08 OTTOBRE - Lifestyle

Supereroi anche nella vita quotidiana….

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“Non si deve mai smettere di combattere”

Mentre portavo in giro mia figlia, più altre 22 piccole pesti per celebrare il suo compleanno al Parco dei divertimenti della Warner Bros di Abu-Dhabi, pensavo al mio sconfinato amore per i supereroi.

Avete presente Bill, nel film di Kill Bill, quando racconta a Uma Thurman in agonia, per il siero-verità sparatole nella gamba, la sua teoria dei supereroi? Bill, David Carradine, spiega con la voce calma e vibrante di un maestro spirituale, non di certo un assassino, quanto Superman sia l’unico vero supereroe perché quando si sveglia al mattino è un straordinario extraterrestre, mentre quando si veste da Clark Kant diventa codardo e pauroso come un essere umano (come capita a Spiderman). Un pezzo in cui Bill ti fa dimenticare di aver tentato di ammazzare Uma Thurman alla vigilia delle sue nozze per mescolarsi al suo vecchio ruolo di eroe in Kong Fu.

E, come Uma Thurman, all’improvviso tutti ci rinnamoriamo di Bill. O almeno della sua teoria.

Sono innamorata dei supereroi. Ma a differenza di Superman, che mi sembra troppo inaccessibile, mi piace Batman. Non quello tremendamente fumettistico che lo vedeva impersonificato da un George Clooney dove, ancora la Thurman, era la velenosa Ivy e Schwarzenegger il cattivo. Nè quello di Van Kilmer, se pur lui sia irresistibile con il suo fascino muscoloso. Parlo invece della trilogia del cavaliere oscuro, dove Christian Bale impersonifica una continua battaglia tra la scelta dell’essere semplicemente umano o il perseverare nell’eroe.

Batman non ha superpoteri senza la sua divisa e vive come un monaco buddista nella sua reggia da dove parte ogni notte per salvare il mondo. Non gli interessano il lusso e le mondanità, gli importa di vivere austeramente per conservare l’integrità per combattere il male. Un tratto comune pure alla Catwoman Halle Berry che potrebbe avere tutto, ma preferisce nascondersi e graffiare per sbarazzare il mondo dai malvagi.

Di lei la cosa che più attrae è il modo in cui si sveglia dal letargo della sua codardia umana, quando decide di reagire e vivere una vita trasformata. Al pari della catwoman Michelle Pfeiffer in una versione precedente, quando da timida e impacciata segretaria di un capo sfruttatore, diventa la vendicatrice oscura. In tutti questi personaggi, quello che piace di più è la noncuranza verso il materiale in favore di un’ideale da perseguire. La fiducia cieca che il bene trionferà con la lotta per conseguirlo anche a costo del sacrificio personale.

E qui arriva l’adattamento del fumetto alla nostra vita quotidiana, un fumetto che cerca di dire al mondo di smettere di piangersi addosso e reagire, fare qualcosa che ci disincagli dalla codardia in cui talvolta ci troviamo per diventare coraggiosi. Non si deve mai smettere di combattere.

Ora: non dico di cominciare a girare con borchie e catene, diventare dark, tatuarsi e fare a pezzi il mondo, ma mettersi le borchie sul cuore a volte aiuta. La differenza tra chi fa successo e chi fallisce, è spesso solo questa piccolo grande forza di smettere di ascoltare i propri piagnistei interiori e diventare eroi.

Potrebbero essere spese pagine a cercare di instillare forza in chi non ne ha, ma talvolta credere ai fumetti può far meglio che una seduta dallo psicologo. Perché è come credere nelle favole: il bene vince sempre.

Il mondo di Melanie: i Supereroi

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