01 GIUGNO - Cucina

Ventidue stelle sotto il cielo di Astino per festeggiare la Lombardia dell’est e il cinquantesimo anniversario del ristorante Da Vittorio

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Tanti ombrelli gialli e rossi si dirigono verso l’entrata del Monastero di Astino. Una processione rallentata dalla pioggia e dai tacchi delle signore. Dall’alto, la fiumana di gente si sarebbe potuta confondere con un lungo serpente a spicchi giallo-rossi, i colori del comune di Bergamo.

Tanta acqua ed eleganza dunque per celebrare Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova. L’evento organizzato domenica 29 maggio tra le mura di Astino è stato infatti l’occasione per festeggiare innanzitutto il cinquantesimo anniversario del Ristorante Da Vittorio a Brusaporto, ma anche per inaugurare l’Anno del Turismo in Lombardia e proclamare la Lombardia dell’Est capitale del gusto europea.

ristorante da vittorio

 

Alla conferenza stampa di presentazione del progetto, oltre a tanta stampa nazionale e internazionale, c’erano il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, quello di Cremona, Gianluca Galimberti, l’assessore mantovano Andrea Murari e la vice-sindaco di Brescia, Laura Castelletti. È intervenuta anche la professoressa Roberta Garibaldi, responsabile scientifico del progetto, che in vista della collaborazione tra le quattro città, ha evidenziato proprio l’importanza del “connubio”. L’assessore regionale Mauro Parolini, ha invece focalizzato la sua attenzione sul cibo come “identità e incontro”. E proprio riflettendo su questo ultimo intervento Paolo Marchi, creatore di Identità Golose, ha commentato: “Identità, quanto è importante questa parola. Mi sa che ho fatto proprio bene a scegliere Identità Golose come nome del Congresso”. Al di là della battuta, il giornalista chiede però a tutti di fare attenzione: “Dobbiamo farci conoscere di più e meglio. Dobbiamo essere consapevoli che questa è una zona straordinaria per il goloso, ma non dobbiamo pensare di essere sempre i migliori”.

Quello che intraprenderà quest’anno la Lombardia è un percorso importante, che la porterà ancora una volta sotto gli occhi di tutti. Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, ha spiegato: “è giusto sostenere l’iniziativa di Ea(s)t Lombardy perché rientra appieno nel solco di Expo. Dobbiamo continuare la nostra missione e fare tutte quelle cose che non ci sono riuscite l’anno scorso”.

Tanto entusiasmo da parte delle cariche pubbliche, ma anche da parte della Famiglia Cerea, rappresentata in conferenza stampa da Chicco: “Io sono tanto felice perché ho chiesto ai miei colleghi stellati dell’Est Lombardia di partecipare e tutti, dico tutti, hanno accettato. Questa cosa mi riempie il cuore di gioia”.

All’evento erano presenti infatti ben 22 stelle Michelin, che hanno deliziato i 600 ospiti presenti. C’erano grandi nomi della cucina italiana, come Romano Tamani, Stefano Cerveni, la Famiglia SantiniPhilippe Léveillé, Riccardo Camanini e molti altri. Tantissimi chef tutti riuniti nel Monastero per la prima e forse non ultima volta. Giorgio Gori ha infatti annunciato: «Qui ad Astino pensiamo possa essere creata una grande Scuola internazionale di cucina. Non potrà avvenire dopodomani, ma siamo convinti di riuscirci».

 

I cinquant’anni del Ristorante Da Vittorio

Ad Astino si è festeggiato anche il cinquantesimo anniversario del Ristorante Da Vittorio di Brusaporto, tre stelle Michelin. Un traguardo importante per la famiglia Cerea, una storia di coraggio e di passione che nasce da Vittorio Cerea, che ha saputo “guardare oltre”, tracciando nuovi orizzonti nella ristorazione, innovando con discrezione e creando uno stile senza tempo portato avanti dai figli.

Famiglia Cerea 2- © Fabrizio Pato Donati
Famiglia Cerea 2- © Fabrizio Pato Donati

Quella dei Cerea è una famiglia grande, ventisette anime. Chicco e Bobo ai fornelli, Rossella in sala e all’accoglienza, Francesco agli eventi esterni, Barbara alla Pasticceria Cavour di Bergamo alta, mamma Bruna al “controllo di gestione”, anche degli equilibri familiari, mogli, mariti e nipoti che aiutano in cucina, in sala e in pasticceria.

È emozionata la signora Cerea pensando ai cinquant’anni trascorsi: “Era il gennaio 1966. Con Vittorio decidemmo di lanciarci in una nuova avventura: un ristorante tutto nostro. Da lì a qualche mese aprimmo. Io ero spaventa e anche lui, nonostante il suo grande coraggio, aveva un po’ di paura”. Sono passati cinquant’anni da quell’importante data, Vittorio non c’è più, ma la signora Bruna lo fa rivivere in ogni sua parola, “perché lui era speciale. Metteva la vita nel suo lavoro”.

 

Si conobbero davanti una tazza di cioccolata fumante al Bar Orobica di Bergamo, dove lui lavorava. Due anni dopo quell’incontro, il matrimonio e l’apertura del loro ristorante nel cuore di Bergamo. Il locale, all’inizio aveva pochi coperti, era modesto, perché di soldi i due sposini ne avevano pochi. La loro innovazione si chiamò “pesce”, un ingrediente che per primi provarono a servire a Bergamo. Dopo tanti anni di attività nel cuore della città, ci fu lo spostamento a Brusaporto, sulle colline bergamasche. Solo poche settimane dopo il trasferimento, Vittorio venne a mancare. La signora Bruna si emoziona quando ne parla: “sono contenta che però sia almeno riuscito a vedere il nuovo ristorante. Ho amato così tanto mio marito, è così forte il sentimento che lo sento sempre accanto a me”.

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