27 FEBBRAIO - Lifestyle / News / People

Lino Guanciale e il passato da rugbista: “Mi ha cambiato la vita”

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Ha giocato in Nazionale Under 16 e Under 19

Lino Guanciale, rinomato attore di fiction (come “La Porta Rossa” e “L’Allieva”) ma soprattutto di teatro, prima di salire sul palco era abituato a mischiare sudore e fango sui campi da rugby, come ha raccontato sulle pagine di “Gazzetta dello Sport“.

In una lunga intervista alla rosea, l’attore ha parlato di una passione giovanile che per poco non diventava una professione visto che ha vestito la maglia azzurra con la nazionale Under 16 e Under 19 e confessa “senza il rugby non sarei quello che sono“, perché sarà retorico ma è vero lo sport forgia e aiuta a sviluppare carattere e non solo:

È vero, senza la palla ovale chissà come sarebbe andata… Mi ha cambiato la vita, ha aperto delle valvole, mi ha permesso di credere in me stesso. Ho iniziato a giocare a 12 anni, dopo uno scouting che la mia società, la U.S.A. Rugby Avezzano, aveva portato avanti nelle scuole. Facevo la seconda media, ero piuttosto robusto, e ho provato. Sono rimasto subito stregato da questo mondo, tanto da lasciare il nuoto nonostante fossi un bravo ranista. Ero un bambino introverso, con tante insicurezze nel rapporto con gli altri dopo una prima elementare di quelle che lasciano il segno, con tanto di bulli d’epoca. Avevo gusti diversi dagli altri, amavo leggere, ero silenzioso, e venivo preso di mira. Poi è arrivato il rugby e si è aperto un mondo: sono riuscito a scardinare le paure, perché qui attraverso il contatto fisico sei costretto a superare certi blocchi e a scoprire una dimensione di apertura forte, verso i compagni e l’avversario. Questo sport ha un potenziale educativo enorme, su di me ha funzionato tantissimo: nel momento in cui fai il primo placcaggio la tua vita cambia per sempre, capisci che certi mostri li puoi sconfiggere. Scegliere il rugby poi è stata per me anche la sfida per uscire dal percorso tracciato da mio padre, calciatore amatoriale di altissimo livello. Però lui, che è un uomo strepitoso, ha superato quella piccola delusione in fretta ed è diventato medico della squadra e primo tifoso. Diciamo che ci è rimasto peggio quando gli ho detto che non avrei fatto Medicina…

Un mancato rugbista professionista, perché poi l’attore nato 39 anni fa ad Avezzano (Abruzzo), ha scoperto che la passione per la recitazione era troppo grande anche se non è detto che sport e carriera non abbiano nulla in comune come dice a Gazzetta:

In molte lingue si usa la stessa parola per giocare e recitare. In quegli ottanta minuti di partita sei continuamente sotto minaccia fisica e devi essere pronto a fronteggiarla. E anche a teatro la sfida è conquistare lo spettatore senza “cadere” davanti a tutti. Riuscirci è come fare meta. In entrambi i casi sei un funambolo che si gioca tutto, rischiando.

Lino si tiene in forma lavorando e cercando di muoversi spesso, in tv guarda naturalmente il rugby che inevitabilmente è e sempre sarà un pezzo della sua vita: “Chi è stato rugbista resta rugbista“.

 

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