer e Novak Djokovic è già nella storia. Una partita epica, indescrivibile che ha tenuto incollati davanti alla tv gli appassionati e non solo e ha emozionato i fortunati presenti al match: da Kate Middleton al Principe William, all’attore Benedict Cumberbatch fino al patron di Amazon Jeff Bezos che ha fatto il debutto con la nuova fidanzata.

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The Duchess of Cambridge, for the first time, presents the trophy to 2019 champion Novak Djokovic . 📸: Florian Eisele #Wimbledon #jointhestory #tennis @djokernole @kensingtonroyal

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Vip a parte, chiunque abbia partecipato a questo spettacolo è stato invidiato per la fortuna di aver potuto assistere a una finalissima da conservare nel cuore e nella memoria, in modo da diventare un vero e proprio patrimonio personale e da poter dire, un giorno, “sì, io c’ero, il 14 luglio”. Io c’ero alla partita dei record: la più lunga dei Championship con 4 ore e 57 minuti, decisa per la prima volta grazie a un tie break al quinto set sul 12 pari.

Tanto si potrebbe dire dal punto di vista tecnico e tattico, tanto si può cogliere da questo incontro.

Non sempre basta fare più punti per vincere: paradossale e quasi assurdo ma successo a Federer i cui 218 punti non sono bastati e si sono scontrati contro i 204 del numero uno al mondo ma questo è il tennis uno sport dove i numeri sì fanno testo ma anche le strategie e la forza mentale.

Lo sa bene Djokovic, esempio per tutti, esempio che nulla , con la giusta dose di determinazione, può scoraggiarti, nemmeno i 15.000 che facevano tifo per lo svizzero, ma che secondo il suo mantra “Think positive” (pensa positivo) lo hanno portato ad autoconvincersi che il pubblico tifasse per lui.

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Worth the wait👌 After 5 hours and 2 minutes, @djokernole is the 2019 @wimbledon champion 👏

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Invece, tutti erano lì per Re Roger Federer, signore dell’erba, quell’erba che l’ha tradito nonostante i due match point non trasformati e che si sono tramutati una maledizione e che lo hanno portato a essere “il perdente”. Un termine forse esagerato perché lo svizzero non poteva dare o fare di più a quasi 38 anni quando la sua tenuta fisica e mentale è solo da ammirare. Lui stesso ha ammesso di aver dato in qualche modo dato speranza a tutti 37enni del mondo: la vita non è finita, c’è ancora tanto da fare.

Abbiamo anche imparato che nonostante la sconfitta nel tennis ci sono delle “regole” di bon ton che sono un vero e proprio codice etico: Federer come da protocollo è uscito dal campo con il vincitore, quando probabilmente avrebbe solo voluto scappare sotto la doccia: ma tutto si affronta.

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“Unfortunately even in matches like these there can only be one winner” – @djokernole 💬

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Rispetto, classe e caparbietà valori sfoggiati con naturalezza da due signori del tennis che negli anni hanno cercato di essere un esempio per tutti. Chapeau.

 

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