27 GENNAIO - News / People

Anche gli eroi se ne vanno: la stella NBA Kobe Bryant è scomparso a 41 anni

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La notizia nella serata italiana del 26 gennaio: insieme all’ex Lakers è morta anche la figlia Gianna Maria

Quando ha iniziato a circolare la notizia, nessuno voleva crederci, quasi come se Kobe Bryant fosse immortale o come se gli eroi non potessero mai lasciarci. Nessuno voleva crederci, non poteva essere vero, non a 41 anni, non per un incidente in elicottero, in cui si scoprirà, più tardi, hanno perso la vita altre 8 persone, inclusa la sua amata Gigi, ovvero la figlia 13enne Gianna Maria.

Eppure succede, succede che la vita sia imprevedibile e che la linea che sembrava infinita si spezzi. Per ironia della sorte Kobe ha fatto in tempo a vedere svanire il suo record di punti realizzati in NBA, superato da LeBron James. Con il suo record se ne va anche lui, black mamba, che ci lascia con un ultimo messaggio sui social rivolto proprio al suo “erede” LeBron, esortandolo a fare sempre di più per questo sport.

Il basket a cui ha dato, tanto, tutto fino al ritiro del 2016. Un ritiro accompagnato da una lettera diventata poi oggetto per un cortometraggio premiato agli Oscar di 2 anni fa, nel 2018.

Perché Kobe era così, perfezionista. Ogni cosa andava fatta per il meglio e non poteva essere altrimenti per un giocatore che ha vinto 5 volte il titolo NBA (con il cruccio di non aver mai raggiunto il sesto come Michael Jordan), ha vinto l’anello come MVP (most valuable player) è stato selezionato 18 volte per gli All Stars Game e ha vinto due medaglie d’oro alle Olimpiadi.

A prescindere dai titoli in bacheca tutti ricordano l’uomo, che proprio su quell’elicottero stava accompagnando la sua Gigi a una partita della sua squadra che aveva iniziato a seguire dopo l’addio al Basket. Perché Gianna Maria aveva talento e lui, come aveva dichiarato, era convinto che lei sarebbe arrivata nella WNBA. Oltre il giocatore c’era un marito e un papà che nel cuore aveva l’amore per sua moglie Vanessa, conosciuta nel 1999 e sposata nel 2001 e per gli altri tre figli Natalia Diamante, Bianka Bella e ila piccola Capri di soli 7 mesi.

C’era anche in lui l’amore per l’Italia: suo padre ‘Jellybean’ Jo giocherà 7 anni nel nostro paese tra Reggio Emilia, Pistoia e Reggio Calabria. Negli anni di Reggio Kobe maturerà la convinzione di non essere adatto all’NBA, ne era sicurissimo (come ha spiegato nell’ultima intervista rilasciata a ‘Corriere della Sera’). Si sbagliava.. e come se si sbagliava e così per anni vestirà la maglia dei Los Angeles Lakers.

Perché lui del basket era innamorato, amava la palla a spicchi, dava il 100% e rispettava tutti gli avversari. Grazie a lui migliaia di giocatori hanno iniziato a giocare e altri hanno iniziato ad amare questo sport. Quindi oggi non ci resta che ricordarlo così per quello che ha fatto per lo sport, Grazie Kobe.

 

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