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23 NOVEMBRE - Lifestyle

La mia intervista a Babbo Natale (con la maglia di lana)

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Care lettrici, cari lettori,

non avrei mai pensato che un allenamento sul tapis roulant potesse trasformarsi in un momento indimenticabile e invece è accaduto. Ieri ero circa a metà del mio percorso e come al solito stavo ascoltando con le cuffie la mia radio del cuore. A un certo punto attacca la pubblicità: “Vuoi trascorrere un Natale indimenticabile? Vieni a Rovaniemi, in Finlandia, a passare una intera giornata a casa di Babbo Natale”. È bastato questo jingle, neppure tanto originale, a farmi ritrovare un giovane inviato di 25 anni fa in una delle sue prime trasferte all’estero.

Il direttore mi aveva incaricato di realizzare un reportage proprio a Rovaniemi e di intervistare per “Chi” Babbo Natale. Ero arrivato a casa pieno di entusiasmo. A cena non la smettevo più di parlarne con i miei genitori, che mi ascoltavano quasi interdetti. Mio padre, come al solito, la buttava sul pratico. “Ma che bisogno c’è di andare tanto lontano? Il Babbo Natale c’è anche qui a Paderno Dugnano, all’Euromercato”. Mia mamma, più silenziosa, si limitava a chiedermi dove fosse la Finlandia. E mio padre: “L’è attaccata al Polo Nord”.

Due giorni prima di partire il direttore mi chiamò. Stava sotto la scrivania dalle risate. “Alfonso, tu non sai chi mi ha chiamato. La tua mamma. Si è tanto raccomandata che ti dicessi di portare in valigia le maglie di lana e i calzettoni, visto che hai sempre i piedi freddi, perché al Polo Nord si gela. Poverina, era così preoccupata”. E giù risate. Inutile dire che ero furibondo. Ma come? Io partivo per una delle missioni più estreme e mia madre chiamava il mio capo ridicolizzandomi in quel modo? Lei era fatta così. Con il mio lavoro, e soprattutto con i miei viaggi, non familiarizzava.

Una volta me ne andai in India, precisamente nel cuore del Rajasthan. Da quando ero giornalista e prendevo un discreto stipendio non le avevo mai fatto un regalo importante e così decisi di comperarle un prezioso collier in una gioielleria di Jaipur. Al mio ritorno, al solito pranzo domenicale, davanti alla gallina tirai fuori l’astuccio. “Mangia che sennò si raffredda. Lo apro dopo”, disse servendomi due cosce fumanti con la mostarda.

Arrivati al caffè, finalmente aprì il regalo. Ero molto fiero di me. Era uno splendido girocollo di smeraldi e brillanti, degno di una regina. Lei lo guardò, richiuse l’astuccio e l’unica cosa che mi disse fu: “Amore, io ti ringrazio, ma quando me la metto questa collana? Mica posso portarla al mercato, quando vado a prendere la frutta e la verdura”. Ecco, questa era mia madre. Per lei gli unici gioielli di famiglia erano i suoi figli (con la maglietta della salute, si intende …).

Alla prossima!

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