06 NOVEMBRE - Lifestyle

Il calore delle sere di novembre in famiglia tra caldarroste e rosari in latino

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Care lettrici, cari lettori,

il mese di novembre a casa mia si apriva con i rosari che di sera mia mamma recitava per i defunti. Radunava tutta la famiglia e, mentre in cucina crepitava sul fuoco la padella delle caldarroste, lei iniziava le giaculatorie.

Quelle preghiere recitate lentamente in un “latinorum” senza né capo né coda (nessuno dei miei sapeva di latino) mi hanno insegnato due cose che poi nella vita mi sarebbero state fondamentali: il senso del mistero legato alla religione e un senso radicato della famiglia e della sua storia.

Il mistero era legato a quella lingua strana che era il latino. Io, ancora piccolino, non ci capivo niente, ma sentire i miei pregare con parole così arcane accendeva la mia fantasia e mi faceva pensare a un Dio avvolto nel mistero, lontano ma presente. Ecco, quel valore della trascendenza, che da allora si è radicato così profondamente dentro di me, lo avverto sempre meno nelle nostre chiese. Durante le omelie oggi si parla sempre più di accoglienza, di problemi sociali, perfino di sessualità, ma sempre meno di Dio e della sua parola.

Tutte tematiche importantissime, per carità, ma, nessuno me ne voglia, si è perduta proprio quella concezione di Chiesa come ponte tra l’uomo e Dio, quella ritualità che trasportava il fedele in una dimensione superiore, in un mondo parallelo avvolto nella luce di cui la nostra anima spesso si nutre. E così quando sento le nostre chitarre durante le funzioni religiose, quando sento i battiti di mani scandire l’Alleluia, non posso non pensare alla solennità dei riti della Chiesa bizantina, ancora così legati alle litanie, al profumo degli incensi, ai cori dei monaci. Non posso non pensare al suono di un organo che ti trasporta immediatamente “altrove”. Vi dicevo, i rosari di casa mia mi hanno anche insegnato il valore della famiglia.

Terminate le preghiere, arrivavano le castagne con l’amaro preparato da mia nonna. E si cominciava a ricordare chi non c’era più: ogni volta i racconti si arricchivano di dettagli, di leggende che scaldavano il cuore. Era così bello ritrovarsi insieme e sentirsi parte di un gruppo, di una famiglia. Talmente bello che anche chi non c’era più in quel momento era più vivo che mai. Per questa e per mille altre ragioni (penso ai colori del bosco o al crepitare della legna in un caminetto) novembre è tra i mesi dell’anno che amo di più…

Alla prossima!

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