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10 LUGLIO - Lifestyle

Su Instagram siamo tutti scrittori. Una chiacchierata con la mamma della Ferragni

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Dietro le quinte di Matrix…

Due settimane fa, sto andando a una nuova puntata di Matrix, ormai vivere in aereo mi fa sentire distaccata dall’Occidente e dall’Oriente, sospesa in una nuvola di spensieratezza, e quindi paradossalmente mi fa acquisire maggiore coscienza rispetto ai fatti del mondo. Fare la pendolare Dubai-Roma è diventato facile, basta ridimensionare la concezione delle distanze, e considerando che in 7 ore sei in Italia e puoi fare questa tratta ogni settimana, capisci che la distanza non è una questione geografica ma soprattutto mentale. Ci sono persone che considerano distante cambiare quartiere.

Il mondo di Melanie: dietro le quinte di Matrix con la mamma della Ferragni

 

Così, nel mondo moderno, ci si sposta, lo fanno tutti quelli che hanno da lavorare in cambi cibernetici dove tempo e geografia sono fusi nell’unico calderone internettiano, lo fa Chiara Ferragni che è diventata la regina del web da quando ha deciso di seguire le orme della madre scrittrice ma invece di usare le parole per scrivere un romanzo ha usato le foto di ogni giorno, con il linguaggio del Grande Fratello che è il reality, generando un reality in qualche modo idealizzato che è il suo profilo instagram. Da lì tutto un ascendere, una documentazione di pose più che scatti improvvisati, ed ora che c’è un bimbo, la crescita del figlio in diretta, passo dopo passo. Parlando con la madre di Chiara Ferragni, prima di entrare in scena, scopri quella generazione di mamme che hanno documentato la crescita della figlia in libri di fotografie, con migliaia di scatti a scandire ogni prezioso passaggio. Esperienza che forse ha ispirato la figlia. E forse questa maniera di documentare la propria vita in Instagram, in un ciclone di foto senza tregua, non è solo negativa come commentano molti giornalisti o psicologi impauriti dall’esplosione mediatica. Al di la’ di effetto narcisistico che escluderei a priori, credo che instagram ci possa offrire qualcosa. E non parlo di pubblicità personale o relazioni interpersonali. Parlo di qualcosa di piu’ profondo e sottile, quasi trasparente. Se ci fate caso, postando le nostre foto, siamo costretti a guardare quello che facciamo, o la parte che desideriamo magari ricordare di quello che facciamo, come se la stessimo scrivendo. Questo ci procura un certo distacco: ci guardiamo vivere, o contempliamo quello che abbiamo vissuto, come se si trattasse delle ombre di noi stessi. Foto dopo foto, descrizione dopo descrizione, ci accorgiamo di non essere piu’ quelli che eravamo in qualche foto addietro. Alla stessa stregua di uno scrittore che racconta le proprie esperienze o le proprie memorie, tutti nei social raccontano se stessi. Ed è forse la prima volta nella storia che tutti, ma davvero tutti, hanno maniera di essere scrittori della propria storia personale, abbellita, decorata, perfezionata che sia. Il che procura un distacco inequivocabile ma salutare dal proprio vissuto che appartiene alle pagine del web come se fosse ritratti in un romanzo. Episodi chiusi nelle foto destinati a morire una volta oggettivati, i social assomigliano ad enormi cimiteri dove tutte le foto piccoline di volti che scorrono a miriadi sotto il tuo naso, mi fanno pensare alle migliaia di persone che scorrono sotto ai miei occhi sulle lapidi dei cimiteri. Quasi che davvero instagram fosse un luogo dell’anima, più che un luogo fisico, dove a parlare sono le immagini di quello che sei stato, e non sarai mai più, solo per il fatto di postare una foto che già appartiene al passato. Ma questo ci da anche l’impressione che al di la di tutte quelle foto ci siamo noi, vivi al di là della materialità del mondo e delle cose che raccontiamo, gli autori inequivocabili di questo flusso di foto e quindi flusso di momenti, flusso di parole attraverso cui ci presentiamo ogni giorno al mondo.

Al di là del corpo che agisce e fa qualcosa, come lavorare o studiare, andare a fare la spesa, mangiare in un ristorante, in una sequela di azioni documentabili come in un film, noi siamo gli spettatori: abitiamo fuori di noi stessi.

Siamo la nostra anima.

Melanie Francesca

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