03 OTTOBRE - Lifestyle

Leggiamo e facciamo leggere: è davvero questione di vita o di morte (dell’anima)

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Care lettrici, cari lettori, da bambino leggevo moltissimo.

E di tutto. Ho cominciato con Topolino, che mi portava a casa il giovedì sera mia zia Ester dal ritorno dal lavoro. Mi piacevano Qui, Quo, Qua che dormivano nello stesso lettone con le mani che uscivano dalle coperte, mi piacevano il minimondo borghese di Minnie e Paperina, l’eleganza e la sfacciata fortuna di Gastone.

Le mie influenze, le malattie infettive erano accompagnate dai Mega album, che univano più numeri in uno spesso giornalino. Da lì sono passato ai romanzi. Ero un ragazzino onnivoro. Ho cominciato da Oliver Twist e sono finito con la vita di Santa Caterina da Siena. Non chiedetemi perché. Ricordo solo che pur di leggere me ne andavo di nascosto in cantina, raccontando a mia madre che sarei andato in giro con la bicicletta. Mi chiudevo in quei tre metri quadrati illuminati da una fioca lampadina, divoravo le pagine e volavo con la fantasia. Ogni volta che un vicino scendeva a prendere il vino avevo il cuore in gola, nel timore che qualcuno venisse a sapere del mio piccolo grande segreto.

Custodivo gelosamente la tessera della biblioteca comunale nel mio diario e mi piaceva leggere in fila tutti i titoli dei libri che avevo letto con la data di consegna: quella era la prova tangibile della mia passione, che non mi avrebbe mai più lasciato.

Poi è venuto il ginnasio. Lì ho scoperto i poemi epici: le storie d’amore e di amicizia di Virgilio, i grandi eroi omerici e me ne sono innamorato. Mia mamma stirava in cucina e le piaceva ascoltare i racconti che le facevo: quando le parlavo della storia di fedeltà del cane Argo o dell’amicizia di Eurialo e Niso si metteva a piangere. <<Mamma che storie. Non le sapevo mica io tutte queste cose. Ma saranno vere sul serio?>>. E intanto fuori dalla finestra del nostro palazzone popolare di Cormano gli anni e la vita passavano.

Ricordo che quando me ne andai di casa, imballando gli scatoloni, le prime cose che radunai furono i miei libri. Mia mamma mi regalò per l’occasione un libricino che non avevo mai letto. Si intitolava Il piccolo principe. <<Ne ha parlato Alberto Bevilacqua in televisione. L’ho letto e mi sei venuto in mente tu. Gli somigli tanto>> e quel libricino sta ancora lì sul mio comodino. E non se ne andrà via più, insieme con la sua dedica: ‘’ Alfi, grazie per avermi fatto sognare. La tua mamma che ti vorrà sempre bene.’’

Questa sera questi e mille altri pensieri mi sono venuti in mente leggendo la notizia che i nostri figli non leggono più. Ho il terrore che si privino di tante emozioni, che muoia quel mondo fatto di tutto e di nulla che ci ha accompagnati e che ancora oggi ci portiamo dentro. Quante volte ci siamo sentiti Anna Karenina nelle nostre scelte sentimentali, quante volte ci siamo innamorati di un Andrea Sperelli o di una Elena Muti incontrati per strada, quante notti abbiamo trascorso come quella di don Abbondio. Quante volte le parole di un libro hanno preso forma e sono diventate realtà… Leggiamo. Regaliamo libri. È davvero questione di vita o di morte (dell’anima).

Alla prossima!

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