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09 FEBBRAIO - Look / Moda / Musica / Spettacoli

Achille Lauro spiega il fil rouge che lega tutti i suoi look Gucci

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“La condizione essenziale per essere umani è essere liberi”

Non è stata la rivelazione di questo Festival, perché di Achille Lauro in tanti (inclusa la sottoscritta!) si erano accorti da un po’ di tempo. Eppure, come tutte le cose nuove all’inizio si guardano con sospetto, non tutti si erano fidati di lui e della sua creatività nemmeno quando l’anno scorso aveva partecipato a Sanremo con Rolls Royce. Quest’anno, però, il progetto e la visione creativa del cantautore che si sente stretto e ingabbiato in un solo genere musicale, è stata più chiara che mai.

Lo spettacolo messo in scena nei 4 minuti di durata della canzone è stato qualcosa di inaspettato e atteso. Dopo la prima esibizione, ci si chiedeva inevitabilmente il passo successivo. E cosa avrebbe fatto dopo Achille Lauro, era impossibile indovinarlo. E se il detto inglese “great minds think alike” non mente, la sua genialità non poteva non incontrare quella di un altro genio: Alessandro Michele. Con il direttore creativo Gucci è stato amore a prima vista, o meglio ancora, alla prima idea. Ha sposato la sua idea della moda e della vita. Il designer che si è sempre schierato dalla parte di chi è diverso, di chi sceglie di non omologarsi e che attraverso le sue sfilate ha sempre lanciato messaggi fortissimi e ha usato i vestiti come veri e propri mezzi di comunicazione e di libertà di espressione, sfilando in sale operatorie, templi, musei.

Così, in una lettera Achille Lauro ha voluto sottolineare il fil rouge tra tutti i personaggi che ha scelto di portare sul palco dell’Ariston.

La condizione essenziale per essere umani è essere liberi.

 

Ho sempre contaminato un genere con l’altro, cercando di inventare musica non catalogabile ed impossibile da etichettare.

Un anno fa ho iniziato ad immaginare la mia musica in modo diverso: volevo creare una performance artistica che suscitasse emozioni forti, intense e contrastanti, qualcosa che in pochi minuti fosse in una continua evoluzione visiva ed emotiva. Una piece teatrale lunga 4 minuti.

Me ne frego è un inno alla libertà sul palco più istituzionale d’Italia. La mia speranza è che potesse scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze, perché è sempre fuori dalla propria “zona di comfort” il posto in cui accadono i miracoli.

Me ne frego è un inno alla liberta di essere ciò che ci si sente di essere.

Me ne frego, vado avanti, vivo, faccio: questo è il messaggio che ho voluto dare con la canzone, è questo è il vero senso della scelta dei personaggi che io, il mio coodirettore creativo Nicoló Cerioni e il mio manager e responsabile progetto Angelo Calculli abbiamo pensato di portare sul palco dell’Ariston. Menefreghisti positivi, uomini e donne liberi da qualsiasi logica di potere.

IL FIL ROUGE TRA I LOOK DI TUTTE LE ESIBIZIONI 

Un Santo che se ne è fregato della ricchezza e ha scelto la “libera” povertà, un artista che se n’è fregato dei generi e delle classificazioni sessiste, una Marchesa che, a dispetto del suo benessere, ha scelto di vivere lei stessa come un’opera d’arte, diventando una mecenate fino a morire in povertà e una regina che ha scelto la morte, evitando di curarsi abdicando, pur di restare a proteggere e vivere per il suo popolo.

 

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Achille Lauro stasera in versione Marchesa Luisa Casati Stampa. La nobildonna, figlia di ricchi commercianti di tessuti vissuta a cavallo tra ‘800 e ‘900, è stata musa ispiratrice dei più grandi artisti dell’epoca. Il total look Porta la firma di Gucci, copricapo di piume con inserti di cristalli Sotto un abito di chiffon nero trasparente e collant tailor made, con motivo geometrico di cristalli neri.

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“Me ne frego”: Achille Lauro lancia un messaggio universale attraverso San Francesco e Gucci 💗 Perché Sanremo aveva bisogno di Achille Lauro? Link nelle stories😉 • • • #achillelauro #menefrego #alessandromichele #gucci #sanremo70 #361magazine

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Ho sempre contaminato un genere con l’altro cercando di inventare musica non catalogabile ed impossibile da etichettare. Un anno fa ho iniziato ad immaginare la mia musica in modo diverso: volevo creare una performance artistica che suscitasse emozioni forti, intense e contrastanti, qualcosa che in pochi minuti fosse in una continua evoluzione visiva ed emotiva. Un piece teatrale lunga 4 minuti. “Me ne frego” è un inno alla libertà sul palco piu istituzionale d’Italia. La mia speranza è che potesse scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi é fermo sulle sue certezze, perchè è sempre fuori dalla “zona comfort” il posto in cui accadono i miracoli. Me ne frego é un inno alla liberta di essere cio che ci si sente di essere. Me ne frego, vado avanti, vivo, faccio: questo è il messaggio che ho voluto dare con la canzone, è questo e il senso vero della scelta dei personaggi che io, il mio coodirettore creativo Nicoló Cerioni e il mio manager&Responsabile progetto Angelo Calculli abbiamo pensato di portare sul palco dell’Ariston. Menefreghisti positivi, uomini e donne liberi da qualsiasi logica di potere personale. Un Santo che se ne è fregato della ricchezza e ha scelto la “libera” povertà, un cantante che se n’è fregato dei generi e delle classificazioni sessiste, una Marchesa che a dispetto del suo benessere ha scelto di vivere lei stessa come un’opera d’arte, diventando una mecenate fino a morire in povertà e una regina che ha scelto la morte, evitando di curarsi abdicando, pur di restare li a proteggere e vivere per il suo popolo. La condizione essenziale per essere umani è essere liberi.

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