14 SETTEMBRE - Interviste

Enrico Nigiotti: “Sono ‘Cenerentola’ senza magia che finisce!”

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Esce il 14 settembre e il cantautore ha una certezza: “Devo tutto a L’amore è”!

Abbiamo incontrato Enrico Nigiotti in un pomeriggio di fine estate, impeccabile con una t-shirt bianca, un jeans e la sua inseparabile chitarra. Esce oggi, 14 settembre il suo album “Cenerentola” e ci ha raccontato com’è nato, come è cresciuto e chi lo ha sostenuto in questo percorso.

Partiamo dal titolo: perché Cenerentola?

“Ho scelto Cenerentola perché volevo dare un nome a tutto questo album un nome che non fosse quello di una canzone. Cenerentola rappresenta la rinascita e il riscatto e questo album per me lo è senza dubbio. Cenerentola è un inno alla vita. Ho scelto di mostrarmi sporco sulla copertina dell’album perché rappresenta Cenerentola prima di diventare principessa. Lo sporco è la vita, sono gli sbagli, i lividi, la gavetta, le esperienze. Cenerentola è un po’ la mia storia. Simboleggia il riscatto, la rinascita. Tante canzoni le ho scritte quando nemmeno pensavo di fare un album, ero completamente libero. Parlo della mia vita, di me, di cose che ho vissuto, è un po’ come se fosse il mio diario. Ogni canzone parla di un certo periodo e stanno bene insieme ma ognuna ha la sua storia, anche a livello musicale non c’è un ritmo che si ripete”.

 

Cos’è cambiato dal periodo di ‘Amici’ a quello di ‘X-Factor’?

“La differenza non sta tanto nel talent, ma in come ero io. Quando ho fatto ‘Amici’ avevo 21 anni, ero proprio un ragazzo di Livorno- ironizza- ero testardo e passionale. Non avevo ancora il controllo del mio carattere, avevo i miei demoni che parlavano da soli. Mi sono auto eliminato, ho perso un treno. Anche se, in realtà, non penso di aver perso, è stata un’esperienza che mi ha aiutato tanto e come tutte le cose ognuna ha il suo tempo. X-Factor, invece, l’ho vissuto con la fame addosso, cosa che prima non avevo perché non avevo avuto esperienze!”

I tuoi riferimenti musicali in Italia?

“Dalla, De Gregori, Venditti. Io sono di Livorno e la mia città ha avuto dei grandi, Modigliani e piero Ciampi, uno dei più grandi poeti italiani. Spinto da tutto questo ho cominciato a scrivere canzoni. Questi sono cantautori che al di là della melodia bella ti lasciano un messaggio dentro ed è quello che faccio anch’io. Descrivere appieno le emozioni, i miei pensieri, sono molto istintivo nella mia scrittura. Prendo la chitarra, suono, ci butto dentro una frase e la canzone viene da sé”.

Com’è arrivato l’incontro con Gianna Nannini in ‘Complici’?

“Non è stato studiato a tavolino, ma è un trascorso. Sono cresciuto con la musica della Nannini, tre anni fa le ho aperto i concerti. E già questo per me è stato un sogno. Da lì è iniziata la stima verso di me, così quando le ho mandato questa canzone, io nel ritornello sentivo la voce di Gianna. In realtà il ritornello partiva con ‘Semplice’ e lei istintivamente ha cantato ‘Complici’ e da lì viene anche il titolo. Oltre che un duetto è stata una collaborazione. Comunque vada il mio lavoro artistico io sarò sempre fiero, è stata una delle cose più belle della mia vita“.

Il successo ti ha cambiato?

Quest’anno è stato pieno di luce, ma gli altri sono stati completamente bui, non avevo nemmeno l’accendino per fare un po’ di luce. Era buio pesto! Per cui so bene il sapore della paura che quello che scrivi non l’ascolterà mai nessuno. Quindi io sto cercando di volare basso, io mi impegno e ci metto il cuore e la gente lo sente!”.

Chi ti ha dato il consiglio più utile?

“Sicuramente Mara Maionchi, è stata la prima a cui ho fatto ascoltare il cd. Le ho scroccato un pranzo buonissimo a Forte dei Marmi e lei mi ha detto: ‘Ricordati una cosa, le canzoni se ne vanno e gli artisti rimangono. E io sono davvero convinto che se non avessi scritto L’amore è, avrei potuto fare X-Factor ma non sarebbe andata così!

 

 

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