24 DICEMBRE - Beauty

Perchè a Natale vogliamo essere impeccabili?

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Ve lo siete mai chiesti?

Vi siete mai chiesti perché a Natale siamo presi dalla smania di apparire più belli?

Questa domanda, che può sembrare l’incipit di un romanzo carico di luoghi comuni, cela una viscerale motivazione antropologica, è piena di quella necessità di ogni essere umano di dare il meglio di sé – attraverso l’estetica e, quindi, l’abbigliamento – quasi come per essere allo stesso livello della magia dei dì di festa, come a voler risplendere alla maniera delle luminarie che trionfano nelle strade di città. Si tratta di uno stereotipo universale ed universalizzante, proprio come aspettare la neve che cade la sera della Vigilia.

Scevro da ogni moralità, la suddetta constatazione è specchio della realtà in cui viviamo: osservare significa analizzare ed analizzare significa criticare. E, per critica non si intende quel termine nella sua accezione più negativa; anzi, è un sostantivo costruttivo, un’interrogazione programmatica, di kantiana memoria, per stabilire ciò che possiamo conoscere e ciò che possiamo far rientrare nel nostro raggio di azione.

 E, la fenomenologia dell’estetica del Natale è un dato ormai acclarato, è espressione di quella intensa globalizzazione e del consumismo che essa traina. Ci si imbelletta, ci si prepara, ci si affanna ad acquistare rutilanti abiti per i giorni nevralgici. Ci si affanna ad apparire il più adeguatamente possibile. C’è un’ansia, estremamente percettibile, che imbeve tutto il mese di Dicembre. Tutti noi creiamo un nostro personalissimo calendario dell’Avvento: ogni giorno, apriamo la “finestra” del numero e spuntiamo idealmente ciò che abbiamo fatto e ciò che dovremo ancora fare. Regali, addobbi, prenotazione di trucco e parruccosono elementi dell’architettura della vita della società umana del movimento, di quella rivoluzione borghese che “impressiona” le generazioni che non appartengono a questi anni perché la considerano estremizzante.       Un pullulare che, con tutti i suoi pro e contro,

come una macchina da guerra, aumenterà con il passare degli anni e continuerà il suo streben, la sua carica di tensione ad un ideale di bello che rappresenta, sempre più, un valore per l’uomo coevo, il quale sente il bisogno di staccarsi dalla quotidianità per protendere, anche se per poco, a quella effimera perfezione; quello stesso ideale estetico di Bello che esiste da quando c’è ratio, come ci insegnano la letteratura e la filosofia.

Inoltre, apparire belli a Natale significa, spesso, apparire di rosso vestiti: tale colore è uno dei grandi cult.

Il suo rimando, quello più noetico, è il sangue che, per antonomasia, fa riferimento al principio di vita.

 Infatti, il 25 Dicembre festeggiamo, in primo luogo, la nascita di Gesù, così come, fin dalla preistoria, in questo periodo, c’erano i riti propiziatori per sperare nella vitalità dei raccolti dell’anno venturo. Ma rosso è anche il colore del potere ultraterreno nel tardo Medioevo, come ci ricordano alcune leggende popolari europee; è il colore che contraddistingueva un elevato status sociale, una grande auctoritas nel periodo del Rinascimento; è il colore della vestedella Vergine Maria in molte iconografie sacre medioevali.

Dunque, si può concludere che il Natale è intriso di una maestosa regalità cui ci piace giungere al meglio e nelle cui braccia ci piace sentirci ricchi, difesi, coccolati, a volte, anche per non incappare nel Christmas Blues. Ma questa è un’altra storia…

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