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Fitness

Boxe: con Napoli nel cuore Valentino Manfredonia andrà a Rio

27 Marzo 16 / Scritto da:

Il pugile già qualificato per la rassegna olimpica nella categoria 81kg è nato in Brasile ma è napoletano per adozione ed è pronto a portare una medaglia a Napoli

Venerdì 5 agosto 2016, Rio De Janeiro. Questa data è impressa, scalfita nella mente di qualsiasi sportivo e Valentino Manfredonia è uno di quegli atleti che si sta preparando al meglio per l’appuntamento con le Olimpiadi.
I cinque cerchi hanno un sapore diverso per chi è originario di quelle terre. Il pugile è nato a nato a Jaboatão, vicino alla città di Recife, ma è stato adottato da una coppia di napoletani e si definisce partenopeo al 100%.
Valentino gareggerà nella categoria 81 kg ed è pronto a portare a casa una medaglia. Parlando con lui lo si capisce subito: cuore, mente e determinazione fanno la differenza.

Mancano pochi mesi a Rio 2016, come sta andando la preparazione per le Olimpiadi?
La preparazione sta procedendo al meglio. I ragazzi della squadra di pugilato sono pronti a partire per un torneo di qualificazione. Io e Clemente Russo (entrambi già qualificati) andremo a Mosca per svolgere uno stage. Questo sarà solo il primo di uno dei tanti step e degli appuntamenti che ci porteranno da qui a Rio. E’ un anno molto impegnativo.

Rio 2016: anche se ti definisci napoletano al 100% sarà ritorno alle origini, sei pronto?
Sì, sarà un ritorno “in patria” quindi ci tengo a fare bella figura. A essere onesti, però, non mi sento nessuna responsabilità, andrò a Rio cercando di fare quello che so fare e dando il meglio. Se riuscirò a esprimermi come so, non avrò difficoltà ad andare a medaglia. Vado a Rio senza pensieri, cercando di dare il massimo, ma senza stress.

Hai parlato di medaglia, non sei, quindi scaramantico come tutti i napoletani?
No, assolutamente. Credo che ognuno sia artefice del proprio destino.

Come hai iniziato a praticare questo sport?
Sono entrato in palestra per la prima volta all’età di dieci anni e quella fu una scelta dovuta al fatto che dovevo di dimagrire: pesavo 115 kg per 1 metro e 60 di altezza. Non riuscivo a seguire il corso con i miei coetanei perché ero troppo lento e il maestro decise di mettermi in corso con le donne.  Quella rappresentò una molla, scattò qualcosa in me: dovevo dimagrire. Il mio allenatore mi ha fatto salire sul ring: mi è subito piaciuto e ho cominciato a fare seriamente.

Com’è aver “frequentato” un quartiere difficile come il Traiano di Napoli?
La palestra dove ho iniziato ad allenarmi era nel quartiere Traiano.
È sempre un quartiere difficile e purtroppo si sa come si vive in certe zone di Napoli. Vado a Rio anche per far sapere che c’è qualcosa di positivo, non c’è solo del marcio e per cercare di essere un napoletano che porta alti i colori della propria città, è da molto tempo che non si vede un napoletano trionfare a Rio.

A dispetto di quello che si potrebbe pensare il pugilato è anche uno sport tattico: sul ring temi  più gli altri o più te stesso?
Sì, è un sport che si basa praticamente solo sulla mente. Ho partecipato, l’anno scorso, a un torneo WSB (World Series of Boxing), che mi ha permesso di qualificarmi alle Olimpiadi. Dopo la cerimonia dei pesi, c’è stata la conferenza stampa e ci guardavamo negli occhi, un vero e proprio faccia a faccia; già in questo modo potevi capire come affrontare il tuo avversario. Fissavo il mio “rivale” finché lui non abbassava lo sguardo: se abbassi lo sguardo fai capire di essere debole. Sono arrivato in finale, ottenendo così il pass olimpico e sono stato per circa tre minuti vis-à-vis con il mio avversario, sono dovuti venire a staccarci. È un fatto mentale, io non mi sarei mai mosso.