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Rugby, si è spento Bollesan una delle leggende italiane di questo sport

12 Aprile 21 / Scritto da:

Aveva 79 anni: non solo giocatore ma anche allenatore

Un’altra brutta notizia per gli amanti del rugby. A nemmeno 24 ore dalla scomparsa di Massimo Cuttida (stroncato a 54 anni dal Covid – 19) è di oggi la notizia della morte di Marco Bollesan.

A 79 anni si è spenta una delle leggende di questo sport che avrebbe compiuto 80 anni a luglio. Genovese (anche se nato a Chioggia) ha iniziato la carriera con la squadra di Rugby del CUS Milano, andando a a giocare prima per la Partenope Napoli e Brescia, vincendo uno scudetto con entrambe, per poi concludere la carriera con l’Amatori Milano. In Nazionale  ha messo a referto  per 47 caps e 6 anni da capitano.

Non solo giocatore ma anche allenatore e selezionatore della Nazionale azzurra.

In carriera non solo era stato capitano, da giocatore durante il tour sudafricano del 1973, ma aveva anche svolto il ruolo di Commissario Tecnico con Gianni Franceschini, nel primo mandato della presidenza Mondelli e aveva guidato la Nazionale alla prima Rugby World Cup del 1987 in Nuova Zelanda, sfiorando l’accesso ai quarti di finale.

Tra i primi messaggi di cordoglio è così arrivato il pensiero del Presidente della FIR (Federazione italiana Rugby) Marzio Innocenti. 

Per i rugbisti della mia generazione, per chiunque abbia praticato lo sport tra gli Anni ’60 e gli Anni ’80, ma anche per chi è venuto dopo Marco Bollesan è stato un esempio, l’epitome del rugbista coraggioso, il simbolo di un Gioco dove fango, sudore e sangue rappresentavano i migliori titoli onorifici. Ha contribuito a far conoscere il rugby nel nostro Paese ben prima della rivoluzione professionistica del 1996, incarnando lo spirito del rugby italiano per oltre due decenni e rivestendo anche negli anni successivi al suo ritiro dal campo una serie di ruoli strategici per la Federazione. Gli saremo eternamente grati per il suo straordinario contributo ed io, in particolare, porterò sempre nel cuore i suoi insegnamenti e l’onore che mi riconobbe assegnandomi, da Commissario Tecnico, i gradi di capitano della Nazionale durante la sua gestione. Siamo vicini alle figlie Miride e Marella ed a tutta la sua famiglia. Il rugby italiano ha perso uno dei suoi figli prediletti.