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Storie Italiane, oggi l’intervista completa a Maria Angioni

21 Settembre 21 / Scritto da:

Storie Italiane, oggi l'intervista completa a Maria Angioni

Storie Italiane, oggi l’intervista completa a Maria Angioni sul caso di sparizione di Denise Pipitone e la pista tunisina

Questa mattina a Storie Italiane è andata in onda la nuova intervista all’ex pm Maria Angioni, che è al centro delle cronache per il caso di scomparsa di Denise Pipitone. La Angioni ha parlato della pista tunisina e chiarito la sua posizione in merito alle indagini: “Mi sono spaventata quando mi sono resa conto che c’era stata una partenza di una minore che non risulta finora almeno documentale, ma il messaggio principale è che qualcosa è sfuggito ai controlli, quindi andiamo a vedere tutte le altre partenze“.

Sull’intera vicenda e sulla segnalazione dei profili Facebook la Angioni dice una cosa importante : “Come ho detto mesi fa, il mio riferimento generico ad un determinato profilo Facebook, che mi era stato fornito – non certo dalla fonte mitomane, per cui ho fatto querela – è molto interessante perché ha tanti contatti con Denise” e ha aggiunto “Sono tante le persone che hanno a cuore questa vicenda. Io mi sono presa copia di tutti gli atti del processo di primo grado in tribunale, li sto leggendo e rileggendo per cercare qualche elemento che possa servire a capire, alla luce anche di quello che pensiamo adesso e non sappiamo, cercare di avere degli spunti“.

Nelle intenzioni di Maria Angioni c’è il tentativo di andare a fondo nelle indagini, così da poter far uscire nuovi spunti di indagine: “non è che io so cose e le do a spizzichi, la mia è un’operazione di maieutica, cioè anche nel tempo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, mi vengono delle idee. Per esempio, io adesso non ho nuove idee onestamente. Qualcosa può uscire fuori dagli atti. E’ un lavoro che bisogna fare“.

Alla domanda su cosa pensa della richiesta di dichiarazione da parte della Procura, la Angioni risponde: “Se non ci sono elementi idonei a portare una ipotesi accusatoria a giudizio, bisogna archiviare, perché altrimenti si rischia che se si va a giudizio e gli elementi sono deboli, si va ad un’assoluzione e l’associazione è veramente tombale” e aggiunge “se ci si ferma qui non riusciamo a scoprire che fine ha fatto una cittadina che all’improvviso è svanita ed è stata sottratta alla sua famiglia. Su questo non bisogna arrendersi mai“.

Poi conclude: “Non mi posso permettere di dire niente di più se non ho visto o riguardato bene tutti gli atti possibili e immaginabili. A prescindere da questo, la finalità è quella di essere sempre d’aiuto e vigili, la finalità deve rimanere sempre integra. Bisogna ricontrollare tutte le partenze aeree, dei traghetti, perché qualcosa potrebbe essere sfuggito“.

Sempre nel corso della trasmissione si è ritornati sulla pista tunisina e si è arrivati ad intervistare un giovane, che sarebbe il figlio della coppia tunisina avrebbe accompagnato Denise a Tunisi. Dice il ragazzo in merito alla identità della bambina e al ruolo dei genitori:

Non c’erano, non è vero; in quel periodo il mio papà lavorava in mare. Mia mamma stava in Sicilia, però stava da sola, in quel periodo mio padre ha sempre lavorato. Non siamo mai andati in Tunisia in quel periodo, ci siamo sempre andati all’inizio di agosto”. Poi aggiunge che “il nome S.S. è sbagliato, non esiste, c’è scritto S.S., ma il nome è mischiato tra arabo e italiano. Secondo me quel nome non esiste. Non è mia sorella, mia sorella non si chiama S…, si chiama S.S.C.. E’ nata nel 1994, ha 26 anni ed è molto più grande di Denise”.

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Alla domanda se per lui la bambina partita esiste, lui dice: “Non è vero secondo me, non si scherza, quando si parte per la Tunisia, ci sono i documenti, tutti i controlli. Non è vero perché non esiste quella bambina. I miei genitori sono partiti dopo, quando la pesca era ferma e non sono partiti con la nave, ma con l’aereo“.

Un’altra testimonianza sembra contraddire però le dichiarazioni del giovane, poichè si mette in evidenza che i controlli sui bambini che salivano sui traghetti non veniva fatti scrupolosamente.