13 FEBBRAIO - Cucina / Interviste / People

Caterina Zanzi: “Con Conosco un Posto mi diverto raccontando e scrivendo di food”

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Il suo blog è un vero e proprio punto di riferimento

Come nel migliore dei cliché nasce sempre tutto per gioco, ma se sei bravo, hai passione e dedizione il gioco si tramuta e diventa una vera e propria attività a tempo pieno. È questo il caso o meglio la storia di Caterina Zanzi e del suo blog “Conosco Un Posto“.

A Milano e dintorni è ormai famoso, un punto di riferimento per chi cerca posti accoglienti e buoni per un pranzo, una cena o un brunch. La sua autrice ha tantissimo seguito, ci sono gli utenti più affezionati che fanno parte, come afferma lei simpaticamente, del “team tatoni“, ci sono i consigli ma anche le esperienze vissute come racconti e senza pretesa di giudizi dal valore assoluto.

“Conosco Un posto” parla di food, ma non solo, anche di viaggi e di vita vissuta con la voglia di scoprire e provare cose nuove.

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Merende anziane 💙

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Molti ti associano a “Conosco Un posto”, ma in primis sei Caterina. Chi sei davvero e come ti descriveresti?

Sono una ragazza nata e cresciuta a Milano. Lavoro in una redazione di una testata trade dedicata a moda e lusso e passo la giornata a scrivere. La sera, nei weekend e in pausa pranzo faccio quello che mi diverte di più: giro per Milano alla ricerca di posti speciali, da condividere sul mio blog e sui social. Nonostante l’amore per la mia città, appena riesco viaggio: non c’è cosa che mi renda più felice di scoprire nuovi luoghi!

Come è nata la tua avventura con “Conosco un posto”?

Conosco Un Posto” è nato quattro anni fa, alla fine del 2014: all’epoca, oltre al mio lavoro principale, scrivevo per diverse testate di food e lifestyle. Mi sono detta: perché non creare un mio spazio per questi racconti? Non ho pensato dall’inizio di diventare una influencer – all’epoca c’erano solo i blog – e la voglia di condivisione era prima di tutto un mio bisogno: non avevo grosse ambizioni, mi faceva piacere che i miei racconti venissero letti dai miei amici, dal mio fidanzato, dai miei familiari. Poi la pagina ha iniziato a essere sempre più condivisa e seguita, e sono arrivati i primi ‘followers’: oggi sono oltre 100mila tra Facebook e Instagram e ogni mese le pagine di Conosco Un Posto sono visitate da quasi 400mila persone. Non avrei mai pensato di essere così tanto letta, e la cosa mi fa ovviamente molto piacere.

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Matcha girl 🍵

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Com’è il rapporto con i tuoi followers? C’è il “team tatoni”, ma ci sono anche gli haters…

Con chi mi segue c’è un bel rapporto di fiducia e condivisione, alimentato soprattutto dal rapporto quotidiano che ho cercato di costruire soprattutto tramite le stories di Instagram: penso di potermi ritenere fortunata. Di ‘haters’, fino ad oggi, ne ho avuti davvero pochi.

Il tuo blog è diventato un vero e proprio punto di riferimento, hai mai pensato di occuparti solo di quello?

Certamente. Ci ho pensato diverse volte, anche perché specie nell’ultimo anno Conosco Un Posto è diventato un vero e proprio lavoro. Ma quello che faccio in redazione, pur non essendo attinente, continua a piacermi molto e, in più, posso contare su una grandissima libertà: scegliere i contenuti da postare con grande serenità e indipendenza. Per ora, insomma, va bene così: prendo tutte le cose positive che mi sa offrire questo momento, poi si vedrà.

Quanto è difficile dividere la vita privata dallo condivisione su Instagram ovvero da quello che decidi di postare o meno?

Anche solo un anno fa avrei risposto molto. Oggi penso di avere raggiunto un certo equilibrio: non mi sento in alcun modo ‘in dovere’ di condividere qualcosa di mio se non ne ho voglia. Il blog è nato per informare, per parlare delle novità in città, condividere ristoranti, negozi, posti belli. Non per parlare di me. Inevitabilmente mostrando quello che faccio condivido un po’ di me, ma ho ben presente il confine che ci deve essere tra i vari ambiti della mia vita.

Come si fa una “recensione” di un posto? Da cosa parti?

Più che di ‘recensione’ mi piace parlare di racconto. Non ho la pretesa che il mio giudizio debba valere per tutti, ma sono guidata soltanto dalla voglia di raccontare un’esperienza e un’impressione. Soprattutto quando si parla di cibo e di ospitalità, è naturale che ognuno abbia i propri gusti e i propri parametri di giudizio. Negli articoli che pubblico, comunque, cerco di mettere in luce, oltre che la bontà della proposta, anche altre cose, come il servizio, il conto e l’atmosfera di un posto.

Hai lanciato l’hashtag “cene anziane”…. cosa sono nel concreto?

Chi mi segue nelle stories di Instagram lo sa: ho una passione per il minestrone e in generale, per tutto quello che si mangia col cucchiaio. Mi piace tornare a casa dopo una giornata di lavoro e prepararmi qualcosa di buono e sano, soprattutto perché uscendo spesso a cena quando sono a casa mi piace mangiare ‘bene’. Da lì ho iniziato a scherzare, e a chiamare le cene a base di minestrine ‘cene anziane’: una stupidaggine, che però ha avuto molto presa tra chi mi segue. Ogni sera ricevo almeno una trentina di tag su zuppe e finocchi cotti!

Il “piatto” del momento secondo te?

Soprattutto in una città come Milano, i trend nascono e muoiono in fretta; dopo il sushi, il poke, il ceviche e l’avocado, adesso mi sembra che l’hype sia per la ‘fake meat’, il pane, la pasta e i superfood.

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Currently obsessed with.

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Hai qualche progetto futuro?

Continuare a fare bene quello che faccio e fare le cose solo che mi divertono. Questo ritengo che oggi sia uno dei lussi più grandi. Come diceva Jepp Gambardella ne La Grande Bellezza, “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare“. Ecco, io ho realizzato questa cosa a 30 anni ed è stata una bella scoperta.

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