05 FEBBRAIO - Lifestyle

“Il tennis è musica” il libro di Adriano Panatta che racconta i 50 anni del tennis

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Il libro parte dalla nascita del tennis Open

Adriano Panatta racconta, incanta e ammalia quando parla di tennis. Durante uno degli incontri di presentazione del suo libro “Il Tennis è musica” scritto con Daniele Azzolini si diverte e ripercorrere la sua carriera ma non solo, anzi di quella parla poco “non mi ricordo molto“, afferma scherzando, gli piace parlare dei campioni che ha incontrato, quelli del passato ma anche quelli del presente.

Magari il prossimo libro lo scriverò sugli aneddoti del tennis, che ne pensi?” dice rivolgendosi all’editor del suo volume (edito da Sperling & Kupfer).

Sinossi

Tutto comincia nel 1968, l’anno in cui, insieme a tanti importanti cambiamenti, nasce il tennis Open, aperto a dilettanti e professionisti: d’ora in poi ogni gara sarà una sfida fra i giocatori più forti. Adriano Panatta è solo un diciottenne che si fa strada nei tornei juniores, ma a Wimbledon disputa «uno splendido match, perdendo in semifinale contro l’australiano John Alexander», come scrive Gianni Clerici nella cronaca del 5 luglio. E l’anno dopo assiste alla vittoria di Rod Laver, che conquista il primo Grande Slam dell’era Open. Con questi ricordi si apre il racconto di Panatta, una storia lunga cinquant’anni dove si intrecciano le sfide leggendarie, le sconfitte brucianti, i colpi impossibili, i segreti e le bizzarie dei campioni, che sono avversari e amici, i mille aneddoti raccolti dentro e fuori dal campo. Ci sono Connors incitato dalla battagliera madre e Nastase che recita al pubblico le poesie di Vilas, la rivalità fra l’orso Borg e l’antipatico McEnroe e i record delle sorelle Williams, le giocate cristalline di Federer e il furore agonistico di Nadal. Un racconto appassionato e scanzonato, epico e ironico, che fa ritrovare l’atmosfera delle grandi competizioni, rivivere l’emozione del match point, riassaporare il suono inconfondibile di un bel colpo piatto.

Un libro scritto a quattro mani con la cultura tennistica di Daniele Azzolini (giornalista dal 1974) e  con la memoria storica di chi ha vissuto in prima linea il tennis:
Non so nemmeno io come facessimo a giocare con quelle racchette in legno” scherza e a chi gli chiede se Federer giocherebbe bene anche con “lo strumento” del passato risponde con la solita dissacrante ironia:

Lui giocherebbe bene anche con lo scolapasta in mano.

Nel libro si parla poco del campione italiano che invece di suo ci mette i racconti e una visione da “insider”  e se Borg nell’immaginario collettivo era l’uomo di ghiaccio per l’ex tennista italiano è il matto calmo, così come Guillermo Vilas è “Il finto poeta”. È un libro in cui si parla di tutte quelli con cui ha giocato o che ha visto, descritti e raccontati in maniera esilarante e schietta, analizzando anche come questo sport sia cambiato, non solo a livello tecnico ma anche di come sia cambiata la figura dello sportivo.

 

 

 

 

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