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21 GIUGNO - Lifestyle

7 luoghi reali e visitabili ritratti in quadri famosi

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Avete mai sognato di “ritrovarvi in un dipinto”? Qualcosa di simile potete viverlo recandovi in queste sette location che vi segnaliamo, che hanno ispirato alcuni celebri quadri della storia dell’arte

 

Terrazza del caffè la sera (1888)

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Durante il suo soggiorno ad Arles, Vincent van Gogh realizzò ben 200 quadri. Uno dei più celebri è Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles, che ritrae una visione notturna di Place du Forum dove a catturare lo sguardo è un café con tre file di tavolini, seduti ai quali dei clienti si godono la serata e danno le proprie ordinazioni al cameriere. In fondo, si dipana rue du Palais. Ancora oggi ci si può recare ad Arles e osservare la piazza dalla stessa angolazione del dipinto di van Gogh. Qui si ritroverà il medesimo café, oggi intitolato alla memoria del pittore.

 

 

Il mondo di Christina (1948)

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Una donna in abito rosa è seduta sul crinale di una collina. Dando le spalle allo spettatore si tende verso la cima del colle, dove si stagliano una fattoria e un granaio. Questo il soggetto di Christina’s World, dipinto del pittore realista americano Andrew Wyeth che qui ritrae Christina Olson, sua vicina di casa a Cushing nel Maine. La donna soffriva di disabilità motoria ma il suo spirito non era limitato da questa. La fattoria coloniale che si vede sulla cima della collina è la Olson House, ed è aperta al pubblico.

Leggi anche: Come sarebbero nella realtà le stanze di sei quadri famosi della storia dell’arte

 

 

La colazione dei canottieri (1880-1882)

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Un pasto consumato nella veranda aperta del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, i cui personaggi sono amici e conoscenti di Pierre-Auguste Renoir stesso. Il soggetto de La colazione dei canottieri emana un’atmosfera festosa e bohémienne. Il ristorante all’interno del quale è ambientata è tuttora in attività grazie a un restauro avvenuto nel 1990: si tratta della Maison Fournaise, situato lungo la Senna a Chatou, appena fuori Parigi.

 

 

American Gothic (1930)

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Uno dei quadri più noti dell’arte americana nel XX secolo è indubbiamente American Gothic di Grant Wood, basti pensare alle innumerevoli parodie da esso generate. Il quadro rappresenta un uomo e una donna dalle espressioni cupe e nei loro ruoli tradizionali nel Midwest, posti davanti a una casa di legno rurale della quale spicca una finestra neo gotica. La casa esiste realmente e si trova a Eldon, nell’Iowa. Si tratta della Dibble House, il cui nome deriva da quello del suo primo proprietario, e oggi è un museo visitabile in cui gli ospiti sono incoraggiati a scattarsi delle foto vestiti come i soggetti di American Gothic. E pensare che Grant Wood la osservò solo un paio di volte prima di realizzarne uno schizzo e terminare il suo dipinto in studio.

 

 

L’urlo

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Quattro sono le versioni del quadro più celebre di Edvard Munch, originato da uno spunto autobiografico («Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo… Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo»). Il quadro non è ambientato sopra un ponte come erroneamente si crede, bensì lungo Valhallveien Road, un sentiero in salita sulla collina di Ekberg, sopra la città di Oslo.

 

 

Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte (1883-1885)

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Capolavoro di Georges Seurat, il dipinto ritrae l’isolotto della Grande-Jatte, sulla Senna. La scena ritratta parrebbe idilliaca, ma guardando meglio si possono notare toni parodistici (come ad esempio la scimmietta al guinzaglio). Chi vuol rivivere questa scena, che dà l’idea che il tempo si sia fermato nonostante la gran quantità di figure, non avrà che da recarsi sulla parigina isola della Grande Jatte, caratterizzata da tranquilli giardini.

 

 

Le ninfee e il ponte giapponese

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Amava dipingere paesaggi reali Claude Monet, dalla serie dedicata a Venezia a quella della Cattedrale di Rouen. Le più amate sono tuttavia probabilmente le serie dedicate al laghetto delle ninfee e al ponte giapponese. Soggetti che il pittore impressionista si creò ad hoc.

Nel villaggio di Giverny, in Normandia, l’artista scelse di spendere ben 43 anni della sua vita, dal 1883 al 1926. Qui Monet comprò un casolare dove da una parte tirò su un vasto giardino chiamato Clos Normand, mentre dall’altra fece costruire il Jardin d’eau. A quest’ultimo si accede tramite un passaggio sotterraneo, che conduce allo stagno delle ninfee attraversato dai ponti giapponesi, costruito artificialmente da Monet sfruttando la confluenza del fiume Epte nel territorio di Giverny. Oggi i visitatori possono accedere tanto alla casa quanto ai giardini, parte della Fondation Claude Monet, e ammirare dal vivo i magici soggetti che tanto catturarono l’attenzione e la fantasia del pittore.

 

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